CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

518. Carmelo Nicotra / Scocca Papillon

6 minuti 1097 parole

Un ragazzo coi fiocchi. Intervista a Carmelo Nicotra, founder di Scocca Papillon. Entra in contatto con Carmelo

Parole: 1.040 | Tempo di Lettura: 4 minuti e mezzo

ScoccaPapillon_profilo

Siciliano di 31 anni, Carmelo si laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo. All’attività di visual artist, che lo porta a seguire molti progetti espositivi in Italia e all’estero, affianca oggi la produzione di papillon: pezzi unici curati nei minimi dettagli e richiesti in tutto il mondo. Il nome del suo brand richiama il termine siciliano “scocca”, che significa fiocco, e sempre dalla Sicilia, dal suo paese in provincia di Agrigento, si dedica a tutti i dettagli della sua produzione: dalla selezione dei materiali fino al packaging e alla promozione. I papillon più in voga? Per l’estate il rosa corallo e il verde menta, ma i suoi preferiti restano quelli vintage con i fiori.

Carmelo, ci racconti come è nato Scocca Papillon?
E’ stato quasi per gioco, dalla grande passione che ho sempre avuto per il vintage e la moda sartoriale, e trovando spunti nelle riviste di lifestyle. Nel periodo natalizio, era il 2012, ho partecipato insieme a degli amici a una mostra mercato dedicata al vintage e all’handmade organizzata a Favara (il suo paese, ndr) all’interno di Farm Cultural Park. E’ uno spazio culturale unico in Sicilia, destinato alla promozione dell’arte, del design e della cultura, in cui oggi si danno appuntamento tanti artisti, creativi e maker. In quell’occasione decisi di presentare la prima serie di dieci papillon, che inaspettatamente andarono a ruba nell’arco di due giorni.
In un negozio di tessuti e tappezzeria chiuso da venti anni e che doveva eliminare le sue scorte, avevo recuperato tante cose utili, tanti scampoli di tessuto vintage e, forte di questa intuizione, avevo deciso di coinvolgere mia mamma, che da giovane faceva la sarta.

ScoccaPapillon_9

Da lì quindi hai capito che poteva esserci un futuro?
Il primo anno mi sono dedicato al confezionamento dei papillon per clienti e amici, talvolta per occasioni particolari come i matrimoni, ma sempre a livello locale. In tanti mi suggerivano di continuare su questa strada e così, sfruttando la mia passione, la moda del vintage e ispirandomi alla cultura British del papillon, ho deciso di provarci.
Nell’arco di cinque giorni ho avviato tutto, cercando di curare al meglio i dettagli: dal nome al logo, dal packaging (che arriva dall’Inghilterra) ai ganci (che ordino negli Stati Uniti).
Nel dicembre 2013 ero pronto: ho aperto il primo negozio online su Etsy e nella prima settimana ho ricevuto ordini da Rio de Janeiro, dall’Australia, dagli Stati Uniti. Attualmente il 50% dei miei ordini da questo canale arrivano proprio dagli Stati Uniti.
Successivamente ho aperto il secondo shop online, su DaWanda, più orientato al mercato europeo, con il quale oggi vendo il 50% in Italia e il 50% in Germania.
Nel frattempo sono usciti i primi articoli e servizi sulla stampa internazionale, come GQ e Glamour nella loro versione inglese.

ScoccaPapillon_7

Parlando di vendita online, Dawanda Italia ha giocato un ruolo molto importante per farti conoscere vero?
Sì, perché mi ha permesso di ottenere grande visibilità. Nel vedere la qualità del mio prodotto, subito dopo l’apertura dello shop mi hanno aiutato e spinto per farmi conoscere al pubblico, inserendomi nella selezione dei loro prodotti all’interno delle newsletter, nel catalogo stagionale ecc., permettendomi così di raggiungere un pubblico più vasto. Adesso sono stato contattato anche dalla loro sede tedesca per il catalogo invernale.

Quali sono secondo te le maggiori possibilità che un marketplace come DaWanda offre a creativi e maker come te, in Italia e all’estero?
Certamente la libertà di poter mostrare le proprie creazioni in tutto il mondo. Sono lavori artigianali, fatti a mano e con una cura nei dettagli superiore a quella dei prodotti standardizzati. Inoltre c’è la possibilità di stabilire un rapporto diretto con i clienti e quella di personalizzare le proprie creazioni in base alle richieste del pubblico. E’ diverso dal solito rapporto consumistico, qui non si subiscono le influenze del mercato. Possono nascere intuizioni nuove, con libertà. E poi un marketplace così è un’ottima vetrina anche per i talent scount dei settori più diversi, non solo della moda.

ScoccaPapillon_8

Hai mai pensato, visti anche i risultati raggiunti negli ultimi anni, di lasciare il tuo paese per lavorare in qualche capitale della moda?
Come tanti, anch’io quando ho finito la scuola ho preso in considerazione l’idea di cambiare città, se non addirittura di andare via dall’Italia, ma sono riuscito a crearmi questo lavoro da casa e per ora preferisco continuare a vivere a Favara e dedicarmi alle mie passioni. Per me hanno sempre avuto grande fascino questo genere di mestieri, così come le botteghe della tradizione.

Come procede oggi la produzione dei papillon?
Le stoffe che utilizzo sono stoffe vintage che dovevano essere buttate e a me piace poter recuperare quelle cose che altrimenti andrebbero perse, dargli una seconda vita e una nuova forma. I miei papillon sono praticamente pezzi unici perché li ricavo da piccoli quadrati di tessuto, che tratto con manualità artigianale. Per colori particolari o richieste specifiche da parte dei clienti, ricorro anche a tessuti nuovi ma la ricerca delle stoffe è continua. Vado anche nei negozi di tappezzeria e tendaggi a prendere i loro scarti e i ritagli.

ScoccaPapillon_6

Quali sono le maggiori difficoltà che hai riscontrato in questi anni e cosa hai imparato?
Forse qualche cavillo burocratico ma devo dire che sono stato fortunato. Il primo anno ho lavorato molto, soprattutto per la promozione, poi dal secondo anno l’attività ha iniziato a camminare da sola. Ho capito che è fondamentale curare l’immagine del marchio con una buona comunicazione, usare belle foto, seguire i social. Anche la lingua è importante, per questo uso anche l’inglese e il tedesco, per poter affrontare i mercati stranieri.

Hai qualche consiglio per i giovani che come te decidono di intraprendere un’attività?
Consiglierei di guardarsi attorno, di non volgere lo sguardo troppo lontano. La gente cerca cose uniche, originali, mai viste altrove, oggetti legati alla tradizione. Piacciono i vecchi mestieri. Come hanno fatto gli amici della Rizzo Manufacture Studio di Palermo, che hanno ripreso a produrre scarpe fatte a mano e le esportano in tutto il mondo.
Credo che se non avessi intrapreso questa strada, probabilmente avrei scelto il mestiere del sarto. Anzi, inviterei i giovani di oggi a prendere in considerazione questa professione. C’è un ritorno alla tradizione ma che va valorizzata con l’impiego di un linguaggio contemporaneo. E’ importante saper raccontare questi valori. Secondo me bisogna dare la giusta attenzione alle cose, saperle selezionare, ricercare un benessere di qualità e misurato.

ScoccaPapillon_2

ScoccaPapillon_3

ScoccaPapillon_5

Giorgia Sorarù

Intervista a cura di Giorgia Sorarù

Web content editor e organizzatrice di eventi, sta scoprendo giorno dopo giorno il piacere della scrittura. Cinguetta come @GSoraru ma il suo cognome ha l’accento. Forse è bipolare: ama incommensurabilmente il silenzio delle montagne e il caos delle gradi città

Lascia un commento