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545. Pierpaolo Romio / Girolibero

7 minuti 1255 parole

Turismo slow: un altro modo di viaggiare. Intervista a Pierpaolo Romio, founder di Girolibero. Entra in contatto con Pierpaolo

Parole: 1.180 | Tempo di Lettura: 5 minuti

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Vacanze fuori dall’ordinario: un’idea che diventa la linea guida, attraverso gli anni, delle proposte di Girolibero. Nasce così l’”ape cicciotta” che ha trasformato una passione in lavoro. Pierpaolo Romio racconta questa avventura, sempre in divenire.

[pullquote]In Germania vedevo due cose in grande espansione: il kebab e i viaggi in bici.[/pullquote]

Girolibero, come nasce e che cosa è oggi?
Nel 1998 abbiamo fondato l’associazione Zeppelin e organizzato le prime vacanze in bicicletta. Erano le nostre prime “vacanze fuori dall’ordinario”, nate come secondo lavoro ma con l’obiettivo di trasformarle in qualcosa di più. Siamo entrati nel mondo del turismo e, pur scoprendo una serie di complessità da gestire, è nato Girolibero, che oggi è un tour operator. Proponiamo un “altro viaggiare”, in bici, in barca a vela o con il trekking, in tutto il mondo, con le formule guided (gruppi con accompagnatore) e self-guided, che noi chiamiamo “viaggi in libertà”.
Girolibero nasce dall’osservazione di quello che c’era già all’estero. Ho lavorato fino al 2002 come agente di commercio e per quello mi recavo spesso in Germania e nei Paesi del Nord Europa. Osservavo queste realtà per capire quale sarebbe stato il futuro, anche in Italia. In Germania vedevo due cose in grande espansione: il kebab e i viaggi in bici. Ho importato la seconda idea. Scherzi a parte, vedevo una diversa sensibilità, da noi ancora sopita, riguardo modi alternativi di gestire la mobilità urbana e il turismo, e il tema mi appassionava.

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Cos’è l’innovazione per te?
L’innovazione può essere anche semplicemente l’osservazione di quello che già esiste, da adattare ad un nuovo contesto. Non penso si debbano inventare cose straordinarie, a volte basta saper tradurre dei fenomeni che già si manifestano altrove. Noi ancora ci ispiriamo moltissimo a quello che fanno gli operatori stranieri, imparando da loro un approccio al viaggio che da noi non è ancora così diffuso. Alla base di ogni nostra programmazione c’è una sensibilità verso il godimento della vacanza, con i ritmi giusti e assecondando il desiderio di esplorare i luoghi.

Come sono cambiate le cose dalle vostre prime bici?
24 bici (e 24 lucchetti), caricate su un carrello preso in prestito da un gruppo teatrale, dirette verso Austria, Olanda e Germania, sono state il nostro primo viaggio. Oggi Girolibero conta 40 persone in stagione (aprile-ottobre), più 120/150 accompagnatori e 20 persone di equipaggio sulle due barche-hotel in navigazione da Mantova a Venezia. Nel frattempo le bici sono diventate 1.200, per un catalogo di oltre 200 itinerari nel mondo. Non è cambiata però la passione che ci anima e che trasferiamo nelle nostre proposte di viaggio.

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[pullquote]…mi ricorda che nella vita le cose vanno conquistate.[/pullquote]

Quando hai deciso che questo sarebbe diventato il tuo lavoro?
Fin dall’inizio il mio intento era trasformare la mia passione in lavoro. Ho fatto crescere l’attività fino a dedicarmi ad essa a tempo pieno. Poi le cose si sono evolute. Ad esempio, l’ultima proposta è questa degli hotel galleggianti. Ho iniziato con una barca, la Vita Pugna, 10 cabine: l’ho comperata in Olanda nel 2008 e mi ricorda che nella vita le cose vanno conquistate. Nei Paesi Bassi saranno 30 anni che si fanno vacanze combinando nave e bici. L’hotel ha navigato fino a Mantova e questa vacanza ha fatto il tutto esaurito sin dalla prima stagione, per il 97% con turisti stranieri. Poi abbiamo costruito ex novo una seconda imbarcazione, con 18 cabine: è la Ave Maria, su uno scafo degli anni ’70 che già si chiamava così. In mare si sa, non si cambia nome ad uno scafo, e così il nostro hotel galleggiante è rimasto Ave Maria, che è un nome di buon auspicio, della tradizione marinara e molto italiano. Gli interni sono curati dagli architetti vicentini Traverso e Vighy. Questo settore vale oggi il 10% del fatturato di Girolibero (in totale, 13 milioni di euro). La barca è costata 3 milioni di euro (contro i 2 di preventivo), ma si vende tutto l’anno perché viene utilizzata anche da aziende per attività di team building, e fa sempre il tutto esaurito (stiamo programmando ora il 2017). L’impresa è stata finanziata da Banca Etica, l’unica che ha creduto nel progetto.

Un altro grande successo, ma qualche fallimento c’è stato?
Fallimenti? Tanti! È da qui che si impara. Si fanno dei tentativi, si testano delle idee che a volte non funzionano, non rendono il giusto, e quindi si cambia direzione. È capitato per qualche progetto, per partnership e anche per destinazioni che sulla carta sembrano interessanti, ma che nei fatti poi non decollano.

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Come vedi il futuro del business?
Io credo che si debba sempre inseguire la nicchia. Con Girolibero ho fatto così e continuo a cercare nuove nicchie. Credo che questa sia la chiave, in particolare per chi avvia una nuova attività. L’alternativa è fare grandi investimenti ma è più rischioso. Il futuro di Girolibero sta nel capire il gusto dei clienti e avvicinarci il più possibile ad esso. Nel caso del turismo in bici, vedo ora una specializzazione nel triathlon. Sarà davvero interessante? Vedremo. Mi ha ispirato moltissimo il libro “Strategia oceano blu”, che insegna a preferire l’oceano blu, tirandosi fuori dall’oceano rosso del sangue della competizione estrema. Certo, gli oceani blu bisogna inventarseli, ma ne vale la pena.

[pullquote]…perché molto spesso il nostro futuro esiste già, come presente di altri.[/pullquote]

Tu che sei da sempre alla ricerca di qualcosa di “alternativo”, come vedi il cambiamento? Come avviene?
Più che altro parlerei di adattamento. La vita è una continua evoluzione e oggi lo è più che mai. Se si resta statici, si viene travolti. La chiave è adattarsi, cambiare, anche per prevenire e prepararsi alle novità in arrivo. Il segreto è osservare, perché molto spesso il nostro futuro esiste già, come presente di altri.

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Come vedi il lavoro?
La prospettiva esterna mi aiuta molto, in questo caso mi hanno dato spunti interessanti i miei amici olandesi. In Italia il lavoro è spesso basato sulle relazioni personali, a discapito della meritocrazia o della valutazione delle performance. Questa priorità dei rapporti di fatto sta alla base di tante storture, dal nepotismo alle raccomandazioni. È un tipo di approccio che inquina i rapporti di lavoro, anche se spesso ha dimensioni minime. La nostra azienda funziona come una vera squadra, in cui tutti devono dare il massimo. Nel gruppo c’è l’incoraggiamento e l’energia, la consapevolezza che ciascuno è parte vitale di un ingranaggio che deve funzionare al meglio.

[pullquote]La macchina cresce solo se tutti sono a bordo.[/pullquote]

La tua ricetta di business?
Mettere al primo posto il cliente, con precisione maniacale, e il dipendente, proprio per far funzionare il gruppo. La macchina cresce solo se tutti sono a bordo. La nostra nuova sede (inaugurata a marzo 2015, ndr) è stata pensata per far star bene tutti. Non solo per il tipo di spazi ma anche per la scelta della location. Venire in questa zona ci ha permesso, ad esempio, di non cambiare le abitudini riguardo la mobilità: come prima, tutti riusciamo a venire a lavorare in bici o con i mezzi pubblici, senza aumentare i tempi di percorrenza del tragitto casa-lavoro. Trasferirsi in una zona industriale avrebbe significato l’acquisto di almeno 15 seconde auto. Anche questo è pensare al comfort del dipendente, unendolo al vantaggio dell’impresa. È un modo di pensare non troppo comune, oggi. Ci abbiamo messo quasi quattro anni a trovare la sede adatta, proprio per le caratteristiche di comfort che cercavo e per la disponibilità di spazi. E qui ci sono entrambi.

Virtual tour

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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