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523. Johanna von Kress / Kressina

6 minuti 1048 parole

Nell’accampamento degli indiani, tra le piante del giardino, nel mare con i pesci: sono morbidi tessuti che raccontano delle storie. Intervista a Johanna von Kress, co-founder di Kressina. Entra in contatto con Johanna

Parole: 1.030 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Johanna e Valentina, amiche e mamme. Si sono rimboccate le maniche e hanno fatto tutto da sole. In un’ottica kids friendly, hanno dato vita a Kressina, una linea di abbigliamento biologico per bambini 0-6 anni. Realizzano abiti che rispondono al bisogno di gattonare, correre, saltare e sporcarsi e poi, diciamocelo, basta vestiti tutti rosa o tutti azzurri: finalmente trionfa il colore. Intervistiamo Johanna grazie a DaWanda, il mercato online in cui andare a scovare prodotti unici e realizzati artigianalmente, proprio come quelli di Kressina.

Johanna, vuoi raccontarci com’è nata Kressina?
Siamo in due, io e Valentina (Contu, ndr), e veniamo entrambe dal mondo della comunicazione, io dal web marketing mentre Valentina è una copywriter. Ci siamo conosciute nell’agenzia di comunicazione dove entrambe avevamo avuto il nostro primo impiego, dopodiché le nostre carriere hanno seguito percorsi diversi ed io mi sono messa in proprio facendo consulenza per il web. Volevamo però avere un progetto da costruire insieme, che fosse nostro. Così sono iniziati i nostri brainstorming, tra numerosi incontri e tante tazze di caffè. Cercavamo una nicchia da riempire, qualcosa che in Italia potesse funzionare. Grazie anche ad una buona conoscenza del mondo dei bambini, abbiamo puntato sulla creazione di abbigliamento per i più piccoli, che fosse biologico e derivato da una produzione responsabile. Kressina quindi è un progetto studiato a tavolino, non improvvisato. Valentina ed io abbiamo fatto tutto insieme sin dall’inizio, ora magari lei segue di più la produzione ed io la parte commerciale e delle vendite, ma lo scambio e il confronto restano una costante.

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Quali sono le qualità principali dei vostri capi e del vostro modo di lavorare?
I capi sono realizzati in tessuti biologici certificati GOTS, sono capi pratici e morbidi, con poche cuciture, e per i quali vengono impiegati solo colori naturali. Questo perché ci sono tanti bambini, compresi i miei in passato, che soffrono di dermatiti atopiche e che hanno bisogno quindi di indossare vestiti che rispettino la loro pelle. Le nostre fantasie invece si ispirano al mondo scandinavo, questo perché le stampe scandinave raccontano delle storie. Da qui l’impiego di colori forti e la scelta di soggetti come gli animali, gli indiani e i pesci sott’acqua: sono personaggi che stimolano la loro fantasia.
Siamo attente inoltre a tutte le fasi della realizzazione dei capi, dalla ricerca alla produzione, che si fanno completamente in Italia. Ci teniamo al rispetto del lavoro e delle risorse umane, quindi per il nostro abbigliamento non c’è sfruttamento di manodopera sottocosto o, peggio ancora, di bambini. Promuoviamo il lavoro delle donne e infatti la maggior parte delle nostre lavoratrici sono donne, molte sono anche mamme.
L’aver puntato sulla qualità non si traduce però in prodotti che costano tanto, preferiamo risparmiare su altre cose ed è per questo, ad esempio, che vendiamo solo online.

A questo proposito, Johanna, voi avete scelto DaWanda come marketplace in cui vendere le vostre creazioni. Quali sono le maggiori possibilità che vi offre?
Io sono tedesca e conosco DaWanda da tempo: è sinonimo di serietà e qualità dei prodotti, quindi è una garanzia sia per chi vende che per chi acquista.
Noi ci rivolgiamo soprattutto al mercato europeo quindi per l’handmade DaWanda è il partner giusto. Noi attualmente vendiamo il 60% in Italia e il resto in Francia, Germania ed Inghilterra, con qualche sporadico ordine che arriva dall’Australia. Un sito così ti dà la possibilità di essere trovato facilmente anche da chi non ti conosce, cosa che altrimenti non sarebbe possibile se non con grandi investimenti in pubblicità.

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Qual è il vostro prodotto più venduto?
In questo momento i pantaloni con gli elastici. Proprio grazie a questi elastici in pratica i pantaloni crescono insieme al bambino e quindi possono durare anche un paio d’anni. In questo modo si risolve il problema di dover comprare vestiti nuovi in continuazione perché i bimbi crescono. Nella collezione invernale invece è la sciarpa “Loop”, che una volta indossata non si può perdere.

Cosa spinge due mamme a diventare imprenditrici?
Ad un certo punto abbiamo capito che il lavoro fuori casa non era compatibile con l’essere mamma. Io non avevo un orario flessibile, l’ufficio era distante, il lavoro era impegnativo e mi occupava anche 50/60 ore a settimana. Una volta rimasta a casa per la gravidanza, mi sono trovata con più tempo per pensare e studiare un nuovo progetto. Anche adesso lavoro tanto ma posso organizzare le mie giornate con mio marito e i nonni. Normalmente lavoro dalle 7 alle 16 mentre i bimbi sono al nido, mentre il resto della giornata mi dedico a loro.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato quando avete deciso di partire?
Pensavamo di poter avere dei fondi dalle istituzioni, magari rispondendo a bandi o tramite Fondi Europei, Camera di Commercio o Comune. Si sentono tante belle parole sulle startup ma quando è ora di partire non c’è niente. Inizialmente siamo rimaste male ma poi abbiamo deciso di andare avanti ugualmente e fare tutto da sole, quindi ci siamo autofinanziate per tutto, anche per la produzione, che richiede risorse importanti.

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Quali sono invece i vantaggi di gestire in prima persona la propria attività?
Senz’altro la flessibilità, come si diceva prima. E poi il fatto di creare una cosa propria. Molti datori di lavoro dicono che una mamma non è più una risorsa valida perché pensano che una sia sempre con il pensiero ai figli, che se si ammalano si deve assentare e mille altre preoccupazioni. Invece essere mamme significa avere una marcia in più per diversi motivi, perché si impara ad organizzarsi meglio e a programmare le giornate, si sviluppa una maggiore capacità di risolvere i problemi, si crea un network di conoscenze. Il messaggio deve essere chiaro: in una azienda le mamme sono delle risorse.

Cosa consiglieresti ad una mamma che pensa di avviare un proprio business?
Di metterci tanta passione e di dedicarsi ad un progetto credibile, non solo ad un’idea senza fondamento. Bisogna avere una certa resistenza per affrontare le difficoltà e bisogna imparare a fare rete, sia essa reale o virtuale, per aiutarsi e scambiarsi idee e consigli.

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Giorgia Sorarù

Intervista a cura di Giorgia Sorarù

Web content editor e organizzatrice di eventi, sta scoprendo giorno dopo giorno il piacere della scrittura. Cinguetta come @GSoraru ma il suo cognome ha l’accento. Forse è bipolare: ama incommensurabilmente il silenzio delle montagne e il caos delle gradi città

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