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478. Nicola Cappellari e Flavio Barban / Laboratorio Arka

6 minuti 1183 parole

Come metafora di un contenitore per conservare oggetti preziosi, nasce un luogo in cui proteggere e coltivare il talento. Intervista a Nicola Cappellari e Flavio Barban di Laboratorio Arka. Entra in contatto con Laboratorio Arka

Parole: 1120 | Tempo di Lettura: 5 minuti

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Due architetti vicentini coltivano un sogno fin dai tempi dell’università. Poi questo sogno diventa un’idea e infine un progetto, basato sul concetto di lavoro moderno, proprio nel senso di figlio del suo tempo. Li ho incontrati per parlare di Laboratorio Arka, il loro spazio di coworking e associazione culturale, e del motto “Done is better than perfect”.

[pullquote]Vogliamo soprattutto la contaminazione di idee.[/pullquote]

Qual è il vostro lavoro?
Siamo architetti, ci siamo conosciuti all’università. Col tempo è nata questa idea fresca, innovativa, perché c’era la voglia di mettere insieme tutti i nostri sogni. Idea che è nata dopo la laurea, ma è stata realizzata un anno fa con la ricerca dello spazio a Vicenza. Tutto è iniziato da questo concetto: ognuno ha il proprio lavoro, però vogliamo lavorare insieme ad altri professionisti perché crediamo nel coworking, non solo come nuova forma di condivisione di spazi, costi e organizzazione (cosa che tra l’altro in Europa c’è già da decenni), ma soprattutto di idee e di progetti comuni. Vogliamo soprattutto la contaminazione di idee. Così abbiamo cercato vari spazi che potessero contenere fisicamente questo progetto, una volta trovato questo è scattato il colpo di fulmine.

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Qual è stata la più grande difficoltà incontrata?
La difficoltà più grande è stata trovare l’equilibrio tra le cose. La burocrazia, lo spazio, l’affitto, le persone, i nostri caratteri, il lavoro, le prospettive… sono tutti piccoli ingredienti di un “impasto” che va poi amalgamato e la difficoltà è stata proprio trovare un equilibrio nelle tempistiche, che però sono venute in modo abbastanza naturale. Avendo un po’ di pazienza e non pretendendo di realizzare un progetto in dieci giorni o in un mese.
La bellezza o la difficoltà di questa cosa è tenerla insieme e questo è il nostro lavoro. Un po’ come diceva Le Corbusier, il lavoro dell’architetto è saper tenere bene insieme le cose. Ognuno di noi ha un lavoro diverso, ma chi tiene insieme le cose siamo noi attualmente, col grande aiuto del gruppo che si sta affiatando. È una nave, proprio un’arca, come il nome, che sta fisicamente ferma in un punto ma che contiene “razze” diverse e le tiene al sicuro anche in una situazione precaria come quella di oggigiorno. Visto che c’è attualmente un atteggiamento pessimista, noi abbiamo deciso di essere ottimisti e dire: ce la facciamo lo stesso!

Come?
Unendo le forze, ridimensionandoci e dividendo i costi, condividendo idee e progetti, sentendoci unici ma anche appartenenti ad un gruppo, ad un team… da lì il nome Arka.

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Come funziona il vostro coworking?
Gli spazi sono suddivisi così: c’è un open space, la sala riunioni prenotabile tramite una web app e due uffici, di cui uno è un laboratorio per artigiani e l’altro è uno spazio più privato stile ufficio. Al momento siamo una ventina, tra figure fisse (8-9 persone, quelli che abbiamo definito partner) e figure satellite (una decina, definiti supporter).

[pullquote]…laboratorio, deriva da laborare, cioè da lavorare, far fatica. Il lavoro è quello no? [/pullquote]

Vi siete ispirati a qualcuno?
Ci è venuta questa idea e abbiamo scoperto che qualcuno l’aveva già avuta. Quindi fai ricerca e ti ispiri a quello che è già stato fatto. Picasso diceva che è giusto “rubare” e noi ci abbiamo messo del nostro.
Ciò che ci accomuna qui dentro, diciamo uno dei temi, è la fase progettuale della creatività.
Dal designer all’architetto, dall’illustratrice, al grafico, al web architect. C’è gente che pensa, progetta e realizza, quindi c’è una parte progettuale creativa.
Anni fa volevamo costruire uno studio associato di coworking coi colleghi di facoltà, poi abbiamo capito che non era la strada giusta coinvolgere solo architetti o progettisti, ma era importante la contaminazione tra diverse professioni. Perché ti fai meno la guerra, scambi opinioni, hai punti di vista diversi. C’è la voglia di stare insieme e lavorare divertendosi. Proprio perché l’altra parte del nome, laboratorio, deriva da laborare, cioè da lavorare, far fatica. Il lavoro è quello no? Far fatica. Se la fai e ti diverti ottieni un risultato, se la fai mal volentieri e non ti diverti, ne hai un altro. Chi non ottiene un risultato qui, muore. Forse non solo qui, anche all’estero. O non parti nemmeno. Ci siamo resi conto che il tempo del “one man show” era finito.

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Come architetti in che cosa siete specializzati?
Nel tempo abbiamo fatto diversi lavori senza mai focalizzarci solo sul design d’interni ad esempio, abbiamo fatto dal residenziale al commerciale, interni, cimiteri, fabbriche, case, bar, locali. Anche in questo si capisce che l’idea di lavoro è intesa in senso vario, nel non prendere paura nell’affrontare sfide differenti. Sempre con umiltà e impegno, senza dare nulla per scontato. Con un atteggiamento e una consapevolezza del mercato attuale diversi rispetto a quello che è stato dei baroni del lavoro negli ultimi 30 anni.

[pullquote]…è una condizione di ritmo, di movimento, che è essenziale oggi, perché se non ti muovi oggi sei finito.[/pullquote]

Che cosa pensate di fare nel prossimo futuro?
I primi 9 mesi sono stati dedicati alla formazione dell’idea e del progetto. In questo periodo si è cercato anche di trovare un equilibrio fra tutte le parti che vanno a comporre Laboratorio Arka. Il progetto che abbiamo intenzione di portare avanti è di collaborazione interna e apertura all’esterno, con Vicenza per esempio. Ecco perché abbiamo voluto collaborare con Vicenza Jazz (domenica 10 maggio Laboratorio Arka ospita Vicenza Jazz) e altri progetti legati alla città.
Abbiamo anche creato un’associazione culturale con la quale portare avanti dei progetti di autopromozione, dove noi organizziamo corsi, mostre, workshop con realtà già esistenti a Vicenza. “Portarci fuori” è la prima fase, portare dentro la città è la seconda. Diciamo che è una condizione di ritmo, di movimento, che è essenziale oggi, perché se non ti muovi oggi sei finito. Senza cercare la perfezione a tutti i costi perché “done is better than perfect”. È più importante fare le cose e viverle.

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Qual è il mix giusto per riuscire in un’impresa?
Sicuramente la complementarietà tra chi lavora, un po’ di ricerca, un po’ di sogno, un po’ di romanticismo, un po’ di organizzazione. Dentro Laboratorio Arka c’è tutto questo insieme. Nel fare questo, il coworking, si intrecciano il lavoro, l’organizzazione dello spazio e lo stare insieme, insieme alla condivisione di momenti sociali, gli eventi, la musica, le mostre.
Se questi fattori alla fine si intrecciano e trovi l’equilibrio tra le cose, puoi vivere bene anche a Vicenza e non devi cercare per forza fortuna all’estero. E’ stato anche un gesto d’amore nei confronti del nostro territorio, ma è un progetto che puoi realizzare qui, a Milano, ad Arezzo, ovunque.
Per essere bravi nel proprio lavoro, qualunque cosa tu faccia, bisogna saper intercettare un bisogno. Se fai qualcosa che non serve a nessuno e ti lamenti perché non va, hai sbagliato tu. Noi abbiamo detto: c’è qualcuno che ha bisogno di un progetto come Arka? Sì. E infatti ora siamo qui.

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Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

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