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476. Massimo Maugeri / Bienno Borgo degli Artisti

5 minuti 916 parole

Un intero borgo si trasforma in residenza d’artista e così antichi gesti rinascono, grazie all’arte contemporanea. Intervista a Massimo Maugeri, Sindaco del Comune di Bienno, promotore del progetto Bienno Borgo degli Artisti. Entra in contatto con Massimo

Parole: 800 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Dalla vacanza di un sindaco in Costa Azzurra, nasce un ambizioso progetto per infondere di vitalità un piccolo borgo medievale in Val Camonica. Grazie al sogno del Sindaco Massimo Maugeri, a Bienno i giovani artisti e artigiani di oggi fanno vivere le botteghe di ieri, contribuendo nel contempo alla creazione di una galleria d’arte a cielo aperto e stimolando la crescita di un vivace settore turistico.

[pullquote]…lasciando una loro opera al paese alla fine dell’esperienza, come segno del loro passaggio.[/pullquote]

Che cos’è il Borgo degli Artisti?
E’ un’iniziativa del Comune di Bienno, che promuove le produzioni artistiche e culturali seguendo il modello della “bottega d’artista.” Ogni anno selezioniamo, tramite un bando di concorso, cinque artisti a cui viene assegnata una bottega nel borgo, con le utenze pagate. Per gli artisti provenienti da almeno cinquanta chilometri di distanza, viene fornita anche una residenza all’interno del borgo. In cambio gli artisti si impegnano a far vivere la bottega per un minimo di tre fino ad un massimo di sei mesi, lasciando una loro opera al paese alla fine dell’esperienza, come segno del loro passaggio.

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Com’è nato il progetto Borgo degli Artisti?
L’idea è nata quando sono andato in viaggio a Saint Paul-de-Vence in Costa Azzurra, famoso per aver ospitato artisti come Chagal, Picasso e Miro. Lì ho visto le 42 gallerie d’arte che sono diventate una sua caratteristica e fonte di benessere per il paese.
In particolare mi ha colpito la storia di un ristoratore, Paul Roux, che gestiva La Colombe d’Or ed era anche un artista provetto. Negli anni Venti il suo locale è diventato punto d’incontro di numerosi artisti che, in cambio di un pasto o dell’alloggio, anziché pagare, gli lasciavano un’opera d’arte.
Al mio ritorno a Bienno, volevo ricreare in qualche modo lo stesso ambiente di cultura e arte e così è nato questo progetto.
Ho voluto inoltre stringere un gemellaggio con Saint Paul-de-Vence, per cui degli artisti francofoni saranno nostri ospiti con le loro opere e alcuni dei nostri artisti andranno in Francia ad esporre le loro creazioni.

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[pullquote]…ci sono luoghi che hanno ancora voglia di investire in loro e nella loro arte. [/pullquote]

Come vengono selezionati gli artisti?
Gli artisti vengono scelti con un bando. Si presentano con un book e devono mostrare un bozzetto dell’opera che intendono lasciare al paese.
Con il progetto vogliamo dare a questi artigiani un’opportunità e far capire che ci sono luoghi che hanno ancora voglia di investire in loro e nella loro arte.

Che effetto ha avuto il progetto sul settore turistico del comune di Bienno?
Da più di venti anni, ad agosto, si tiene a Bienno la Mostra Mercato, una fiera dell’artigianato a cui partecipano duecento espositori e che, nelle ultime edizioni, ha attirato circa duecentomila visitatori. Però questo evento copre solo una piccola parte dell’anno. Il Borgo degli Artisti ci apre ad un turismo incentrato sull’arte e l’artigianato durante tutto l’arco dell’anno.
C’è stato poi sicuramente un forte incremento di turisti anche per la visibilità che il progetto ha goduto sui media nazionali. Siamo recentemente apparsi anche su Mela Verde e Alle Falde del Kilimangiaro con Licia Colò, in un episodio dedicato ai borghi più belli d’Italia. Questi servizi hanno fatto conoscere il paese e attirato visitatori, per lo più i “turisti del weekend”, intrigati dal progetto.

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Chi è il turista medio?
Il visitatore medio ha sui quarant’anni ed è in cerca di un’esperienza culturale particolare. E’ un turista di nicchia che vuole scoprire un’Italia di luoghi incantevoli.

Cosa ti aspetti per il futuro dal Borgo degli Artisti?
Per il Comune questo è un investimento. Anziché investire su strade e palazzi, abbiamo deciso di investire sulla cultura e, soprattutto, ci siamo rivolti ai giovani, offrendo loro delle esperienze positive. Vogliamo trasformare il paese in un centro di cultura. Il progetto consentirà a Bienno di diventare una galleria d’arte a cielo aperto. Ogni artista che passa di qui lascia una sua opera che contribuisce a questo obiettivo. Uno dei primi artisti ad aderire, ad esempio, è stato Mattia Trotta, che ci ha lasciato una bellissima scultura in fil di ferro.
Avevamo inoltre delle vecchie fucine che facevano parte del percorso museale e che erano chiuse da parecchio tempo: con questo progetto abbiamo riportato la vita in questi luoghi e abbiamo ripristinato un senso di vitalità culturale e di quotidianità.

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[pullquote]In questo modo non ci sono musei morti.[/pullquote]

In un certo senso, allora, aiuta a tenere in vita il paese?
In un certo senso sì. Quando Devis Dotto del Maio d’Azzal è arrivato qui, il fabbro più giovane aveva settant’anni e c’era il rischio di perdere questa tradizione. E non è l’unico esempio. Oggi abbiamo una fucina dove il visitatore può vedere il fabbro al lavoro. In questo modo non ci sono musei morti: con l’aiuto del Comune e del turismo, sta diventando un’attività sostenibile. Per il visitatore si tratta di un’esperienza unica, dove il tempo sembra essersi fermato e gli artigiani sono ancora attivi. Si spera che col tempo qualcuno degli artisti decida di restare e continuare qui la propria attività anche dopo la fine dell’esperienza.

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Melanie De Jesus

Intervista a cura di Melanie De Jesus

Factotum della comunicazione, italoamericana, laurea dalla University of Florida. Faccio parte della schiera crescente di smart workers. Di giorno mi occupo di marketing nel settore cosmetico per Say Design. Credo che nella vita non si viaggia mai abbastanza, sia col corpo che con la mente. Sono franca, a volte fin troppo, e spesso irrequieta. Se mi cerchi, mi trovi davanti al computer assieme a una tazza di caffè e Chico, temibile fox terrier. Melanie su Linkedin

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