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519. Serena Errico / BabyGuest

6 minuti 1063 parole

Viaggiate leggeri. Intervista a Serena Errico, founder di BabyGuest. Entra in contatto con Serena

Parole: 1.040 | Tempo di Lettura: 4 minuti

BabyGuest-profilo Serena Errico

Quando si viaggia con dei bambini non è sempre facile portare con sé tutto l’occorrente: passeggino, scalda biberon, culla… Il livello di igiene e di qualità delle attrezzature fornite dalle strutture turistiche, inoltre, talvolta lascia a desiderare. Serena, 39 anni ed ex manager in ambito commerciale di una nota grande azienda, dopo essersi imbattuta spesso in disagi di questo tipo ha deciso di “arrangiarsi da sé”. Ma non le è bastato accontentarsi: ha voluto fare le cose in grande avviando una startup che si sta relazionando con realtà anche oltre confine. E così è nata, a fine marzo 2015, BabyGuest, piattaforma dedicata al noleggio di attrezzature per l’infanzia, che viene incontro alle esigenze dei genitori in viaggio, mettendoli in contatto con strutture alberghiere in grado di ospitarli.

Serena, ci spieghi meglio cos’è BabyGuest?
BabyGuest è l’unica piattaforma professionale per il noleggio e l’acquisto di attrezzature per l’infanzia in grado di dialogare sia con i clienti finali sia con gli operatori del segmento turismo. I genitori in viaggio con i figli piccoli possono prenotare sulla nostra piattaforma le attrezzature di cui hanno bisogno, pagando tutto tramite carta di credito o circuito PayPal. Riceveranno tutto a destinazione il giorno e all’ora stabiliti. Gli alberghi a loro volta possono aderire al servizio con due formule: una short term e una long term. Nel primo caso la nostra piattaforma viene integrata nel sito della struttura, affinché sia il cliente stesso a noleggiare ciò che gli serve. Nel secondo caso è l’albergo a noleggiare le attrezzature per un periodo predeterminato, decidendo poi se darle in dotazione gratuitamente o riaffittarle con relativo mark-up.

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Chi ti aiuta nella tua avventura di startupper?
Il nostro è un team al femminile, snello e con competenze complementari. Ci avvaliamo anche di collaboratori esterni per il lato high-tech e la logistica. Su questo fronte in particolare è nostra volontà creare nel breve-medio termine anche dei mini-hub dislocati in alcuni punti nevralgici in Europa per rendere il servizio ancora più tempestivo.

Quali motivi ti hanno spinta ad avviare BabyGuest?
BabyGuest nasce da un’esigenza concreta. Io stessa sono mamma di Leonardo, 3 anni, e spesso mi è capitato di viaggiare per impegni professionali, di famiglia o di semplice svago. Anche nei mercati più evoluti un servizio come BabyGuest non esiste. Così, ogni volta che mi mettevo in viaggio, diventava un incubo. Tutto sembrava indispensabile: il passeggino, il lettino, lo scalda biberon, il seggiolino pappa. Da lì l’idea di BabyGuest: abbiamo industrializzato il processo di gestione del nostro servizio e consegniamo in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Quanto tempo è passato dall’idea alla concreta realizzazione?
Circa 9 mesi, tanto quanto la gestazione di un bambino.

[pullquote]Partiamo dall’Europa ma guardiamo al mondo.[/pullquote]

Che tipo di investimento hai dovuto fare per avviare l’attività?
Finora ho optato per l’autofinanziamento. Non ho avuto né sussidi né ho risposto a bandi. Preferisco avviare l’attività al meglio e arrivare a un primo consolidamento per poi presentarmi alla piazza finanziaria. Penso ai business angel o agli investitori early stage, che credo possano essere interessati a investire in una realtà piccola ma solida e con un business plan assolutamente scalabile. Partiamo dall’Europa ma guardiamo al mondo. Siamo in trattative con due potenziali partner in questo momento, uno negli Emirati Arabi e uno a Singapore, per esportare il modello BabyGuest su scala internazionale.

Quali le difficoltà a cui dover far fronte?
Crediamo che BabyGuest sia un must have, ossia un servizio in grado di risolvere realmente un bisogno finora rimasto latente. Ma per farlo capire al mercato ci vorrà tempo. Ed è normale che sia così. Mi riferisco soprattutto all’area di business rivolta alle strutture turistiche. In quel campo siamo gli unici al mondo a fornire un servizio simile. Per il resto le difficoltà sono le stesse che incontrano tutti coloro che si mettono in proprio: burocrazia e mancanza pressoché totale di risorse esterne.

[pullquote]Volevo conciliare al meglio lavoro e vita privata…[/pullquote]

Prima eri manager in Mediaset, in ambito commerciale: come hai maturato la scelta di lasciare il lavoro precedente? È stata una scelta combattuta o naturale?
Direi naturale. Tanto più che a 20 anni fondai Freecom, un’agenzia di servizi specializzata nell’ambito delle telecomunicazioni e radicata nel territorio pugliese, regione in cui è nata. Anche nella mia esperienza di manager nell’area commerciale l’approccio imprenditoriale era fondamentale. La svolta però è arrivata con la nascita di Leonardo. Volevo conciliare al meglio lavoro e vita privata e questo non sempre è possibile in contesti aziendali strutturati. Così ho maturato e concretizzato la scelta di lasciare e reinventarmi partendo da me e dalle mie idee.

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Oggi riesci a conciliare tempi di lavoro e vita privata?
Non è semplice, ma la risposta è sì. È una questione di volontà. Tutto sta nell’organizzarsi al meglio. E lavorare in proprio permette una maggiore flessibilità. Non significa lavorare meno, il contrario semmai. Non ci sono sere o week-end che tengano. Ma poterlo fare rispettando anche gli impegni di famiglia non ha prezzo.

Come si svolge la tua giornata tipo?
Credo che la mia giornata tipo sia simile a quella di molte altre mamme lavoratrici non stop. Accompagno mio figlio all’asilo e poi corro in ufficio. Nell’arco della giornata mi organizzo per sbrigare anche altre commissioni. Poi alla sera mi dedico alla famiglia. Anche se spesso ne approfitto per risolvere qualche questione rimasta aperta in ufficio delineando anche l’agenda dei giorni successivi. Con un occhio sempre alle e-mail, quello sì.

Ti manca qualcosa della vita professionale di prima?
No, direi proprio di no. Ogni fase della vita ha un suo percorso.

Soddisfatta? Progetti in cantiere?
Molto. La soddisfazione di vedere una propria idea prendere piede e diventare realtà non ha pari. Per i progetti futuri direi che l’unica cosa che vorrei dal lato professionale è vedere decollare BabyGuest. Abbiamo lavorato non stop per 9 mesi prima di lanciare l’azienda. Il battesimo online è avvenuto lo scorso 9 aprile 2015: la vera sfida inizia ora. Cross fingers! Parlando di sogni poi, mi piacerebbe che l’eventuale internazionalizzazione di BabyGuest fosse l’occasione per offrire una seconda chance alle tante donne e mamme che per necessità hanno dovuto abbandonare le loro carriere. Mi piacerebbe reinserirle nel contesto lavorativo, ricorrendo a formule di flessibilità che permettano loro di gestire al meglio il cosiddetto work life balance.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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