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524. Riccardo Barbotti / Adamo

6 minuti 1157 parole

Amministrare la propria attività non è più una noia: qualsiasi cosa si voglia fare, ci vorranno meno di due minuti. Intervista a Riccardo Barbotti, co-founder di Adamo. Entra in contatto con Riccardo

Parole: 1.150 | Tempo di Lettura: 4 minuti e mezzo

Adamo_Riccardo Barbotti

Sono due giovani pieni di entusiasmo, convinti che le startup possano trovare terreno fertile anche in Italia, basta avere l’idea giusta. E così, andando a colmare una lacuna del mercato, è nato Adamo, un sistema semplice, veloce e intuitivo per facilitare la (notoriamente noiosa) gestione amministrativa di piccole realtà e semplificare la vita di professionisti e dirigenti d’azienda. Finora si sono autofinanziati e stanno facendo tutto da soli: Riccardo segue la parte tecnica e la gestione finanziaria mentre Davide si occupa di marketing, ma l’obiettivo è quello di crescere e coinvolgere nuove risorse.

Riccardo, ci fai capire che cos’è il gestionale Adamo?
Adamo è una piattaforma gestionale online pensata per i professionisti e le microimprese, che fornisce loro gli strumenti per svolgere attività amministrative e contabili, come ad esempio la produzione e l’archiviazione di preventivi, fatture e documenti, il controllo di costi e ricavi, la gestione di acquisti e vendite, la creazione di cataloghi di prodotti o servizi, la gestione del magazzino, la comunicazione tra i colleghi… Tutto avviene in cloud, quindi non c’è bisogno di scaricare o aggiornare niente, documenti e files sono in uno spazio cloud, e si può accedere a tutti i dati da qualsiasi dispositivo collegato a internet.
Alla piattaforma si possono collegare anche più persone, collaboratori e clienti, e i dati sono sicuri grazie a Microsoft, che è nostro partner.

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[pullquote]Il nostro invece vuole essere un approccio fresco e leggero sin dal nome[/pullquote]

Il vostro target? Avete già pensato di rivolgervi anche ad imprese più strutturate?
Il nostro gestionale è pensato per le microimprese, quindi, per intenderci, per aziende fino a 10 dipendenti. Oppure per i freelance, le partite IVA. Per ora non abbiamo pensato di rivolgerci ad altri perché le aziende più grandi hanno già dei loro sistemi mentre i piccoli molto spesso usano solo disordinati file excel oppure software costosi, installati sui singoli computer, e che sono costretti a studiare perché sono molto complessi, magari ci deve essere una specifica persona che si dedica a questo. Adamo invece ha un’interfaccia intuitiva ed immediata. Tutti hanno bisogno di gestire correttamente la propria amministrazione, che è un mondo noioso per definizione. I piccoli si spaventano a sentir parlare di gestionale con un approccio standard, quello tipico delle grandi aziende. Il nostro invece vuole essere un approccio fresco e leggero sin dal nome (“Adamo, il primo uomo della tua impresa”) e poi su tutta la linea comunicativa, oltre alla facilità di utilizzo in sé.

Non c’è il rischio che gli utenti siano ancora molto legati alla vecchia carta e quindi abbiano bisogno di una maggiore assistenza?
Per l’assistenza ci siamo noi che rispondiamo alle mail e all’interno del sito abbiamo creato delle sezioni apposite in cui trovare risposte ai principali problemi. Abbiamo anche realizzato delle video guide e per i clienti top c’è sempre l’assistenza telefonica. In realtà il sistema è stato pensato per essere molto facile da usare quindi non ci dovrebbero essere grandi difficoltà.

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Chi c’è dietro Adamo e come è nato?
Ci siamo io e Davide (Leoncino, ndr). Adamo è nato circa un anno fa: io dovevo laurearmi in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Torino e contemporaneamente mio papà, che ha un’azienda che produce mobili, non riusciva a trovare un software adatto che rispondesse alle esigenze della sua impresa. Da lì il desiderio di aiutare lui e altri imprenditori che sembravano interessati e, parlandone con i professori, è nata l’idea per la tesi. Ho coinvolto Davide, che è un mio amico storico, laureato in Marketing all’Università di Torino. E così nell’ottobre 2014 abbiamo rilasciato il programma e ci siamo rivolti a I3P, l’incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino, che oggi ci ospita come startup.

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[pullquote]…la condivisione con altre persone e la conoscenza di altre realtà…[/pullquote]

Cosa significa essere “incubati” e quali sono i principali vantaggi?
L’incubatore seleziona le migliori idee imprenditoriali e le sostiene offrendo alle startup una consulenza gratuita, aiutandoti a fissare e a raggiungere degli obiettivi. E’ un percorso guidato, non scolastico, e pur avendo molta autonomia ti viene data certamente una mano. Nell’incubatore poi c’è lo spazio fisico in cui poter lavorare, con tutti i servizi connessi. Infine, ed è l’aspetto più utile, la condivisione con altre persone e la conoscenza di altre realtà, di altre persone che magari la pensano in modo diverso dal tuo ma con le quali confrontarsi. Qui c’è da imparare e crescere, ci si può aiutare, in pratica sei immerso in questo ambiente. Noi per ora siamo qui a tempo indeterminato. Ci troviamo bene e non abbiamo voglia di andarcene, anche perché fuori dall’incubatore i costi sarebbero più alti, sia andando da soli che in uno spazio di coworking. Qui sei selezionato ed è difficile entrare, ma una volta dentro è tutto più facile.

Quali sono le vostre iniziative per farvi conoscere?
Il nostro business model prevede la pubblicità classica su web ma partecipiamo anche ad eventi, come sono stati il recente Pitch on the Beach e la tappa torinese dello SMAU. Stiamo studiando anche altre iniziative e a partire da settembre/ottobre ci piacerebbe organizzare degli eventi nostri, invitando magari a parlare degli imprenditori e per presentarci a nuovi possibili clienti.

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Qual è il rapporto delle imprese italiane con il digitale? Sono pronte per fare il salto?
Essendo una startup, spesso è difficile ottenere fiducia perché siamo piccoli, le persone si preoccupano di dove vanno a finire i loro dati. Diciamo che la dimensione della startup può far paura ma il vantaggio è che lavoriamo più velocemente e rispondiamo alle richieste degli utenti in tempi più rapidi.

[pullquote]…qui abbiamo la nostra dimensione e non abbiamo motivi per andar via. [/pullquote]

Secondo te, Riccardo, in Italia c’è spazio per le startup? Voi avete mai pensato di andare all’estero?
La tentazione di andare all’estero c’è stata all’inizio ma è stata più una tentazione dettata dall’”ignoranza”, dalla poca conoscenza, perché non ce ne intendevamo. Ora siamo convinti che si stia meglio qui, qui abbiamo la nostra dimensione e non abbiamo motivi per andar via.
Secondo me l’Italia è il posto giusto per le startup, c’è un buon mercato, e a dispetto delle voci è relativamente facile trovare finanziamenti e investitori: c’è una legge che ci sostiene (il Decreto Crescita 2.0, ndr), ci sono gli incubatori, i fondi di venture capital, i business angel.

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Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Il nostro obiettivo è continuare a crescere e da settembre vorremmo avere un nuovo socio e dei finanziatori, ma è ancora tutto da vedere.

In una battuta, un consiglio per un giovane che sta prendendo in considerazione l’idea di avviare un proprio business.
Studia molto molto molto ma poi lanciati comunque. Se ci pensi troppo non lo fai più.

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Giorgia Sorarù

Intervista a cura di Giorgia Sorarù

Web content editor e organizzatrice di eventi, sta scoprendo giorno dopo giorno il piacere della scrittura. Cinguetta come @GSoraru ma il suo cognome ha l’accento. Forse è bipolare: ama incommensurabilmente il silenzio delle montagne e il caos delle gradi città

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