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505. Marta Tambellini e Olga Gabbrielli / Rifò

6 minuti 1172 parole

Oggi rifaccio il look… alla casa. Intervista a Marta Tambellini e Olga Gabbrielli di Rifò. Entra in contatto con Marta e Olga

Parole: 1.100 | Tempo di Lettura: 5 minuti

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Cambiare la casa è una questione di punti di vista (e non ha nulla a che vedere con un trasloco). Marta Tambellini e Olga Gabbrielli si son dette: “Rifò case”. Fanno vedere spazi e arredi con occhi nuovi, osando con il colore per stupire gli stessi abitanti. Dopo un loro relooking la vostra casa non sarà più la stessa.

[pullquote]…proporre soluzioni fuori dai luoghi comuni e dagli oggetti stereotipati…[/pullquote]

Che lavoro fate con Rifò?
Abbiamo inventato un modo per reinterpretare quello che si chiama home staging, un tipo di intervento sulle abitazioni che esisteva già ma che nella nostra esperienza si è evoluto. Home staging nasce come servizio alle agenzie immobiliari e ai proprietari che desiderano vendere o affittare un immobile e che, per renderlo più appetibile, chiedono un intervento estetico che permetta di dare un’impressione migliore dell’abitazione. Sono interventi low-cost, spesso di tipo fittizio (ad esempio con i mobili solo disegnati per rendere l’effetto finale), destinati a migliorare l’impatto visivo e quindi l’impressione che l’acquirente avrà entrando nell’immobile.
Con Rifò diamo una consulenza per rinnovare la casa. Abbiamo portato il focus della nostra attività sul recupero degli arredi, per proporre soluzioni fuori dai luoghi comuni e dagli oggetti stereotipati che sono in commercio. Cantine e soffitte sono piene di oggetti che, se valorizzati e personalizzati, diventano elementi molto funzionali e piacevoli per i proprietari, che apprezzano sempre l’idea di conservare in casa un oggetto del passato ma reinterpretato in versione contemporanea. Oggi realizziamo interventi di relooking con i quali sconvolgiamo letteralmente arredi e ambienti, riproponendoli con un nuovo aspetto. Rifò punta sul recupero, su budget contenuti (rispetto l’interior design), sulla creatività che ci ispira nuove versioni di vecchi oggetti. Per dare un tocco personale è importante collaborare con gli abitanti della casa, interpretandone gusti e desideri. A loro facciamo vedere un’idea di trasformazione, utilizzando semplici fotoritocchi, e poi la realizziamo.

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Da dove arrivate, per fondare Rifò?
Marta: Io arrivo dal disegno industriale e dall’interior design. Avevo da sempre il pallino di fare esattamente quello che oggi sto facendo, quindi dopo alcune brevi esperienze in studi di design ho trovato il modo di concretizzare il mio sogno.
Olga: Dopo l’Accademia di Belle Arti a Venezia e progetti creativi per spazi dedicati all’infanzia, ho lavorato come grafica pubblicitaria per quindici anni. La creatività, restando in studio, andava poco a poco assopendosi, e iniziavo ad avvertire una certa stanchezza professionale. Per hobby facevo intanto mercatini con mobili recuperati, assieme alla sorella di Marta, mia collega in agenzia. È lì che ci siamo incontrate. Rifò nasce tre anni fa, è partito bene, oltre le aspettative, e oggi siamo anche home stager riconosciute dall’Associazione Italiana Home Stager “Staged homes”.

Come si lavora in Rifò?
Olga segue il progetto, Marta l’interior design. Entrambe diamo un contributo di creatività e inventiva. Facciamo parte di un coworking in cui si svolge l’attività di ufficio, poi gran parte del lavoro si fa fuori, in laboratorio o in cantiere. A volte consegniamo ai proprietari solo il progetto da realizzare, altre volte invece lo seguiamo fin nella realizzazione, in prima persona o con il contributo dei nostri artigiani. I clienti arrivano dal passaparola, in particolare da quello digitale con Facebook e il nostro blog. Abbiamo anche iniziato a dare consulenze online, a distanza. Chiediamo al cliente di fare le foto degli ambienti (insegnando loro come fare per darci le immagini adatte) e da lì forniamo una soluzione creativa.

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Qual è il vostro tocco personale?
Utilizziamo molto il colore, che è decisamente sottovalutato oggi nelle case. Una scelta cromatica e un abbinamento di colori possono letteralmente trasformare un ambiente. A volte si tratta anche di osare e spesso i clienti si fidano delle nostre proposte, anche senza comprenderle del tutto. Poi però sono sempre soddisfatti. Ci sono piccole strategie che fanno davvero la differenza, basta rompere gli schemi, uscire dai luoghi comuni, come ad esempio che una stanza piccola debba restare bianca: per noi, meglio piccola ma con carattere. Anche un corridoio, zona che viene di norma trascurata, può diventare un punto particolare della casa. Spesso la nostra decisione diventa convincente per il cliente, che ci segue e decide di rischiare qualcosa di insolito.

[pullquote]…vediamo molti che mettono tutta la loro volontà per realizzare l’impresa dei loro sogni…[/pullquote]

Come vedete il mondo del lavoro oggi, per i liberi professionisti?
Leggi, tasse e burocrazia non aiutano certo i freelance come noi. Però vediamo molti che mettono tutta la loro volontà per realizzare l’impresa dei loro sogni, portando in luce il talento di cui il nostro Paese è ricchissimo. Abbiamo la sensazione che inventarsi il lavoro sia una cosa sempre più diffusa, lo vediamo anche al coworking. Certo, all’inizio il giro di affari è ristretto, il freelance investe moltissimo in autoformazione per aumentare la propria professionalità. Sono investimenti che denotano la determinazione ad affermarsi. Farcela da soli è davvero dura e per questo diciamo che questi professionisti sono molto coraggiosi e meritano il successo (anche in forma di giusta ricompensa economica per il loro lavoro). Il presente è ancora difficoltoso, si fa tanto e si guadagna poco, una situazione che deve essere solo l’inizio di questi nuovi lavori, che nascono dalla gavetta e hanno creato un movimento decisamente positivo. Serve poi una visione ampia e le conoscenze in ambito business, come quelle relative ai finanziamenti. Ce ne sono tanti disponibili in Italia, per l’avvio di nuove imprese, ma sono poco conosciuti e utilizzati.

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Fato e destino c’entrano?
Marta: Posso dire che tutto, fin dalla mia infanzia, quando uno dice “da grande farò la ballerina”, mi ha portato qui. Anche l’incontro con Olga, che oggi è la mia partner in questa avventura. Arrivare a Rifò è stata una sorta di evoluzione naturale.
Olga: Non sono per nulla fatalista, ma più volte mi sono trovata a pensare che tutto giri attorno a quello che oggi chiamiamo Rifò: le mie esperienze precedenti, come quella della decorazione per bambini (oggi “Rifò Kids”), l’arrivare a Marta attraverso una collega di agenzia e scoprire una complementarietà fondamentale per lavorare insieme.

A chi sentite di dire “grazie” per tutto questo?
A parte a noi stesse, per il coraggio da freelance di cui si diceva prima, a molte persone che abbiamo incontrato lungo il cammino che ci ha portato qui. Una su tutte, una consulente che ci guida nella gestione dell’attività, Wanda Pezzi. Dal primo corso di imprenditoria femminile, in cui l’abbiamo conosciuta, ha creduto nel nostro progetto e ci ha aiutato a creare una rete di lavoro. Wanda crede nel lavoro al femminile e ci ha insegnato a costruire collaborazioni, a fare networking uscendo dalla nostra zona di dominio privato (una tentazione tipica delle donne, che diventa un limite).
Poi c’è stato Giampaolo, un artigiano che lavora con noi: a lui dobbiamo il nome Rifò, e non è poco!

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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