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472. Mafe De Baggis

5 minuti 997 parole

Le cose belle del web non accadono in rete ma è la rete che le ospita. Intervista a Mafe De Baggis. Entra in contatto con Mafe

Parole: 960 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Mafe De Baggis, incontrata alla Fondazione CUOA dove era docente del corso “Job Leader Digital Business”, realizzato con Develon, è tra i pionieri della comunicazione online, famosa già da quando parlava delle “Tribù di Internet”, quindici anni fa. Oggi parla di internet come strumento della vita fisica, come “luminol” che rivela tracce di comportamenti.

[pullquote]Per me queste sono le PR: dove si fanno le relazioni con il pubblico, se non nel digitale?[/pullquote]

Uncomag raccoglie le storie di chi il mestiere se l’è inventato. Tu ti senti così?
Direi proprio di sì, anche se, di fatto, non ho mai cambiato lavoro. Dalla laurea in relazioni pubbliche non ho mai smesso di fare comunicazione, con i mezzi che il mio tempo mi mette a disposizione. La tecnologia è uno strumento che mi affascina, anche se non tutto è digitale. Tra online e offline vedo solo continuità, non due mondi separati. Per me queste sono le PR: dove si fanno le relazioni con il pubblico, se non nel digitale?

Da dove nasce la tua intuizione?
Il lavoro in questo campo “nuovo” è arrivato, semplicemente. Direi grazie alla mia non resistenza al nuovo: ho accettato di fare lavori che non esistevano. Mi sono ritrovata ad essere Community manager, una cosa che nessuno sapeva che esistesse. Questa poi è diventata una costante della mia carriera e ho scoperto che mi piace la sfida di fare cose che devo anche imparare, studiare come si fanno, che cosa sono o a cosa servono. È stato così per le community e poi per i social media. Ora sto lavorando e studiando sul tema delle mappe come formato di pubblicazione. Sono uno strumento che ad oggi è usato forse al 10% delle sue potenzialità e che per questo ricopre una certa importanza per me, perché ho modo di trovare nuovi sistemi per usarle meglio. La vera intuizione sta nel saper riconoscere i segnali deboli, nei comportamenti, nei linguaggi. Questi emergono timidamente, con dei piccoli cenni. Osservandoli e vedendo una loro evoluzione possono nascere delle intuizioni che poi si consolidano. Per un free lance è importante essere curiosi e fare attenzione a quello che ci circonda, per vedere se esistono le prime tracce di un business. Si deve cercare il lato meno scontato delle cose e soprattutto chiedersi il perché dei comportamenti che osserviamo.

[pullquote]Il digitale rende visibili le passioni, che diventano business.[/pullquote]

Che ruolo ha il web nell’inventarsi un lavoro?
Internet è lo strumento che ci permette di raccontarci, di fare della nostra storia un mondo avvincente, ma anche di sognarla assieme agli altri, anticipando ciò che si vuole ottenere. Lo vediamo nei molti casi di passioni che diventano un lavoro, come ad esempio l’amore per il cibo e la buona cucina fa di un food blogger una micro impresa. Il digitale rende visibili le passioni, che diventano business. Gli esempi sono molti: dalla passione per il lavoro a maglia all’apertura di un negozio di filati, dal desiderio di cibi sani agli e-commerce di alimenti bio, e via dicendo.

Sei co-founder di Pleens. Ci racconti che cos’è e come nasce?
Pleens è un motore di ricerca per storie geolocalizzate. Questa la definizione tecnica, ma potremmo semplicemente dire che è il posto dove raccontare le emozioni dei nostri viaggi. Un modo per creare mappe a strati, sovrapponendo i nostri temi, le nostre passioni, per raccontare i nostri luoghi del cuore. È nato proprio con l’idea di accogliere le storie degli innamorati, vissute in luoghi che diventano speciali, come accade, ad esempio, a chi scrive “ti amo” su un muro. Da lì il concetto si è ampliato fino all’idea di una piattaforma che consente di pubblicare le proprie storie sulle mappe geografiche, mettendoci le emozioni e i ricordi che riscrivono un viaggio come esperienza personale. Pleens, oggi in versione beta, sarà online a fine aprile. È pensato come strumento per le destinazioni turistiche: la località potrà così raccontarsi, rendendo visibili i luoghi più inconsueti, creando spunti per rendere diversa ogni visita. Ad esempio, sulla cartina di Milano si potrà creare la “Passeggiata di Manzoni” e proporla come itinerario; su quella di Venezia, sovrapporre la “Venezia di Casanova” ai tradizionali percorsi turistici, e così via. Naturalmente ogni singolo viaggiatore potrà creare le proprie mappe. Oggi Pleens è una start-up, finanziata da Trentorise.

Tu parli della “serendipity” nel viaggio. Secondo te vale lo stesso per il business?
Assolutamente sì. Credo che sia proprio la serendipity nella costituzione di un team a fare la differenza tra il successo e l’insuccesso di una start-up. Incontri casuali, ai quali si arriva senza un motivo vero, che poi funzionano e diventano relazioni. Pleens ne è un esempio lampante: abbiamo incontrato così Giorgia Lupi, che oggi è la Interaction designer della nostra piattaforma. Al di là della razionalità, che da sola vale davvero poco, ci sono sensazioni “di pelle”. Si parte come in un esperimento, alla scoperta di dove ci condurrà una strada che ci si è presentata. Queste scelte, nel caso di un business, naturalmente non sono fatte a caso ma sulla base di un background solido.

Quale futuro vedi per il lavoro? E per il digital business?
Più che altro ho una speranza: che ci dimenticheremo di parlare di internet e che cominceremo invece ad usarlo come strumento per le nostre vite di tutti i giorni. Non è importante focalizzarci su internet (una cosa che di fatto “non esiste”) ma su quello che ci facciamo con esso, a cosa ci serve. Uber serve a prenotare un taxi, Pleens a scoprire il territorio, non solo a guardare mappe. Internet esiste in virtù delle persone che lo usano, non della tecnologia. Per questo io parlo di essere social, tanto offline che online. La socialità è una caratteristica indipendente dal supporto che si utilizza, è un atteggiamento, non solo una tecnica di approccio. E questo vale per le persone e per i business, grandi o piccoli che siano.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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