CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

525. Fabio Ortolani Petrillo / Artefizio

5 minuti 871 parole

Il processo creativo che sorride all’ambiente. Intervista a Fabio Ortolani Petrillo, founder di Artefizio. Entra in contatto con Fabio

Parole: 850 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

Artefizio_profilo

Secondo il rapporto “Mind your step” elaborato quest’anno da Friends of the earth, una rete internazionale di organizzazioni ambientaliste, per produrre uno smartphone servono quasi 13 tonnellate d’acqua e 18 metri quadrati di suolo, per una t-shirt 4 tonnellate d’acqua e 4 metri di terreno. Per non parlare delle emissioni di CO2 oppure del peso sociale di certe produzioni. Da una riflessione sul consumismo e sulla necessità di preservare le risorse naturali ed energetiche nasce Artefizio, che propone accessori, scarpe e complementi d’arredo prodotti in nome del riciclo creativo. Scopriamo così che un paio di sandali può essere composto per l’83% da materiali riciclati. I prodotti di Fabio Ortolani Petrillo a marchio Artefizio si possono acquistare su DaWanda.

Fabio, ci racconti un po’ di te, del tuo lato artistico e della passione per il riuso?
Sono designer e faccio progettazione in 3D e progettazione d’interni. In passato mi dedicavo alla pittura ad olio e al disegno a china, partecipando anche a mostre d’arte a livello amatoriale. Poi ho scoperto la trash art: ho portato una lampada creata con grucce e lastre ad una collettiva in Toscana e mi sono reso conto che era un bel ambiente. In realtà ho sempre avuto la passione per i materiali e per il riuso, in fondo mi affeziono agli oggetti e mi piace dargli una nuova vita. In famiglia siamo tutti sensibili ai temi del riciclo e della sostenibilità ambientale, così col tempo ho iniziato a dedicarmi all’upcycling a tempo pieno.

Artefizio2b

Upcycling che è diverso da recycling…
Sì, non si tratta di riciclo, inteso come processo industriale di trasformazione di uno scarto, ma del riuso creativo con cui un rifiuto viene trasformato in un nuovo oggetto. In questo modo si assemblano componenti diverse e il risultato è una combinazione di estetica e arte unite a praticità, funzionalità e utilità, dato che anche l’ambiente ne trae beneficio. Da qui la mia scelta di lavorare pneumatici, copertoni, sacchi di iuta ma anche materiali di pregio, come delle vecchie cravatte di seta che ho recuperato. A livello di linea sono cravattone passate di moda, che non metterebbe più nessuno, ma lo studio che c’è stato prima per la loro produzione, la texture, i colori e le forme delle stampe, tutte queste sono proprietà che rimangono anche una volta che l’oggetto viene decontestualizzato. Noi infatti stiamo usando questa seta per i nostri sandali.

Artefizio14

Magari è una domanda banale ma dove trovate il materiale che usate?
Abbiamo iniziato a collaborare con alcune associazioni come ad esempio la Cauto di Brescia, una onlus che si occupa di gestione e stoccaggio dei rifiuti e che ci dà accesso al materiale che recuperano. Insieme abbiamo inoltre curato il progetto di restyling di Spigolandia, un mercatino dell’usato in cui si vendono anche oggetti nati dal riuso creativo. Un’altra bella collaborazione è quella con Minoia, uno dei più grandi distributori in Italia di attrezzature per skateboard, kitesurf e attività di questo tipo. Proprio con le vele dei kite abbiamo iniziato a produrre degli oggetti che sono in vendita attraverso i nostri canali.

Artefizio12

Come vostro canale di vendita usate anche DaWanda: quali sono le maggiori possibilità che questo marketplace vi offre?
Siamo presenti su DaWanda solo da gennaio, siamo dei novelli, ma è una vetrina che ci dà visibilità e aiuta l’indicizzazione del sito. Loro inoltre promuovono molto i prodotti dei loro designer quindi vale la pena esserci. Noi in questo momento vendiamo per lo più in Europa e soprattutto in Germania, a persone di solito informate e sensibili ai temi e ai valori ambientali.

Artefizio8

Fare upcycling richiede il coinvolgimento di figure diverse, dai progettisti agli artigiani: è un bel lavoro di squadra.
Per la progettazione ci siamo io e Gabriella (Favotto, ndr) e lavoriamo insieme ad una rete di artisti e appassionati che condividono le nostre idee. Fondamentale è poi il coinvolgimento degli artigiani, con il loro sapere e la loro manualità: ci sono i sarti, la ditta che assembla le calzature, eccetera. A volte è difficile trovare persone che collaborino perché il riuso creativo è una cosa nuova e per gli artigiani può essere strano affrontare dei materiali non tradizionali, quindi c’è il rischio che il progetto non venga preso sul serio.

Artefizio9

Ci sono altre difficoltà che devi affrontare quotidianamente?
Le persone pensano che un oggetto realizzato con materiali di scarto debba costare meno di un oggetto nuovo e non si rendono conto che oggigiorno non è il materiale che costa (nel nostro caso è addirittura gratis) ma l’idea ha un prezzo, bisogna capire e studiare, e poi c’è un lavoro certosino di manodopera. I nostri sono oggetti unici tutti realizzati in Italia.

Artefizio13

Credi che stia crescendo la sensibilità degli italiani per l’ecosostenibilità e l’uso delle risorse?
Sì, sta crescendo l’attenzione per le tematiche ambientali ma mi dispiace vedere che spesso è più una moda del momento piuttosto che una vera interiorizzazione. In Inghilterra e nei Paesi nordici la figura del recycler è ormai consolidata. Noi siamo meno sensibili ai temi ambientali ma è anche vero che siamo più forti su altri fronti, come nel design e nell’estetica: è un nostro retaggio culturale.

Artefizio16

Artefizio11

Artefizio6

Artefizio10

Giorgia Sorarù

Intervista a cura di Giorgia Sorarù

Web content editor e organizzatrice di eventi, sta scoprendo giorno dopo giorno il piacere della scrittura. Cinguetta come @GSoraru ma il suo cognome ha l’accento. Forse è bipolare: ama incommensurabilmente il silenzio delle montagne e il caos delle gradi città

Lascia un commento