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548. Marco Pirovano / PolentOne

5 minuti 809 parole

Una polenta… poco tradizionale. Intervista a Marco Pirovano, founder e CEO di PolentOne. Entra in contatto con Marco

Parole: 810 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

profilo Polentone

Preparatevi ad avere l’acquolina in bocca alla fine di questa storia. Racconta di un business basato su un’idea geniale nella sua semplicità, che parte da un piatto di antiche tradizioni come la polenta. Marco Pirovano, 33enne di Bergamo, già protagonista del reality Shark Tank in onda i mesi scorsi su Italia1, ne ha fatto il fulcro della propria attività imprenditoriale, che si chiama PolentOne ed è la prima polenteria d’asporto in Italia e nel mondo.

Marco, come ti è sorta l’idea di una polenteria take away?
L’idea nasce tantissimi anni fa. Di notte, circa 15 anni fa, se volevi fare uno spuntino notturno o dopo una serata tra amici, trovavi solo brioche o kebab. Così mi sono detto: «Pensa se mi metto di notte a fare la polenta, faccio i miliardi…». Dopo aver girato il mondo per 3 anni, principalmente in Australia, e aver lavorato nel settore food, al mio rientro ho deciso di mettere in pratica questa idea covata per tanto tempo.

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In quante e quali varianti proponi la polenta?
Ne propongo di due tipi: la polenta bramata bergamasca (chiamata comunemente gialla) e la polenta taragna.

Qual è il pezzo forte del tuo menù?
Assolutamente la polenta taragna con cinghiale e funghi porcini o la mia idea di polenta bramata e Nutella.

Che lavoro facevi prima di aprire PolentOne?
Ho svolto molti lavori, principalmente nel settore fitness, inizialmente come personal trainer ed istruttore di arti marziali, per poi diventare fitness manager. Ho deciso di addentrarmi nel food nel 2006, prima come classico cameriere, poi come manager di più ristoranti.

Quanto tempo è passato da quando hai avuto l’idea di PolentOne a quando hai aperto l’attività?
15 anni ma, da quando ho deciso a quando l’ho messa in pratica, circa 6 mesi.

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Lavori da solo o ti avvali di collaboratori?
Ho iniziato da solo ma ora ho un ufficio con due collaboratrici e tre consulenti commerciali esterni. Muovendomi principalmente in franchising non ho dipendenti fissi oltre a questi, ma ho affiliati al marchio.

Qual è il range di investimento che hai dovuto sostenere? Hai ricevuto l’appoggio di bandi o finanziamenti?
L’investimento si aggira intorno ai 350.000 euro per 5 anni di lavoro no stop. Nessun bando, anzi, porte sbattute in faccia da tutti, banche comprese, ma d’altronde in Italia funziona così.
Grazie al mio avvocato sono riuscito ad avere un piccolo rimborso dalla Regione Lombardia per aver internazionalizzato il marchio PolentOne.

PolentOne è anche franchising con 11 punti vendita: come ci sei arrivato? Hai raggiunto persino la Russia: un bel traguardo, vero?
Dopo un anno e mezzo dalla prima apertura (11 febbraio 2011) ho deciso che il franchising era un ottimo modo per sviluppare il tutto, anche se con mille difficoltà. Quando i negozi funzionano va tutto bene, quando non funzionano è un macello e vogliono un aiuto quasi psicologico.
Mosca è stato un traguardo stupendo, purtroppo interrotto dopo sei mesi dall’apertura per via della guerra con l’Ucraina e il successivo embargo agro-alimentare ma, toccando ferro, sono sicuro che a breve apriremo altri punti all’estero.

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Dove reperisci le materie prime?
Le materie prime sono tutte della bergamasca, abbiamo una cucina centralizzata che su nostre ricette distribuisce i sughi a tutti i nostri negozi. La farina la prendiamo da uno dei pochi mulini rimasti che macina ancora su pietra.

La cucina è da sempre una tua passione?
No, non lo è mai stata, o meglio non lo è mai stata la cucina in sé: sono un buongustaio ma non un cuoco. Tutti pensano che la cucina sia fatta solo da ciò che sta dietro ai piatti e alla loro bontà. In realtà se non c’è la forza commerciale non vendi nemmeno un piatto. Io mi ritengo un ottimo venditore, un commerciale, un food manager, ma al di fuori della cucina: provate voi a vendere a Bergamo e ai bergamaschi la polenta che esce da una macchina, e ditemi se è una cosa semplice.

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Cosa consiglieresti a un giovane con la passione per la ristorazione o, più in generale, per l’imprenditoria?
Di chiamarmi o di scrivermi. Ogni giorno mi chiedono consigli da tutta Italia e provo sempre ad essere sincero e dire come stanno le cose: non basta la bella idea, ci vuole perseveranza e costanza, crederci fino in fondo anche se hai il mondo contro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
I progetti futuri sono molti: sicuramente aprire altri negozi in franchising, siamo in trattative per Roma e Barcellona, speriamo bene. Per quanto riguarda me invece vorrei fare, alla radio o in televisione, l’aiutante (anche gratis) o il consulente per chi ha una bella idea o per chi vuole provare a fare l’imprenditore, in Italia o all’estero. Essendo stato il vincitore morale di Shark Tank su Italia1, mi piacerebbe fare lo shark e aiutare chi ha delle belle idee.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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