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463. Stefania Fornoni / Lookbeautiful

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Trovarsi a proprio agio in ogni circostanza: il segreto del successo passa anche attraverso l’immagine. Intervista a Stefania Fornoni, personal stylist, consulente d’immagine certificata e titolare di Lookbeautiful. Entra in contatto con Stefania

Parole: 930 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Un passato nel settore commerciale di grandi istituti di credito, un presente nella consulenza d’immagine. Stefania Fornoni racconta come, all’apice della carriera, sia riuscita a cambiare percorso professionale partendo da un obiettivo semplice solo in apparenza: svolgere un’attività in grado di esprimere i valori in cui crede e si riconosce.

Stefania, oggi sei una consulente d’immagine affermata e richiesta da aziende e privati ma in passato hai fatto altro. Mi racconti un po’ di te?
Dopo il liceo ho frequentato la Scuola Superiore Interpreti e Traduttori e in breve tempo sono entrata nel giro delle banche americane in Italia: dapprima per fare traduzioni, poi piano piano per gestire i contratti di noleggio e leasing. In seguito sono diventata una commerciale, ovvero negoziavo con le aziende clienti i noleggi di grandi computer. Dieci anni fa ho iniziato a chiedermi se questo fosse proprio il lavoro che mi piaceva e la risposta è stata negativa. Svolgevo bene il mio lavoro e avevo grandi riconoscimenti dalle aziende finanziarie per cui lavoravo, ma non amavo i ritmi, l’ossessione dei forecast e dei numeri, la modalità poco etica di sgomitare per arrivare, così comune invece tra tanti altri colleghi e colleghe. Le qualità che per me avevano un valore – quali la collaborazione, il rispetto, lo scrupolo, la disponibilità – erano considerate dei disvalori. Insomma, non mi riconoscevo nel mio lavoro e questo mi ha costretto a fare una scelta: mollare il colpo. Ho detto basta. Mi sono licenziata senza sapere assolutamente cosa avrei potuto o voluto fare. L’idea della consulenza d’immagine è arrivata con il tempo. Parlavo le lingue, conoscevo i negozi del centro di Milano – dove abito – avevo un buon senso estetico, capacità di relazione e sensibilità con le persone. Mi sono detta che era arrivato il momento di studiare per una professione che valorizzasse la persona che ero e fosse in linea con i valori in cui credevo. Questo avveniva nel 2007.

Mai come in questo momento si è posta attenzione al personal branding. La valorizzazione della professionalità passa attraverso l’immagine?
L’immagine che una persona trasmette è come la copertina di un libro: mette le persone in condizione di incuriosirle, attirarne l’attenzione, saperne di più. Se la copertina non piace o non colpisce, quel libro magari non viene nemmeno preso dallo scaffale, col rischio di perdersi un’ottima lettura. Evidentemente non è la copertina a fare un buon libro ma, se ci piace, molto probabilmente lo acquisteremo.

Sei personal stylist e Consulente d’Immagine certificata AICI FLC. Mi spieghi cosa significa?
La certificazione AICI (Association of Image Consultants International, USA) si ottiene attraverso un percorso formativo di alto livello. Nel mio caso, nella Fashion Uptodate Academy di Milano e nel Fashion Image Institute di San Francisco (AICI FLC Certification Programme). La certificazione si ottiene quando si è già operativi come consulenti d’immagine sul territorio e si hanno una propria clientela, un sito e attività già svolte e dimostrabili. L’ente certificante AICI International a quel punto consente al consulente di sottoporsi ad esami teorici e pratici e, se l’esito è positivo, si ottiene il livello FLC, che è quello che ho io. È possibile sostenere l’esame negli Stati Uniti o in Canada – io l’ho fatto lì.

Quali sono i settori in cui operi maggiormente: consulenza o docenza?
Dipende: nell’anno ci sono periodi più dedicati alle attività di docenza (ottobre-novembre e gennaio-aprile), mentre in generale la consulenza d’immagine individuale mi occupa in modo costante tutto l’anno, con una flessione a cavallo dell’estate. La docenza è principalmente svolta per accademie di parrucchieri e lookmaker che vogliono imparare nozioni di consulenza d’immagine. Poi mi capita di svolgere delle lezioni per società di formazione manageriale o per collegi universitari che offrono una formazione incentrata al look business e alla comunicazione efficace attraverso la propria immagine. Al momento è inoltre in corso una collaborazione con ManagerItalia.it per la video-rubrica “Business Style“.

La tua clientela è solo femminile o hai anche clienti uomini?
Anche uomini, certo. Vengono soprattutto per l’abbigliamento da lavoro e in particolare per l’abbigliamento dei contesti lavorativi meno formali: in assenza della “divisa” abito e cravatta sono assolutamente persi. Consigliarli su come abbinare non solo i colori ma anche i materiali, certi capi anziché altri, li aiuta a star bene, a non perdere il focus e ad apparire meno formali ma comunque adeguati anche nelle situazioni lavorative fuori ufficio.

In che modo si sviluppa la consulenza ai clienti: è previsto un ciclo d’incontri o avviene tutto in giornata?
Anche qua dipende: da un incontro unico di 2 -3 ore ad una serie di 2-3 incontri, a seconda delle esigenze. Se serve anche riorganizzare un guardaroba, fare dello shopping mirato o approfondire alcuni aspetti, si programmano più incontri; se serve capire l’abc della propria immagine, come avere stile evitando gli errori più comuni e come valorizzare le caratteristiche individuali (morfologia, stile di vita, età, caratteristiche cromatiche), allora basta un incontro solo. Si svolge quasi sempre da me: ho un piccolo studio, in pieno centro a Milano. A domicilio faccio i wardrobe planning. Questa è una parte estremamente utile e divertente, dove creiamo i vari look con i capi della cliente, glieli propongo, glieli faccio indossare e glieli fotografo. Con due risultati: innanzitutto vede come può star bene con capi che non mette mai, e poi ha la memoria visiva delle varie combinazioni, così sarà più facile interpretare ogni volta un look diverso.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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