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466. Lacasadipinocchio

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Senza sbarre: la libertà di costruirsi un futuro, anche dal carcere. Intervista a Monica Gallo, Presidente dell’Associazione Lacasadipinocchio. Entra in contatto con Lacasadipinocchio

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Torino Foto Luigi Sergio Tenani: PRESSO IL CARCERE DELLE VALLETTE LA COOPERATIVA LACASADIPINOCCHIO ORGANIZZA UN CORSO DI CUCITO E SARTORIA IN CUI ALCUNE DETENUTE INSEGNANO A CREARE I PRODOTTI FUMNE A LIBERE CITTADINE ISCRITTE AL CORSO

Dal carcere al lavoro e all’autoimprenditorialità: Lacasadipinocchio è un’associazione culturale che opera all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino dal novembre del 2008, allo scopo di dare visibilità e dignità alle detenute, favorendone il reinserimento sociale e lavorativo.

Monica, mi racconti come opera l’associazione Lacasadipinocchio?
Siamo operativi come associazione culturale dal novembre 2008 all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, attraverso l’organizzazione di un laboratorio artigianale con un gruppo di donne detenute, di età compresa fra i 25 e 55 anni e di differenti nazionalità, tutte regolarmente assunte. Il lavoro che viene svolto mira a realizzare azioni positive che consentano alle donne detenute di prendere coscienza di sé, delle proprie aspirazioni e competenze, al fine di promuovere il reinserimento sociale e lavorativo. L’attenzione e il rispetto per ogni individuo sono il presupposto principale dell’associazione e di chi ne fa parte.

Torino Foto Luigi Sergio Tenani: PRESSO IL CARCERE DELLE VALLETTE LA COOPERATIVA LACASADIPINOCCHIO ORGANIZZA UN CORSO DI CUCITO E SARTORIA IN CUI ALCUNE DETENUTE INSEGNANO A CREARE I PRODOTTI FUMNE A LIBERE CITTADINE ISCRITTE AL CORSO

Quali progetti sono in corso al momento?
Al momento Lacasadipinocchio ha all’attivo tre progetti a favore delle donne recluse. Il primo, Fumne brand, è dato dalla realizzazione di un brand etico e sociale che ha debuttato nel dicembre 2010. Si tratta di accessori e capi disegnati con un taglio personale e ironico. La collezione Creative Evasioni è stata presentata in anteprima presso il foyer del Teatro Regio e alcuni capi sono stati presenti anche lo scorso 25 febbraio in occasione del convegno nazionale Guardiamoci Dentro – Le ragioni di una riflessione sul carcere in Italia, promosso dalla Compagnia di San Paolo. Adesso gli accessori e i capi della collezione si possono acquistare in diversi prestigiosi punti vendita. Ogni accessorio trasferisce a chi lo acquista un messaggio che parla di diritti umani, giustizia, condivisione, legalità ed ecologia. La collezione Fumne privilegia, per la confezione degli accessori, proprio le abili mani di donne detenute, allo scopo di promuovere un lavoro dignitoso e capace di alleviare uno stato di disagio, di ridare fiducia e speranza nel futuro. Ogni capo prodotto è unico e reso prezioso da lavorazioni tessili artigiane.

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Cosa significa “Fumne”?
Significa “Donne” e intende contribuire a una visione diversa all’interno del sistema moda. E’ un sostantivo che troviamo anche nel nome del secondo progetto: Fumnelab. Fumnelab è stato attivato da Lacasadipinocchio alcuni anni fa e ha lo scopo di realizzare un processo di riconciliazione con la società civile mediante percorsi formativi innovativi e di alto livello, in cui le docenti sono le stesse detenute. Fumnelab opera con il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Torino, e il riconoscimento del Ministero di Giustizia e del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria.

Torino Foto Luigi Sergio Tenani: PRESSO IL CARCERE DELLE VALLETTE LA COOPERATIVA LACASADIPINOCCHIO ORGANIZZA UN CORSO DI CUCITO E SARTORIA IN CUI ALCUNE DETENUTE INSEGNANO A CREARE I PRODOTTI FUMNE A LIBERE CITTADINE ISCRITTE AL CORSO

Mi puoi spiegare in dettaglio come si svolge l’attività formativa?
Attraverso due giornate di lavoro al mese, durante le quali il Carcere di Torino si apre per accogliere donne libere che desiderano imparare tecniche manuali a loro sconosciute e trascorrere una giornata con le donne detenute che diventano le loro docenti. Il progetto è unico in Italia e il suo obiettivo principale è creare un effettivo anello di congiunzione fra donne libere e donne recluse. Nelle giornate in cui si svolge l’attività formativa di Fumnelab, si trascorre parte del sabato in un clima confortevole, dentro le mura della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, in Via Pianezza 300, presso il padiglione femminile. Durante i workshop e i laboratori, le donne detenute insegnano alle donne libere tecniche di manodopera e di lavoro sartoriale, così che imparino a creare manualmente accessori unici seguendo le tecniche apprese sotto la guida delle donne detenute. I vantaggi sono per tutti: per le donne libere, che imparano tecniche e conoscenze del lavoro manuale e artigianale che altrimenti andrebbero perdute, e per le donne detenute, che riacquistano senso di sé e del proprio valore, consentendo loro di creare un ponte con la realtà esterna.
Al termine dei laboratori si pranza tutte insieme gustando le preparazioni di Liberamensa e a fine giornata si portano a casa i lavori realizzati.

Quali corsi sono in programma?
I corsi in programma per il 2015 li trovi tutti online e vanno dalle tecniche di stampa sui tessuti al lavoro al telaio, dai lavori su feltro alla realizzazione di bijou.

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E il terzo progetto?
Il terzo progetto de Lacasadipinocchio si chiama Fumneindependent. E’ sempre a favore delle donne detenute nella stessa Casa Circondariale di Torino e viene realizzato grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo. Una delle difficoltà più grandi per le detenute è affrontare il momento della scarcerazione e del reinserimento nella società civile e nel mondo del lavoro, reso difficile anche dalla crisi che stiamo vivendo. La filosofia che guida il progetto mira a fornire alle donne detenute la possibilità di inventarsi un lavoro, fornendo loro gli strumenti e le risorse necessarie e incentivando il lavoro autonomo, valorizzando le passioni e le competenze personali.

Un progetto ambizioso.
Lo è. Inventarsi un lavoro è possibile se si ha la capacità di ritagliarsi uno spazio tra i mestieri tradizionali che si vanno perdendo, se si conosce la richiesta del mercato di figure professionali in linea con le nuove necessità commerciali, estetiche, culinarie, di servizi e di tempo. Il nostro obiettivo è mettere le donne detenute in grado di compiere questa scelta.

Come viene realizzato?
Il primo passo è stato creare un team di professioniste in grado di offrire le competenze necessarie su business plan, ricerca di finanziamenti, coaching e comunicazione. Il progetto è partito nel febbraio 2014, ha una durata di due anni e prevede due cicli di formazione all’anno. Le donne detenute coinvolte saranno in tutto quaranta: dieci per ogni ciclo formativo. Il primo ciclo ha visto le detenute reinventarsi come sarte low cost, dog sitter, parrucchiere nei campi rom e orafe.
Attualmente è in corso la terza edizione del corso e vediamo già i primi frutti: una detenuta che aveva preso parte al primo ciclo ed è ora in libertà, ha ottenuto una borsa lavoro e sta muovendo i suoi primi passi nel mondo della sartoria. Sono risultati incoraggianti, che ci spingono a continuare con il nostro lavoro.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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