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511. Alessio Rocchi / LOHN – Little Objects for Huge Needs

3 minuti 490 parole

Il design alla portata di tutti. Intervista ad Alessio Rocchi, founder di LOHN – Little Objects for Huge Needs. Entra in contatto con Alessio

Parole: 470 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Un improvviso cambio di rotta e si ritrova ad armeggiare con stampanti 3D e laser, con un occhio di riguardo per l’ecosostenibilità e prediligendo l’impiego di materiali riciclati (e riciclabili). Da un progetto digitale ad avere tra le mani un oggetto vero, il passo è breve, con la consapevolezza che “small is beautiful” e che si può rispondere alle esigenze dei clienti anche realizzando oggetti dai prezzi contenuti.

Alessio, ci racconti di te e del tuo percorso?
Sono un maker di Firenze e la mia attività di designer è iniziata pochi anni fa, quando ho iniziato a partecipare ad alcuni concorsi. Sebbene venissi da un percorso di formazione come architetto progettista urbano, i miei studi non mi stavano dando grandi opportunità. L’anno in cui ho capito che avrei dovuto cambiare tutto quello che stavo facendo è stato il 2013, dopo essere stato selezionato fra i finalisti di un concorso in cui presentai una libreria tagliata a laser, la madre di tutto quello che è venuto successivamente. Così nacque il mio brand LOHN – Little Objects for Huge Needs. Con il marchio LOHN realizzo gioielli, accessori, gadget, complementi di arredo e piccoli mobili.

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Tra le piattaforme di vendita online (quali Etsy, Dawanda, A Little Market, Miss Hobby, etc) e offline come mercatini e negozi tradizionali, quali di questi canali utilizzi o hai utilizzato in passato?
Sto utilizzando tutti di tipi di piattaforme e da poco ho iniziato a frequentare i mercatini specializzati; fino a pochi mesi fa vendevo solo online e qualcosa nei negozi.

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Riesci a quantificare in che percentuale usi questi canali?
Attualmente la percentuale dei marketplace raggiunge l’80%, i mercatini sono al 15% e i negozi tradizionali occupano il restante 5%.

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Quali sono i pro e i contro che hai riscontrato nei diversi canali?
Il pro dei marketplace è sicuramente l’enorme visibilità che vetrine di questo tipo riescono a darti, mentre il contro è la difficoltà di comunicare al meglio, con immagini e parole, il reale valore dell’oggetto che stai vendendo a chi non lo può vedere e toccare dal vivo.
Dei mercatini di handmade invece mi piace il contatto diretto con il cliente, aspetto che agevola la giusta percezione dell’oggetto e quindi facilita l’acquisto, mentre il problema è la scarsità di mercatini dove poter proporre i prodotti nel giusto contorno.
Infine, per quanto riguarda i negozi tradizionali, di positivo c’è il rapporto diretto con il commerciante, che ha la sensibilità per capire cosa potrebbe vendere o no, ma l’aspetto negativo è che a volte, per essere competitivi, i negozianti devono mettere in vendita gli oggetti ad un prezzo troppo basso, penalizzando così il margine di guadagno.

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In termini di risultati quindi su che percentuali si assestano?
Direi che con i marketplace mi fermo al 10%, i mercatini arrivano al 60% e negozi mi danno il restante 30%

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Gaia Segattini

Intervista a cura di Gaia Segattini

Fashion designer ed insegnante di Metodologia Progettuale al Poliarte di Ancona. Dal 2007 scrive di nuovo artigianato e creatività indipendente sui portali delle edizioni Condè Nast, su Frizzi Frizzi e nel suo blog Vendetta Uncinetta. Tiene workshop di manualità e riciclo tessile, collabora con aziende e riviste del settore handmade e nel 2013 è uscito il suo primo libro di refashion per Gribaudo Editore mentre il secondo è in uscita ad autunno 2015. Dal 2014 è art director della manifestazione Weekendoit, incentrata sulla condivisione delle tecniche manuali e lo sviluppo della microimprenditorialità . Funge da PR e talent scout del settore, crea rete e connessioni ed è popolarissima in rete per il suo stile ironico e comunicativo.

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