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487. Marta Ciccolari Micaldi / La McMusa

10 minuti 1806 parole

Viaggio nel sogno americano attraverso le parole di una musa pop. Intervista a Marta Ciccolari Micaldi, ideatrice di La McMusa. Entra in contatto con Marta

Parole: 1.650 | Tempo di Lettura: 7 minuti

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(foto di Elena Datrino)

Degli Stati Uniti l’affascina la cultura che si fa nel presente, in cui si ha sempre l’idea di guardare qualcosa di molto contemporaneo. E poi l’approccio informale e anche un po’ provocatorio della letteratura, così semplice, diretto e irriverente, per non parlare del mito dell’eterna giovinezza. La McMusa ci accompagna in un viaggio nella cultura nordamericana.

[pullquote]…lì ho aperto il blog, è nata davvero la McMusa, è nata una voce, un’identità.[/pullquote]

Marta, raccontaci del passaggio da Marta a McMusa, il tuo nome d’arte, che si è compiuto completamente da poco.
Iniziamo dal nome. L’avventura è partita due anni fa: volevo raccontare la letteratura americana a modo mio, ho avuto quest’idea di unire le mie iniziali a quelle degli Stati Uniti d’America ed è venuto fuori McMusa, che ha anche un significato postmoderno e molto pop, che sento mio. Questo è coinciso con un mio viaggio negli Stati Uniti di due mesi e mezzo: sono stata in Illinois per un mese nelle parti meno turistiche, meno urbane, quindi la parte più rurale, più provinciale, e quella esperienza mi ha dato il la. Poi mi sono fatta tutta la West Coast da sola e lì ho aperto il blog, è nata davvero la McMusa, è nata una voce, un’identità.
Dopo l’estate ho pensato: perché non tenere dei corsi di letteratura americana a Torino? Conobbi una ragazza che aveva appena aperto un centro culturale, cercava docenti ed io le ho proposto il corso: da lì è cominciata tutta l’attività di docenza che ha avuto subito successo.
Dopodiché l’anno scorso ho iniziato a pensare che avrei voluto lasciare il lavoro che avevo prima, un lavoro inerente, nell’editoria, come giornalista e come editor, però sentivo che questa cosa non mi corrispondeva più. Non volevo fare un salto nel buio totale e quindi, fino ad aprile di quest’anno, ho tenuto duro e ho fatto entrambe le cose, fino a che è venuto il momento di abbandonare il ramo secco per il germoglio. Poi, dato che il focus dei miei corsi è il legame tra letteratura e geografia, questa unione ha dato vita al pensiero di andare a tenere i corsi sul posto. Così, in collaborazione con un tour operator di Torino, abbiamo messo su il progetto dei Book Riders, che parte il 20 maggio.

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[pullquote]…mi ha subito inquadrata dicendomi «Tu in una azienda non duri un mese».[/pullquote]

Spiegaci più in concreto i passi che hai dovuto fare per riuscire a vivere della tua passione e quali difficoltà hai incontrato.
C’è stato un momento in particolare, che è stato Natale dell’anno scorso, a cui sono arrivata distrutta psicologicamente e fisicamente perché non riuscivo a far quadrare i conti, non ero soddisfatta eccetera. Ho usato le vacanze per riposarmi, dopodiché ho iniziato a guardarmi intorno e c’è stato proprio un momento in cui per fortuna sono successe due cose: ho avuto un colloquio con l’amministratore delegato di un’azienda molto importante dell’intrattenimento, un colloquio informativo in cui lui, essendo una persona professionalmente molto in gamba, mi ha subito inquadrata dicendomi «Tu in una azienda non duri un mese». Dopodiché mi ha spiegato come strutturare il mio business: «Tu adesso apri una vetrina su internet, ti fai fare un bel sito e moltiplichi l’offerta dei tuoi prodotti. Questo corso funziona? Proponilo in altri posti e aumenta il prezzo». Nel frattempo sono entrata in contatto con un gruppo di imprenditrici donne, Rete Femminile, e loro mi hanno dato una grande mano per strutturare la mia attività.
Quindi ecco, diciamo che se dicembre l’avevo chiuso davvero malissimo, gennaio è stato un momento di grande respiro in cui mi sono definita. E in più il corso che stavo proponendo, che era quello sulla Louisiana, ha fatto sold out in tre giorni e ho dovuto aggiungere una data, quindi questo mi ha supportato, mi ha dato una buona spinta e ho detto ok, ce la posso fare.
Le paure sono enormi ma allo stesso tempo il suggerimento di quella persona vale. Intendo sfruttare l’estate come momento per studiare, per dare un po’ di radici alla mia attività e cercare delle altre cose da fare sempre inerenti al campo americano. È chiaro che chi si mette in proprio non può rimanere con le cose che ha al momento, deve inventarsene sempre di nuove. E’ bello, naturalmente comporta anche delle paure, dei momenti di sconforto, però è la scelta giusta, io dentro sono molto più serena rispetto a prima, quando avevo un’entrata fissa ogni mese.

[pullquote]Insomma: pop è il corso, pop sono io e quindi è facile entrare in relazione con me.[/pullquote]

Chi frequenta i tuoi corsi e chi parte con te per l’America?
Innanzitutto persone molto positive, molto curiose, e tengo a dirlo perché ormai ho capito che sono tutti più o meno così: io stessa ho un approccio molto informale e anche molto positivo. Un esempio: io tratto autori che ogni tanto sono dei veri e propri miti, per esempio Wallace, e lo faccio in maniera molto informale, sapendo perfettamente che è un po’ una smitizzazione, è un riavvicinamento all’autore come essere umano. In più c’è una serie di materiali extra tipo serie tv e cinema, e questo attrae persone che non hanno particolari conoscenze sulla letteratura americana ma sicuramente sono molto curiose: vanno al cinema, leggono, normalmente lavorano in ambiti che hanno a che fare con la comunicazione. Prevalentemente sono donne ma questo è un classico. L’età è abbastanza netta, lo zoccolo duro va dai 25 ai 45. E questa è una cosa che mi ha stupito molto: inizialmente pensavo che sarebbero venute persone più anziane, perché sono quelle con più disponibilità di soldi, in realtà per la cultura si spende quando qualcosa piace. Ai viaggi partecipano sostanzialmente le stesse persone perché si appassionano e adesso questo primo viaggio parte con 5 persone su 8 che hanno frequentato i miei corsi. Questo succede perché si crea un legame tra me e i corsisti: io non vado, mi siedo e racconto, sto anche in piedi. Insomma: pop è il corso, pop sono io e quindi è facile entrare in relazione con me.

Il ruolo dei social media e quello del passaparola.
Facebook è fondamentale, anche Instagram e Twitter lo sono ma in maniera diversa. La mia pagina ha un numero abbastanza contenuto di fan ma un engagement molto alto ed io lì sopra mi racconto tantissimo. Il blog rimane la cosa principale perché, a parte il fatto che presento le mie attività, il blog sono io: se ti piace il blog vieni ai miei corsi, se non ti piace non vieni. Dall’altro lato il passaparola conta tantissimo, e le persone che vengono ai miei corsi creano delle collaborazioni trasversali. Per esempio, il collega grafico che mi aiuta è un musicista e adesso inizia un corso sulla musica folk americana a cui io sono andata perché era bellissimo; lì c’erano persone che arrivavano dai miei corsi oppure conoscevano in qualche modo me, insomma un po’ tutti sono a conoscenza di questo gruppo che si muove insieme e chi partecipa lo dice agli amici che poi vengono. Le due cose, la comunicazione fatta da me e il passaparola, vanno molto bene insieme. In più, sempre grazie al blog, ci sono in particolare tre persone a cui piace molto quello che faccio e di cui sono diventata molto amica, una a Ivrea, una a Bologna e l’altra nel sud Italia: vanno nelle librerie e chiedono se possono fare il mio corso, quindi insomma ci sono queste persona che, di loro spontanea volontà, mi aiutano e io sono sconvolta da questa cosa.

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[pullquote]…mentre andremo in giro in macchina o scenderemo dalla macchina, io leggerò, racconterò, spiegherò…[/pullquote]

Raccontaci come si mette in piedi un tour letterario in Illinois, in partenza a brevissimo. Immagino ci sia non solo lavoro di ricerca ma anche organizzativo, per quanto tu sia affiancata da un tour operator, XPLORE, specializzato in viaggi americani.
Per fortuna l’Illinois è un posto che conosco molto bene quindi sapevo già dove saremmo andati, ma poi la mole di lavoro è enorme. In una settimana, ogni giornata ha una tabella di marcia indicativa. Per esempio, per Chicago, che è una città culturalmente e letterariamente enorme, ho selezionato due autori in particolare: Saul Bellow, premio Nobel, e Nelson Algren, che conosciamo di meno ma ugualmente importante, due autori rappresentativi di Chicago. La loro narrativa è Chicago e quindi noi andremo nel West Side, nei due quartieri che loro hanno descritto nelle loro opere e gireremo, ci sono anche statue, cose, entreremo nei locali e soprattutto, mentre andremo in giro in macchina o scenderemo dalla macchina, io leggerò, racconterò, spiegherò, ci saranno dei momenti di spiegazione molto soft come al solito, però ci saranno. Questa sarà la parte urbana. Poi la sera blues a tutto spiano, andremo nel locale di Al Capone. Ci sono parti più turistiche che sono facoltative, i momenti in cui io mi riposerò e loro avranno la possibilità di fare delle cose che con la letteratura non c’entrano niente ma sono belle dal punto di vista turistico. Per la parte invece più rurale della provincia, per esempio, c’è questo racconto di Wallace che è un reportage dalla Fiera del West (come la chiamo io), dalla Illinois’ State Fair, e andremo esattamente lì, anche se non c’è la fiera, però andremo a vedere la struttura che la ospita, che è immensa. Vedremo la parte del rodeo, degli allevamenti, dell’autoscontro, dei trattori, eccetera. Ho cercato di essere abbastanza esaustiva dal punto di vista delle cose culturali, senza farli morire, perché non è neanche questa la mia intenzione.

I tuoi progetti futuri?
Vorrei dedicare l’estate a studiare la parte di business, sulla quale ho delle lacune fortissime, per poi arrivare a settembre con una preparazione maggiore. Inoltre vorrei portare i miei corsi fuori da Torino, ci sono in ballo Ivrea, Bologna e Milano, e continuare a riproporre quelli già tenuti, in attesa di andare in Texas l’anno prossimo, poiché la prerogativa della McMusa è non fare mai corsi su Stati in cui non sono stata. Dato che quest’anno non ho viaggi nuovi in programma ripeterò i quattro che ho già fatto. Appena tornerò dall’Illinois terrò un seminario su D.F.Wallace e l’Illinois, uno a Bologna e uno a Torino, perché vado a una conferenza che si tiene in suo onore e quindi tornerò con un bel po’ di materiale e volevo subito diffonderlo, fresca fresca, a chi è interessato. Poi ci sono i Book Riders di ottobre, destinazione California, per i quali stiamo facendo una promozione abbastanza potente. Inoltre c’è un progetto di scrittura che sta lì da un po’ di tempo e vorrei recuperare, un reportage narrativo.

Evelina Guerreschi

Intervista a cura di Evelina Guerreschi

Ho un dinosauro a guardia dei miei libri e nessuna intenzione di farvi uscire sobri da qui. Dei Duran sempre preferito James, dei Karamazov, Ivàn.

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