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547. Alessia Camera / Questa Non E' Arte

5 minuti 871 parole

Volare a Londra per percorrere nuove strade. Intervista ad Alessia Camera, co-founder di Questa Non E’ Arte. Entra in contatto con Alessia

Parole: 840 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

Alessia Camera - credits Stefano Broli
(foto di Stefano Broli)

Da Vicenza a Londra per occuparsi di marketing online, tra progetti freelance e PlayStation. Ma Alessia Camera non è solo questo, è anche Questa Non E’ Arte, progetto per promuovere artisti underground che nasce in Italia, si sposta a Londra e ora ambisce a diventare una rete europea per condividere storie, esperienze e creatività.

Tanti parlano di andare a vivere all’estero, pochi lo fanno. Tu quando e perché hai scelto di trasferirti a Londra?
Ho scelto di trasferirmi a Londra per accedere a delle opportunità, personali e professionali. Londra rappresentava (e lo è tuttora) un mondo da scoprire, che include un milione di cose da imparare e la possibilità di mettersi in gioco. Purtroppo per la mia esperienza, l’Italia è ancora troppo legata al passato, e non sto parlando solo dei nostri genitori ma anche della nostra generazione. C’è ancora troppo poca volontà di cambiamento e di evoluzione.

Come hai approcciato il tuo ambito lavorativo, quello del digital marketing, in un ambiente così diverso? Che tipo di risultati pensi di aver ottenuto che non avresti potuto raggiungere in Italia?
Il marketing online si evolve ogni giorno, non si può mai dire di essere soddisfatti. É anche per questo che mi appassiona. Ci sono così tanti ambiti e cose che si possono imparare, soprattutto stando a contatto con progetti e persone diverse. Credo sia proprio questo quello che ho imparato, il fatto di poter approcciare progetti e persone e di lavorare insieme, la possibilità di vivere esperienze diverse. Non credo che in Italia sia così facile.

Lavori per Sony PlayStation ma segui anche tanti altri progetti. Con chi hai lavorato e cosa comporta l’approccio freelance in Inghilterra?
Quando sono arrivata ho iniziato a lavorare con un paio di startup e mi sono subito innamorata dell’ambiente, mantenendo delle collaborazioni anche dopo aver iniziato il mio lavoro come community manager con Sony PlaySation.
I progetti a cui ho collaborato sono diversi: un social network per discussioni video, un live-dance film, una talent agency, la creazione di una community di donne on the move. L’ecosistema a Londra è molto ben organizzato, ci sono eventi, co-working e community, e tutti hanno la possibilità di accedere e di farsi conoscere. Non credo che l’approccio sia molto diverso da quello italiano, poiché l’aspetto personale conta molto anche qui, ma non è l’unico che si considera per avviare le collaborazioni: è necessario dimostrare la bravura con fatti e numeri.

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Ci sono eventi di marketing online a cui hai partecipato che ti hanno particolarmente colpito e che credi siano interessanti per persone che hanno intenzione di lavorare in questo mondo?
Ho partecipato a tantissimi eventi, sia tra il pubblico che come organizzatrice e speaker. Partecipare ad eventi, grandi o piccoli, organizzare meetup ed incontrare altri professionisti è molto importante per crescere. Quello che mi piace di più di questa città è proprio il fatto che, attraverso i meetup, si può conoscere e parlare praticamente con chiunque, senza dover aspettare il forum nazionale o gli eventi più grandi (e costosi).
Uno degli eventi che mi ha appassionato di più e che mi è servito moltissimo è stato un hackaton organizzato nel weekend della festa delle donne, in cui 50 ragazze con un background diverso (programmatrici, marketing, eccetera) si sono trovate per sviluppare progetti col fine di incoraggiare un maggior numero di donne impiegate nel mondo della tecnologia e della computer science.

Questa Non E’ Arte rappresenta invece un progetto personale. Di cosa si tratta?
Questa Non E’ Arte nasce in Italia nel 2010 per creare un network di artisti non professionisti. Quanti di voi pensano che andare ai musei o alle mostre nelle gallerie sia noioso? Questa Non E’ Arte nasce appunto per sfatare il mito e dimostrare che l’interazione tra le persone e l’utilizzare approcci non convenzionali possa rendere l’arte contemporanea più stimolante ed interessante.
Con un piccolo gruppo di amici, io e il mio ragazzo Diego, abbiamo iniziato ad organizzare eventi nei quali abbiamo invitato artisti specializzati in varie discipline ad esporre opere, incoraggiando l’interazione con il pubblico e l’interpretazione di un tema comune.
Abbiamo poi iniziato a lavorare sul blog, per raccontare e diffondere le singole storie. Quando ci siamo trasferiti, abbiamo incluso le storie di artisti inglesi con This is Not Art, per raccontare l’approccio e le diverse esperienze. Ora siamo ancora in evoluzione, l’idea è quella di dare vita un network di artisti europei, creando una community e raccontando storie e particolarità dei diversi Paesi.

Quindi Questa Non E’ Arte è solo storytelling o anche community?
Entrambe. Questa Non E’ Arte nasce da una community artistica offline e continua ad essere community con gli eventi, prima di diventare storytelling, perchè cresce in mezzo ad artisti e creativi che conoscevamo in Italia. Lo storytelling diventa importante nel momento in cui la community da offline si sposta online, perché permette di condividere esperienze e punti di vista diversi. Ora che lo scopo è quello di diventare un network europeo, la community torna ad essere molto importante ed estremamente legata allo storytelling, ossia la modalità in cui raccontiamo la community.

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Francesco Bommartini

Intervista a cura di Francesco Bommartini

Giornalista appassionato di musica. Ha scritto i libri Riserva Indipendente e Fuori dalla Riserva Indipendente, collabora con Rumore, L'Arena, ExitWell. Ama la sua famiglia, i sorrisi, l’onestà e avere il cuore in pace.

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