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535. Anna Roberti / La Temeraria

7 minuti 1298 parole

La ricetta della provocazione. Intervista ad Anna Roberti, founder de La Temeraria. Entra in contatto con Anna

Parole: 1.200 | Tempo di Lettura: 5 minuti

Anna Roberti_profilo

Molto diverse tra loro ma unite dalla voglia di rompere gli schemi usando la loro passione per la buona cucina, l’arte e la musica. Nel 2007 Anna Roberti, Elisabetta Degli Esposti Merli ed Elisa Mazzola fondano il trio Culinaria, un progetto sperimentale che unisce performance artistiche ed eccellenze gastronomiche. La tradizione della cucina del Centro e Sud Italia si uniscono alle arti digitali, alla letteratura, alla musica e all’erotismo, fino a conquistare il cuore della Spagna con l’ultima avventura di Anna: il ristorante La Temeraria, nel centro di Madrid.

[pullquote]…un progetto che mirava a fare del cibo un’esperienza artistica.[/pullquote]

Anna, o forse dovrei dire “La Temeraria”, quando è nato il tuo alter ego?
Ho sempre lavorato alla Sovrintendenza dei Beni Culturali di Bologna come segretaria, un lavoro a cui sono grata perchè mi ha dato stabilità economica e tempo libero ma che, non posso non confessare, mi annoiava molto. Così, nel 2007, con le mie amiche e socie Elisa ed Elisabetta, ho intrapreso la prima avventura in quella che era davvero la mia passione: la cucina. L’occasione venne da un amico che ci propose di preparare alcuni aperitivi al Betty&Books di Bologna, un’associazione conosciuta per aver aperto il primo sexshop italiano per donne. Accettammo e creammo Culinaria, un progetto che mirava a fare del cibo un’esperienza artistica. I locali di Betty&Books erano perfetti: uno spazio gestito solo da ragazze, che non era solo un sexshop ma anche una libreria e un circolo culturale, dove si discuteva di immaginari relativi ai corpi e alla sessualità e della società in un’ottica di genere. Organizzammo svariati aperitivi “tra erotismo e letteratura”, sceglievamo un libro che avesse a che fare con sesso e cibo, e da lì traevamo ispirazione per i nostri piatti e gli abbinamenti coi vini. Tutto rigorosamente fresco e prodotto sul territorio. Le serate erano un successo e così è stata concepita La Temeraria.

La Temeraria_2

Dal 2007 al 2015, una gestazione lunga. Cos’è successo nel frattempo?
L’esperienza a Betty&Books ha portato altre collaborazioni. Il nostro gruppo si è consolidato e, senza mai diventare un catering tradizionale, abbiamo iniziato a ricevere proposte per animare eventi, mostre e festival. Ci davano un’idea, una situazione o una location e noi c’inventavamo una performance a tema. Abbiamo fatto di tutto, anche girato un programma per un’emittente locale e tenuto uno spazio a Radio Città del Capo, storica radio di Bologna. Nel 2012 il rappresentante di una casa editrice venne da noi e ci disse: «vorremmo un libro di ricette erotiche, avete carta bianca». Così ci siamo lanciate in Love Cooking, cinque capitoli, tre percorrono le prime tre fasi di una relazione, il quarto contiene suggerimenti per “giocare col cibo” e l’ultimo mira a risolvere imprevisti a tavola, dai bambini da mettere a letto, al terzo incomodo, a una cena improvvisa. Trattavamo situazioni tipo, abbinando ricette afrodisiache con consigli pratici, come la musica da mettere in sottofondo. Da quell’esperienza è nata una performance che abbiamo portato in tournée in Italia e che ho riproposto in Spagna, dove la reazione di fronte alla provocazione del binomio sesso-cibo è differente.

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[pullquote]Per noi questa è una forma d’arte e, come tale, la provocazione mira a far riflettere.[/pullquote]

E da questo confronto l’Italia come ne è uscita?
Non bene purtroppo: a parità di performance ci siamo rivelati più bacchettoni, meno disposti a ironizzare su certe tematiche o imbarazzi. E non si proponevano cose dell’altro mondo, si trattava di giochi semplici, maliziosi ma mai spinti, come bendare il proprio partner e imboccarlo. In Italia abbiamo sempre faticato a convincere le persone a partecipare, ci siamo sempre scontrate con molta inibizione. In Spagna invece mi ha sorpreso come la reale natura della performance venga colta al volo: i partecipanti si rendono subito conto che l’obiettivo è usare il cibo per risvegliare una passione sopita, o aiutare a fare il primo passo a chi non trova il coraggio, o provare a risolvere tensioni di coppia in modo inaspettato. Per noi questa è una forma d’arte e, come tale, la provocazione mira a far riflettere. In Italia non sempre questa cosa era chiara. La conferma di toccare corde sensibili è arrivata quando alcuni psicologi professionisti ci hanno proposto di utilizzare la performance per terapie di coppia, spiegandoci che il cibo non è vissuto come una vera e propria “cura” ma come qualcosa di quotidiano e naturale e che quindi può rivelarsi un eccellente strumento, ad esempio, per ritrovare un’affinità perduta.

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Ma se le cose andavano così bene, perchè avete smesso?
Non abbiamo smesso, Culinaria continua ad esistere, ma per dedicarci completamente al progetto serviva un’altra formula. Noi lavoravamo per passione, non eravamo costituite legalmente, non chiedevamo compensi ma solo il rimborso per gli ingredienti. A un certo punto però abbiamo iniziato a ricevere vere e proprie offerte di lavoro. Si trattava di prendere un impegno a tempo pieno e come Culinaria non ce la siamo sentita, anche perchè noi tre non siamo mai state un catering ma un gruppo artistico. Noi non cuciniamo per eventi ma organizziamo performance. Per questo, per far nascere La Temeraria, che invece è un locale a tutti gli effetti, mi sono staccata e ho fatto da sola il salto nel buio.

[pullquote]…l’ho creato io, con una specie di “crowdfunding della mano d’opera”.[/pullquote]

Davvero hai fatto tutto sola?
Proprio sola no: i miei amici italiani sono presenti come soci di capitale e, anche se non sono venuti con me a Madrid, hanno creduto in me e mi hanno appoggiata economicamente. Fisicamente invece sì, l’ho creato io, con una specie di “crowdfunding della mano d’opera”. Quando sono arrivata non conoscevo molta gente ma, man mano che mi facevo dei nuovi amici, raccontavo loro il mio sogno. Quando si è creata la congiuntura perfetta, ossia ho trovato il locale, ho avuto la licenza e ho messo insieme i soldi, allora le mie nuove conoscenze sono venute ad aiutarmi. Chi dipingendo i muri, chi risistemando i tavoli, chi occupandosi delle luci. Persone che fino all’anno scorso non mi conoscevano, mi hanno aiutato in modo disinteressato e con una generosità che mi ha lasciato senza parole.

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Credi che in Italia non sarebbe potuto succedere?
Questo non lo so. Prima di venire in Spagna ho fatto svariati tentativi in Italia e per aprire lo stesso locale avrei speso tre o quattro volte tanto. Italia e Spagna hanno una burocrazia molto simile ma tutte le volte che da noi cercavo informazioni mi scontravo con un «se conosci qualcuno… se riesci a trovare i soldi in un altro modo…». Qui la legge è una e si segue quella. Io sono italiana e non so se uno spagnolo avrebbe la mia stessa esperienza nella sua nazione, ma finora non ho mai trovato zone grigie, non ci sono forse-magari-chissà. In Italia ci sono una serie di norme e restrizioni sulla ristorazione che fanno davvero impazzire.

[pullquote]Il cibo, anche se buono, da solo non serve…[/pullquote]

Insomma, Spagna 1 – Italia 0 e tu non tornerai mai più…
Mai dire mai. La Temeraria ha appena due mesi e sta andando bene, in questo momento non ci penso nemmeno a lasciarla. Mi piacerebbe sperimentare anche qui i progetti realizzati con le mie socie e riprendere il discorso della performance artistica, ma finora mi è mancato il tempo. Il binomio cibo-arte sembra scontato ma, se non spieghi bene i tuoi obiettivi, la gente mangia e basta. Il cibo, anche se buono, da solo non serve, ha bisogno che qualcuno gli fornisca la scusa per essere qualcos’altro. Sempre con la stessa attitudine: essere propositivi, lanciarsi, fare cose azzardate, a volte anche un po’ folli.

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Valentina Valle Baroz

Intervista a cura di Valentina Valle Baroz

Giornalista indipendente e scrittrice, vivo in molti posti e nessuno. Dall'inizio del 2013 sono in Messico, dove scrivo di Movimenti Sociali e lotte in difesa dell'ambiente.

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