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508. Elena Zanotto / Il Mondo di Bu

6 minuti 1195 parole

C’è un coniglietto in cucina. Intervista a Elena Zanotto, founder e CEO de Il Mondo di Bu. Entra in contatto con Elena

Parole: 1.140 | Tempo di Lettura: 5 minuti

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Bu è il nomignolo della sua bambina, è un coniglietto che fa da mascotte e da logo al suo progetto, è un mondo incantato, è un business. Mamma e donna (che non rinuncia alla propria carriera), Elena ha trovato la sua idea vincente, ha vinto le sue paure e avviato un business autentico, che le assomiglia e la diverte, tanto che potrà fare questa attività anche da nonna.

[pullquote]…mi è venuta l’illuminazione: dovevo inventarmi qualcosa “di mio”…[/pullquote]

Chi è Elena e chi è Bu?
Sono una mamma. Posso ben dirlo perché è da qui che partono molte mie scelte di vita e professionali. Ho un passato lavorativo ricco e vario: una laurea in Conservazione dei Beni Culturali, che ho messo a frutto collaborando a mostre d’arte nelle quali, tra le altre cose, ho realizzato dei laboratori per bambini. Ho fatto diversi lavori, fino ad approdare in banca, con contratto a tempo indeterminato. Un sogno? Neanche per idea. L’ambiente non faceva proprio per me, anche se la sicurezza economica era – pareva – un gran vantaggio. Negli anni in cui facevo la pendolare tra Padova e Vicenza, è nata Anna (2008), la mia bambina, che io ho sempre chiamato Anna Bu, per gioco. Nel 2011 ho lasciato la banca per un lavoro incerto, vicino a casa. Tanto incerto che poi è sparito, ed io mi sono trovata senza incarico dall’oggi al domani. Sulla strada di casa, proprio al ritorno dall’ufficio dove non sarei ritornata, mi è venuta l’illuminazione: dovevo inventarmi qualcosa “di mio”, mettendo insieme il mio piacere di cucinare, di lavorare con i bambini e la creatività. Bu è ciò che mi rende felice, che mi salva dal negativo, che mi fa sentire libera. La banca mi ha persino richiamata e per un periodo ho tenuto entrambe le attività, ufficio e laboratorio creativo; poi a fine 2013 ho fatto la mia scelta e mi sono dedicata a Il Mondo di Bu a tempo pieno.

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Intraprendenza e coraggio, sono questi gli ingredienti del successo femminile?
Serve determinazione, ma non si pensi che sia un dono destinato a poche. La mia paura di lasciare il lavoro sicuro era enorme, ed è durata a lungo. Però le scelte si fanno anche da mamma, e di pancia, come si dice. Oggi, che ho trovato la strada giusta, non tornerei più indietro: il mio lavoro è stimolante, ricco, sempre in divenire e creativo, e non lo cambierei per nulla. Noi donne siamo molto frenate dalla paura di non farcela, anche dal punto di vista economico. A volte non ti puoi permettere il lusso di provare e di non riuscire. Però, inconsciamente, qualcosa ti spinge oltre, e senti di non essere a posto finché non capisci che cos’è. Il mio suggerimento è di trovare quell’idea di business che ti calzi come un abito su misura, un progetto nel quale tu ti senta bene e che pensi ti possa accompagnare nel tempo. Ci si deve vedere in prospettiva, in quel lavoro. L’idea di invecchiare in banca mi faceva inorridire, invece credo che con Il Mondo di Bu potrò continuare a inventare cose, anche da nonna. Questo voglio che sia un contenitore di cose “magiche”, cucina ma anche salute e arte. Bu è un disegno mio e di Anna, ed è stato battezzato “coniglietto” dai bambini.

[pullquote]Quando non è più la paura a governare la nave, si molla l’ormeggio e si parte.[/pullquote]

Cosa serve per trovare il giusto business e per avviarlo?
Per prima cosa, direi, sentirsi sicure della propria idea. Tu devi essere la prima a crederci, devi avere fiducia. È quella la sensazione che ti guiderà nei momenti più difficili (che inevitabilmente accadranno). Quando hai trovato ciò che ti rende felice, sai che lo devi fare, forse ci vorrà tempo, ma è lì che dovrai arrivare. Quando non è più la paura a governare la nave, si molla l’ormeggio e si parte.
In secondo luogo serve appoggio. Nel mio caso, la famiglia. Quella de Il Mondo di Bu è stata una scelta di coppia, con l’approvazione e l’appoggio di mio marito. Non si parte se c’è chi ti frena. Anche solo un incoraggiamento del tipo “non ti preoccupare”, o l’accettare che io sia impegnata il sabato e la domenica, fino al partecipare facendo una parte del lavoro (nel nostro caso, tutta la grafica): sono modi per stare insieme. La nostra è una vera impresa familiare e fare qualcosa di bello insieme fa molto bene a tutti noi.

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Come vedi il lavoro delle donne?
Io ho sempre patito il fatto di essere donna: nel mondo del lavoro è sempre stato un fattore penalizzante, a partire dai colloqui nei quali ti chiedevano se avessi intenzione di fare figli (e dall’assurdo consiglio di una consulente che suggeriva di rispondere di essere sterili). Trovo che in Italia, in particolare, il contesto culturale sia svantaggioso per le donne, perché non si è ancora capito bene il potenziale che esse esprimono. In realtà io vedo tante donne molto capaci, anche tra le generazioni più giovani. La chance di crearsi un lavoro per me è la migliore alternativa per una donna. Poter fare le tue scelte, pur condizionate, è molto positivo. Molte donne, pur ricche di talenti, sono frenate, forse dal fatto che non hanno ancora capito cosa vogliono davvero. Provate a rispondere alla domanda “cosa ti piace fare” (da grande?) e capirete subito che non è per nulla facile.

Fato o destino?
Un po’ di destino ce lo vedo, in effetti. Credo che tutti abbiano il loro posto nel mondo. Col fato, lo si può trovare.

C’è qualcuno che senti di dover ringraziare per il tuo successo?
Il Mondo di Bu è un risultato tutto mio. Ringrazio me stessa e mi incoraggio a proseguire.

[pullquote]Deve scattare quel colpo di fulmine che ti fa essere sicura di ciò che fai.[/pullquote]

Come si trova la strada giusta? Che consigli puoi dare ad altre donne?
Con un colpo di follia, come accade quando ci si innamora. Dobbiamo riuscire a liberare le nostre energie e a “pensare con la pancia”. Io non mi sento di consigliare di mollare tutto e lanciarsi in improbabili avventure, perché io stessa sono stata molto cauta nelle mie scelte. Non c’è un vero metodo, si deve restare aperte alle sollecitazioni di quello che ci circonda, alle opportunità, studiare, stare in rete, capire cosa piace veramente, e alla fine mettere insieme le tessere di un puzzle, e vedere se l’idea funziona. Deve scattare quel colpo di fulmine che ti fa essere sicura di ciò che fai. E, molto importante, circondarsi di positività, di chi crede in te e ti dà un contributo costruttivo, senza ascoltare le voci di scoraggiamento, sia dirette sia generali. Se già lavoro oggi, in un contesto generale difficile, figuriamoci quando le cose, a livello Paese, andranno meglio. Ascoltare testimonianze positive, come esempi da seguire, aiuta a lasciare aperta la strada verso l’obiettivo che ci siamo prefissate. Ricordo sempre una frase di un mio professore di storia dell’arte, che ci disse: “Scoprirete il lavoro che fa per voi mentre starete facendo un lavoro che non vi piace”.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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