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477. Ghost Records

6 minuti 1042 parole

Dalla sala prove al debutto sul palco: dietro le quinte della musica indipendente. Intervista a Francesco Brezzi e Giuseppe Marmina di Ghost Records. Entra in contatto con Ghost Records

Parole: 930 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Nata e cresciuta in un contesto di grande fermento musicale, vince nel 2004 il titolo di “Miglior Etichetta Indipendente Italiana”, premio istituito dalla giuria di qualità del MEI (Meeting degli Indipendenti). La casa discografica Ghost Records si fa così spazio nel panorama internazionale e scopriamo che ancora oggi, nell’epoca della modernità liquida, la musica live non è tramontata.

Francesco, Giuseppe, raccontateci di voi e di come è nata Ghost Records.
Francesco > Ghost Records è nata un bel po’ di tempo fa, ufficialmente nell’aprile del 2002, ma è il consolidamento di un moto spontaneo a forte connotazione locale (Varese e provincia), che si sostanzia con forme e colori diversi qualche anno prima. C’era chi scriveva di musica, chi si approcciava alla registrazione, chi si cimentava con la grafica ma soprattutto c’erano un sacco di band, di amici che giravano intorno, di voglia di realizzare qualcosa di significativo. Ecco allora che da lì al pubblicare la compilation “Ghost Town: 13 songs from the Lakes County” il passo è stato relativamente breve. Ci siamo affidati a Gamma Pop (storica etichetta indipendente bolognese) e alla sua distribuzione (Self) perché avevamo le idee chiare e credevamo alle potenzialità del progetto, al di là della sua singolarità.

Giuseppe > Ho conosciuto Francesco quando Ghost Records era già nata, vivevamo a 30 chilometri di distanza l’uno dall’altro e ci occupavamo di cose simili (nel 2001 fondai una piccola distribuzione discografica indipendente, Blue Tears, importando in Italia i dischi di etichette quali la spagnola Acuarela, la francese Ocean Music e la belga 62TV Records), ma non avevamo mai avuto l’opportunità di confrontarci. Non appena abbiamo iniziato a parlare, abbiamo scoperto di avere moltissime cose in comune, soprattutto la passione smisurata per la musica. Dal 2003 abbiamo trasformato la nostra passione in lavoro ed è la cosa più bella che ci potesse capitare.

[pullquote]L’importante però è credere fortemente in quello che si pubblica, al di là di ogni ragionevole dubbio.[/pullquote]

Avete cominciato pubblicando dischi in lingua inglese; il primo italiano, Dente, è arrivato nel 2009: avete insomma un respiro internazionale, penso al nuovo dei Black Eyed Dog, per esempio. Avete un modello di business insolito per una casa discografica italiana.
F. > Esatto. Più che di modello di business parlerei di sensibilità, però. Le nostre influenze, i nostri ascolti, le nostre esperienze (visto il periodo storico oserei dire mai come ora) non hanno una connotazione aprioristica, ma si poggiano fortemente sull’aspetto emotivo, che sarà poi il modello di business a rendere vincente o meno. Benché si tratti di una visione romantica, la nostra mission è proprio quella di coniugare l’aspetto emotivo di un artista e di un’opera (sulla base del requisito fondamentale, ovvero la qualità) e le sue potenzialità di vendita. A volte funziona, a volte no. L’importante però è credere fortemente in quello che si pubblica, al di là di ogni ragionevole dubbio.

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Avete anche un locale “di famiglia”, il Twiggy, ed è appena uscito il primo libro edito da Ghost Records, un libro di poesie di Barzin. È evidente che differenziare l’offerta è la giusta via, come è evidente che avete un pubblico fedele e appassionato, coltivato negli anni.
F. > Certamente. Ho aperto il Twiggy quasi sei anni fa proprio per differenziare, sfruttando i contatti maturati nella discografia per garantire al locale l’anima musicale che ne ha fatto il punto di riferimento di giovani e non, a Varese e non solo. Il pubblico è fedele, come è vero che cambia fisiologicamente nel corso del tempo: anche perché quelli che sono partiti sono un po’ vecchietti adesso.

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Nell’era dei social quanto conta la musica dal vivo? Ha ancora un senso che vada oltre il filmato da postare immediatamente su Youtube?
F. > La musica dal vivo è in questo momento, a mio modo di vedere, il core-business dell’industria musicale. In tempi di crisi del supporto e del proliferare di musica “liquida”, i concerti si vendono più di qualsiasi altro bene o servizio.

Cosa pensate dei servizi di musica in streaming?
G. > I servizi musicali digitali ti consentono di accedere a milioni di brani in qualunque momento e situazione e per un appassionato di musica è il massimo, ma le royalties riconosciute agli aventi diritto sono ancora troppo basse e i metodi di ripartizione sono alquanto discutibili.

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Raccontatemi come funziona, da quando scovate un artista fino a che io possa comprare il suo disco su cd o su Bandcamp.
G. > La fase più interessante è lo scouting, andare alla ricerca di un artista che abbia delle potenzialità e che, in primo luogo, emozioni noi stessi. Siamo tornati, dopo molto tempo, a lavorare con gruppi della nostra città, perché riteniamo fondamentale seguire il percorso di una band sin dagli esordi, dalle prove in saletta alla registrazione del disco, monitorando passo dopo passo la crescita della band. A disco pronto bisogna stilare un piano promozionale e di marketing, decidere a quale agenzia affidare la promozione e in quali paesi, valutare in quali paesi far uscire il disco, decidere insieme ai vari distributori la data di uscita del disco e il prezzo al pubblico, inviare i file al distributore digitale, coordinarsi con l’agenzia di booking della band, al fine di far partire il tour in concomitanza con l’uscita del disco. Un lungo lavoro dietro le quinte, che ancora adesso – dopo 13 anni – ci dà molte soddisfazioni.

[pullquote]C’è sempre spazio per chi ha idee, passione e voglia di fare.[/pullquote]

C’è spazio per chi vuole cominciare a fare il vostro mestiere oggi?
G. > C’è sempre spazio per chi ha idee, passione e voglia di fare. A maggior ragione in un campo come il nostro, in continua evoluzione.

I progetti futuri della Ghost Records.
F. > Abbiamo iniziato, da qualche tempo, a pensare a un ringiovanimento di Ghost. Ci siamo allargati a produzioni elettroniche, a contaminazioni tra hip-hop-elettronica e pop, a lavorare in modo meno rigido e tradizionale. Ma sempre con lo stesso imprescindibile criterio della qualità: non devi inseguire il tuo pubblico allo scopo di compiacerlo. Ma devi corteggiarlo, offrirgli una scelta intrigante e non scontata. Capirà che vuoi anche il suo bene, che non lo stai prendendo in giro.

Evelina Guerreschi

Intervista a cura di Evelina Guerreschi

Ho un dinosauro a guardia dei miei libri e nessuna intenzione di farvi uscire sobri da qui. Dei Duran sempre preferito James, dei Karamazov, Ivàn.

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