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475. Isabella Rosa / Cindy Leper

5 minuti 870 parole

Puntare sul design e sull’unicità dei materiali: così si affrontano con successo i nuovi marketplace. Intervista a Isabella Rosa di Cindy Leper. Entra in contatto con Isabella

Parole: 800 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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[pullquote]Tutto proviene da fonti etiche e sicure ed è frutto di lunghe ricerche.[/pullquote]
Coniuga la tradizione artigianale di famiglia con un’estetica un po’ dark. Così, gioielli e accessori fatti a mano, pezzi unici e in edizione limitata, escono dal laboratorio di Bologna per raggiungere clienti ed appassionati in ogni angolo del mondo, grazie alla diversificazione dei canali di vendita.

Come nasce Cindy Leper?
Questo percorso è iniziato quattro anni fa: dopo una laurea in Antropologia, ho deciso di raccogliere l’eredità di mio padre, falegname e progettista, e intraprendere questo progetto di lavoro.
Ho scelto di non usare materie preziose ma pregiate e di qualità, e di puntare tutto sul design e sull’unicità dei materiali e delle loro combinazioni. Legni esotici e fossili, corian, acciaio, ossa, pellame, fibre naturali e sintetiche: tutto proviene da fonti etiche e sicure ed è frutto di lunghe ricerche per garantire sempre l’eticità e la sostenibilità del prodotto finale.

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Piattaforme di vendita online (Etsy, Dawanda, A Little Market, Miss Hobby, Buru Buru, etc) ed offline come mercatini e negozi: quali di questi canali utilizzi o hai utilizzato in passato e in che percentuale? Con che risultato (sempre in percentuale) di vendita?
In questi anni ho usato: Etsy, A Little Market, negozi fisici in Italia, negozi online all’estero (USA), Bigcartel (shop sul mio sito), vendita diretta in craft fair e fiere, vendita diretta per passaparola, vendita diretta presso il mio studio (da febbraio 2015).

Considerando il numero di pezzi venduti, i risultati sono stati:
37% fiere e mercatini
27% marketplace online (Etsy e A Little Market)
13% vendita diretta per passaparola e Bigcartel
23% negozi (Italia ed estero)

Per quanto riguarda i ricavi, invece, abbiamo:
35% marketplace online
25% fiere e craft fair
30% negozi
10% vendita diretta e altro

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[pullquote]Mi sono concentrata, più che sul numero di vendite, sulla qualità delle stesse.[/pullquote]

Quali sono i pro ed i contro che hai riscontrato?
In generale posso valutare i canali di vendita con due parametri: il volume di vendita e i prezzi che mi permette di fare. Nell’ultimo anno mi sono concentrata, più che sul numero di vendite, sulla qualità delle stesse, cercando di raggiungere standard di prodotto e target che mi permettessero di alzare i prezzi quasi del 100%, quindi quest’ultimo parametro è molto importante.

Tenendo conto di entrambi i parametri, la mia valutazione dei canali di vendita finora testati è:

1) negozi all’estero (concept store online). Mi hanno aiutato ad alzare i prezzi e a raggiungere il target desiderato. Comprano il prodotto in blocco con pagamento immediato, anziché fare conto vendita come tutti gli altri negozi con cui mi è capitato di collaborare. Voto: 10.

2) Bigcartel – per ora è il mio online store, collegato direttamente al sito cindyleper.com. Pago quasi 10€ al mese ma non ci sono commissioni. Non ho avuto flessioni di vendita alzando i prezzi. Voto: neutro.

3) Etsy. È stato il mio canale online d’elezione nel 2013 e 2014. Mi trovo molto bene ma è molto impegnativo, richiede una grande presenza sul canale, che al momento non posso garantire. Credo sia il canale migliore da cui partire, imparare, farsi le ossa, poi conviene valutare se continuare a investire lo stesso tempo ed energie (per i top seller ha sicuramente senso, io ho trovato che mi conviene rivolgermi ad un altro tipo di target e community, principalmente attraverso i social). Detto questo, rimango su Etsy, anche se investo molto meno tempo di prima nel mantenimento del negozio e nella community. Voto: 8.

4) Vendita diretta per passaparola e nel mio studio. Il maggiore pro è la comodità e la velocità della transazione, il maggiore contro è che la maggior parte dei clienti che mi contattano di persona mi chiedono qualcosa di custom o qualcosa fuori produzione. Il mio flusso di lavoro è già al limite della gestibilità per cui, quando questo avviene, di solito finisco per incasinarmi, ritardando tutte le consegne. Voto: 7.

5) Fiere e craft fair. Alzano di molto il volume di vendita annuale ma abbassano la media dei prezzi. Ottima occasione per liberarsi di vecchie collezioni o pezzi fuori produzione. Non ho ancora partecipato a fiere per addetti ai lavori del settore moda o del gioiello, lì la questione cambia molto, quindi vedremo. Voto: 6.

6) Negozi. Per me, “big no-no”. Ho provato con quelli che fanno conto vendita e con quelli (associazioni per lo più) che affittano spazi, con vari accordi di prezzi. In tutti i casi per me molto sconveniente. Il ricarico che fa conto vendita di solito è fisso: 100%+iva. Se faccio ai negozi prezzi troppo bassi, finisco per non guadagnarci niente; se li tengo un po’ più alti (per esempio, scontandoli del 30% invece del 50% sul prezzo del mio negozio online), rimane tutto invenduto e mi torna indietro dopo mesi, quando mi è poi difficile venderlo perché magari è merce dell’anno o della stagione precedente. Consegna e ritiro a mie spese ovviamente. Nel caso di affitto di spazi, ho venduto qualcosina nel corso di 5 mesi, ma poi al netto dell’affitto ho finito per rimetterci. L’unico vantaggio potrebbe essere quello di avere visibilità: in futuro penso che sceglierò i negozi ai quali proporre i miei prodotti in quest’ottica, considerandolo un investimento per la promozione a livello locale. Voto: 3.

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Gaia Segattini

Intervista a cura di Gaia Segattini

Fashion designer ed insegnante di Metodologia Progettuale al Poliarte di Ancona. Dal 2007 scrive di nuovo artigianato e creatività indipendente sui portali delle edizioni Condè Nast, su Frizzi Frizzi e nel suo blog Vendetta Uncinetta. Tiene workshop di manualità e riciclo tessile, collabora con aziende e riviste del settore handmade e nel 2013 è uscito il suo primo libro di refashion per Gribaudo Editore mentre il secondo è in uscita ad autunno 2015. Dal 2014 è art director della manifestazione Weekendoit, incentrata sulla condivisione delle tecniche manuali e lo sviluppo della microimprenditorialità . Funge da PR e talent scout del settore, crea rete e connessioni ed è popolarissima in rete per il suo stile ironico e comunicativo.

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