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541. Sarah Spampinato / PopUp Market Sicily

7 minuti 1272 parole

Sicilia: terra di talenti. Intervista a Sarah Spampinato, founder di PopUp Market Sicily. Entra in contatto con Sarah

Parole: 1.200 | Tempo di Lettura: 5 minuti e mezzo

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Creatività, eccellenze, prodotti unici e fai-da-te: questa è la storia di PopUp Market Sicily, un mercato-evento in cui scoprire le vere tendenze del “made in” Sicilia, in un viaggio tra oggetti e accessori di stilisti, creativi e artigiani locali, ma anche leccornie ed intrattenimento, in un mix esplosivo di tradizione, avanguardia e sperimentazione. Sarah ne è l’anima vulcanica e intraprendente che quest’anno, a coronamento di un sogno, è riuscita persino a portare la “sicilianità” dalle pendici dell’Etna fino a Londra.

[pullquote]…ho iniziato praticamente per gioco, con tutti che mi dicevano che ero pazza…[/pullquote]

Catania e Londra, due città che hai nel cuore e che, ciascuna a modo suo, ti hanno ispirato. Partiamo dall’inizio.
Ho lavorato per anni nell’organizzazione di eventi, sia per enti pubblici che per aziende private molto note. Quando è iniziato il “periodaccio”, sono diminuiti i fondi e si è venuto a creare un generale clima di austerità. Così ho deciso di avviare qualcosa di mio, desideravo un luogo di confronto per giovani talenti e brand che avessero le loro radici in Sicilia e che proponessero prodotti di qualità. Volevo promuovere queste realtà e creare per loro delle occasioni di vendita sul territorio.
Invidiosa com’ero dei mercatini di Londra (città in cui ho vissuto a lungo), ho iniziato praticamente per gioco, con tutti che mi dicevano che ero pazza e che Catania non era pronta ad accogliere un’iniziativa di questo tipo. All’inizio ho dovuto affrontare infinite difficoltà, come ad esempio la ricerca e il pagamento degli spazi. Col tempo abbiamo iniziato a ricevere sempre più adesioni da parte di artisti ed aziende di diversi settori, dal food all’handmade, e si è creato in breve tempo un ambiente molto dinamico.

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Il vostro appuntamento fisso è a Catania, in alcuni spazi di punta della città: come ci siete riusciti?
L’evoluzione c’è stata quando mi sono fatta coraggio e ho iniziato a bussare alle diverse porte per ottenere degli spazi più grandi in cui ospitare tutti i nostri espositori. Ho trovato una grande disponibilità da parte del Comune di Catania, con delle persone davvero open-minded: grazie a loro infatti, una o due volte al mese, possiamo organizzare i nostri PopUp Market nella bellissima Piscarìa, il mercato del pesce più antico della città, oppure a San Berillo. In queste location abbiamo una grande visibilità e un pubblico numeroso, che si traduce in maggiori opportunità per i nostri espositori. Non smetterò mai di ringraziare l’amministrazione per il loro fondamentale supporto.
Durante i mesi invernali invece, poiché la Pescheria è all’aperto, ci rivolgiamo a una realtà privata che è il Borghetto Europa, una struttura in stile berlinese che si trova di fronte al mare.

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Chi sono i vostri espositori?
Siamo partiti in 12 iscritti e in tre anni siamo arrivati a 250 soci, praticamente tutti siciliani. A creativi e artisti offriamo un sostegno a 360 gradi: li aiutiamo a centrare l’obiettivo di vendita, li consigliamo sui prezzi da apporre, su come esporre la merce e quali articoli saranno più adatti alla clientela.
Curiamo molto il rapporto con gli espositori. Da noi si dice che le persone hanno bisogno di essere cunuttate, ossia di essere coccolate e di instaurare un rapporto di fiducia. Così è stato ad esempio con i ragazzi di Plinca Home: li ho corteggiati per quattro mesi prima che accettassero, ma quest’estate le loro sedie sono andate a ruba.
A volte gli artisti sono timorosi ma, occupandomi anche di scouting per il marketplace DaWanda, cerco di essere un riferimento e dare loro degli stimoli. Vogliamo dare visibilità al talento e condividere con il pubblico le novità e le tendenze.

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Quali sono le maggiori possibilità che DaWanda offre agli artigiani?
E’ in assoluto una vetrina sul mondo: mentre tu dormi, dall’altra parte del pianeta possono acquistare le tue creazioni, è praticamente un negozio senza confini. DaWanda supporta molto i suoi creativi e, quando questi sono contenti, lavoriamo tutti meglio: i creativi e gli artigiani sono la nostra benzina.

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Chi frequenta normalmente i vostri mercatini?
Abbiamo un pubblico eterogeneo, che va dall’hipster alla persona elegante, dai turisti ai gruppi di amici, ma tutti sono alla ricerca di tendenze e di prodotti alternativi a quelli del consumo di massa. Persino il sindaco fa shopping da noi.
Le persone generalmente si intrattengono parecchio tempo tra gli stand, nell’area food e dove facciamo intrattenimento, con il barbiere e gli esperti di make-up. Si crea un ambiente molto dinamico e questo per me è motivo di grande orgoglio. Non tutti capiscono subito l’handmade ma è importante che le persone apprezzino gli sforzi e i valori che sono alla base di ogni creazione.

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Chi c’è dietro PopUp Market Sicily?
Io sono l’ideatrice e manager dell’evento, lo spirito creativo, e sono affiancata da Giuseppe Reina, che segue la segreteria, l’ufficio stampa e i social; da Daniele Spitaleri, che è architetto e si occupa degli allestimenti e dello scounting degli artisti; da Violetta Lima, nostra corrispondente da Londra, e poi dal mio compagno Emmanuele Marullo, che è un grande sostegno.
Abbiamo poi sostenitori e partner, soprattutto del comparto food, come ad esempio Baladin. Noi siamo cresciuti molto e le aziende sono sempre più interessate alla nostra utenza, quindi il supporto sta via via crescendo e nascono delle collaborazioni interessanti.

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[pullquote]…tutti abbiamo le stesse possibilità di riuscire in qualcosa.[/pullquote]

Voliamo un attimo nella East London: come sei riuscita a portare, quest’anno per la prima volta, i prodotti siciliani in un mercato così glamorous come quello di Spitalfields?
Passeggiando tra gli stand di questo mercato mi sono detta: «Voglio farlo anche qui». Ho mandato una bozza di progetto e alla fine credo mi abbiano risposto per sfinimento. Dovevano scegliere tra un gruppo di spagnoli e noi, e alla fine hanno scelto proprio noi. Prima di iniziare l’evento il manager mi ha detto: «Vedo in te amore, passione e un pizzico di pazzia».
Credo che ciascuno debba coltivare i propri sogni e per me questo è stato un sogno che si è realizzato. Se al mattino ti svegli e hai un obiettivo, conta poco la fortuna, siamo noi determinanti, perché in fondo, nonostante tutte le difficoltà della vita, tutti abbiamo le stesse possibilità di riuscire in qualcosa.

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Credi che portare il nostro “made in” all’estero sia quindi una carta vincete per la nostra economia?
Sì. Abbiamo delle eccellenze che all’estero sono particolarmente apprezzate e, in occasione della mia esperienza a Londra, ho visto ad esempio tanto interesse per il food, dalle marmellate al vino dell’Etna ai biscotti di farina di carrube.
E’ fondamentale che gli artigiani utilizzino anche il web e le nuove tecnologie, per avere un occhio verso l’estero e nuovi sbocchi commerciali, per un confronto e per crescere.

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Quali sono i prossimi obiettivi ed iniziative in programma?
Desidero continuare a fare bene quello che faccio, grazie alla professionalità che ho accumulato e la passione che coltivo.
In questo momento stiamo preparando il prossimo PopUp Market del 26 e 27 settembre, alla Pescheria di Catania.
Un obiettivo è quello di tornare all’estero per muoverci su un mercato internazionale, e la buona notizia è che siamo già stati riconfermati a Spitalfields per maggio del prossimo anno.
Poi ho un desiderio, che è quello di avere uno spazio dove organizzare dei laboratori per aiutare le persone a inventarsi un lavoro, a realizzare qualcosa con le proprie mani, a gestire la propria immagine e la comunicazione della propria attività. Una specie di consulenza per chi vuole abbracciare i valori dell’handmade e promuoverli al meglio.

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Giorgia Sorarù

Intervista a cura di Giorgia Sorarù

Web content editor e organizzatrice di eventi, sta scoprendo giorno dopo giorno il piacere della scrittura. Cinguetta come @GSoraru ma il suo cognome ha l’accento. Forse è bipolare: ama incommensurabilmente il silenzio delle montagne e il caos delle gradi città

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