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551. Lino's Type

4 minuti 765 parole

Dopo la start-up, la scale-up. La storia di Lino’s Type. Entra in contatto con Lino’s Type

Parole: 731 | Tempo di lettura: 3 minuti

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La notizia la fa una startup che parte da una risorsa eccellente e poco sfruttata come il saper fare artigianale italiano e la rivitalizza, ci applica un design contemporaneo, l’open knowledge perché include risorse che possano innovarla, usa bene i social, vende online e soprattutto all’estero. Molte startup che seguono questo percorso sono nate dalle suggestioni e dagli esempi di Stefano Micelli che con Futuro Artigiano (Marsilio, 2011) ha tracciato un solco profondo per far partire un nuovo ecosistema di innovazione italiano.

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Lino’s Type è un’azienda di Verona, e Lino’s Type ha fatto un passo avanti. Parlare di startup è una cosa. Pensare allo scaleup un’altra. David Butler, vice presidente Innovazione di Coca-Cola, lancia una provocazione alle startup: quando diventerete scaleup? Lino’s Type ha recuperato macchine da stampa anni Quaranta. Ci ha creato sopra un brand, un design azzeccato, crea caratteri mobili con stampanti 3D e vende i prodotti online nei mercati più ricettivi come Germania, Giappone e Stati Uniti. I media ne hanno parlato. E’ uscita su Monocle, su Bloomberg Business Week, ne ha parlato pure Piero Angela a Super Quark, giusto per capire quanto trasversale sia l’interesse di quattro giovani che recuperano l’artigianalità italiana d’eccellenza. Qui restiamo ancora nella fase di startup.

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Lo scaleup, lo step successivo alla startup, quando l’impresa comincia a creare economie di scala, Lino’s Type lo fa con il franchising di negozi. Di primo acchito questa può apparire una mossa di marketing azzardata perché aprire un negozio è un passaggio poco frequente nell’ecosistema delle startup. Il retail che fa profitto è considerato cosa da grandi gruppi e catene. E i grandi innovano lentamente. I luoghi àncorano, la levità è internet, anche per fare business.

E se invece la strada fosse questa? Tornare ai sensi. Annusare la carta, toccare i caratteri mobili, sporcarsi le mani con l’inchiostro. Lino’s Type, dopo aver recuperato un vecchio laboratorio, averci piazzato due Heidelberg Stella e aver venduto una famiglia di prodotti online, apre un negozio collegato al laboratorio per la vendita al dettaglio e la progettazione.

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Quando varchi la soglia del negozio, Elisa non vende solo i prodotti Lino’s Type ma offre un servizio di progettazione per prodotti customizzati. Il cliente può seguirne la creazione sul computer e poi crearlo insieme a Lino’s Type all’interno del laboratorio. Come dire che la vendita avviene solo dopo la co-creazione soft e hard del prodotto. E tutto nello stesso luogo fisico.

Oggi Lino’s Type è un prototipo di negozio-laboratorio di progettazione e manualità a Verona ma già con delle richieste in altre città della Penisola, da Udine a Parma a Caserta. Ecco il franchising, lo scaleup.

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Questo è il percorso di innovazione di management: recuperare un saper fare artigianale italiano (la tipografia a caratteri mobili), renderlo contemporaneo (con il design, la stampa 3D e una nuova promozione), venderlo in modo innovativo online e offline, e legare questi tre aspetti del marketing con un unico filo conduttore, l’esperienza.

Brian Fetherstonhaugh nel 2009 pubblica un post nel blog di Ogilvy, la multinazionale della pubblicità di cui è CEO, dal titolo: ‘The 4Ps are out, the 4Es are in’, in cui spiega come occorra superare il concetto delle famose 4P del marketing (Product, Place, Price, Promotion) inventate da Jerome McCarthy nel 1960 e rese famose da Philip Kotler nel 1967, e tuffarsi nelle 4E (Experience, Everyplace, Exchange, Evangelism). Lino’s Type ha reso il prodotto una experience: il cliente non acquista solo un prodotto ma la filosofia del recupero della materialità e del DIY, do it yourself. Vende online quindi everyplace, dal negozio in una via laterale di Verona a Tokyo, Portland, Berlino. Il prodotto è una merce di scambio, exchange, creato insieme sia nella parte soft di progettazione che nella parte hard di manufatto. Permette ai consumatori potenziali e attuali di diventare gli ‘evangelisti’ della propria filosofia.

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Lino’s Type sta facendo scaleup e lo fa controcorrente, lasciando da parte il digitale e riscoprendo il ruolo del consumatore. Tutto questo nasce da quattro ragazzi che si chiamano Nicola Zago, Stefano Schiavo, Tommaso Cinti e Matteo Zamboni e da due ragazze, Laura Veronesi e Elisa Fior. Sembra che per passare da startup a scaleup occorra affiancare un nuovo modello di business, meglio se controcorrente.

Lino’s Type è una Bottega Digitale raccontata all’interno del progetto Fare Impresa Futuro di Banca Ifis. Li trovate alla prossima Maker Faire Roma in programma questo weekend 16-17-18 ottobre.

[Credits: le prime due foto sono di Ana Blagojevic]

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Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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