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497. Cristina Stashkevich / Stakshop

3 minuti 528 parole

Piccoli ritratti, piccole opere d’arte. Intervista a Cristina Stashkevich, ideatrice di Stakshop. Entra in contatto con Cristina

Parole: 500 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Origami, baffi, nuvole: sono alcuni degli elementi che caratterizzano lo stile di Stakshop. Ma ogni disegno è unico, ogni illustrazione ha un qualcosa di originale: così si riscopre il piacere della personalizzazione.

Cristina, ci racconti un po’ chi sei e di cosa ti occupi?
Mi chiamo Cristina Stashkevich, sono illustratrice, curatrice d’arte e creatrice del progetto Stakshop. Sono nata in Bielorussia e da 5 anni vivo in Italia, a Milano. Stakshop unisce le mie tre passioni: illustrazione, handmade e vintage.
Disegno sempre da quando sono bambina e ho una laurea e un master come Curatore d’arte.
Dopo un’esperienza di lavoro in diverse gallerie, ho deciso di concentrarmi sui lavori su carta, scoprire artisti interessanti e venderne le opere. Così ad esempio è nato il progetto «Art in Bosos», che prende il nome da un locale di Milano dove al momento mi appoggio per esporre tutte le opere dei varie artisti di cui curo la vendita. Ad oggi il progetto Stakshop è composto, da una parte, dallo shop, in cui vendo le mie illustrazioni, oggetti, gioielli e accessori e, dall’altra, dalla componente custom made, che comprende Converse All Star, Vans e t-shirts dipinte a mano, che si possono ordinare con una delle mie illustrazioni, e il servizio di ritratto su commissione, che realizzo partendo da una foto.

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Tra piattaforme di vendita online ed offline come mercatini e negozi: quali di questi canali utilizzi o hai utilizzato in passato e in che percentuale? Con che risultato di vendita?
Rispetto all’organizzazione delle vendite, uso sia l’online che il rapporto con i negozi e la partecipazione ai mercatini di settore.
Per quanto riguarda l’online, occupa il 50% delle vendite, seguono al 35% i mercatini ed il restante 15% per i negozi, ma nel periodo più difficile per i mercatini (gennaio-febbraio ed estate) aumento la percentuale dedicata ai negozi.
Le piattaforme che uso (senza nominare i social come Facebook, Instagram e il mio sito, che comunque mi portano la maggior parte degli ordini) sono Alittlemarket e a volte Etsy, Chicplace e l’App Depop.

Quali sono i pro ed i contro che hai riscontrato?
Su Depop vendo tanto, è stata una vera scoperta per me e ne sono molto soddisfatta, su Chicplace vendo solo in alcuni periodi (sotto Natale ad esempio), su Alittlemarket ho venduto solamente un paio di volte e invece non ho mai avuto vendite su Etsy.
I problemi che ho riscontrato:
– su Etsy, ad esempio, non riesco a comunicare con i clienti, a raccontare il mio progetto ed il mio stile come su altre piattaforme, lo trovo poco social ed immediato;
– per i mercatini, in genere non vendo oggetti al di sopra dei 20 euro;
– nei negozi invece, fra ricarico del negoziante e tasse da pagare sulla fattura, spesso diventa controproducente. Va bene per i prodotti con una tiratura più alta, le cose stampate in serie ma non i pezzi unici. In più è difficile gestire i pezzi invenduti che vengono restituiti a fine stagione, perché lo stile, la grafica, non sono più attuali ed è impossibile rimetterli in vendita.

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Gaia Segattini

Intervista a cura di Gaia Segattini

Fashion designer ed insegnante di Metodologia Progettuale al Poliarte di Ancona. Dal 2007 scrive di nuovo artigianato e creatività indipendente sui portali delle edizioni Condè Nast, su Frizzi Frizzi e nel suo blog Vendetta Uncinetta. Tiene workshop di manualità e riciclo tessile, collabora con aziende e riviste del settore handmade e nel 2013 è uscito il suo primo libro di refashion per Gribaudo Editore mentre il secondo è in uscita ad autunno 2015. Dal 2014 è art director della manifestazione Weekendoit, incentrata sulla condivisione delle tecniche manuali e lo sviluppo della microimprenditorialità . Funge da PR e talent scout del settore, crea rete e connessioni ed è popolarissima in rete per il suo stile ironico e comunicativo.

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