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563. Federica Preto / Fondo Plastico

5 minuti 843 parole

Il teatro è raccontarsi. Come un artigiano fa con la sua opera. Federica Preto ci racconta come ha legato le sue due passioni: teatro e artigianato. Entra in contatto con Federica

Parole: 823 | Tempo di lettura: 3 minuti

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L’amore per l’arte e per il teatro, visto da dietro le quinte, e l’esperienza nell’artigianato hanno ispirato Fondo Plastico, un progetto che dà risposta alle piccole aziende artigiane, dando loro i linguaggi per raccontarsi e diventare protagonisti dell’era del saper fare.

Federica, cos’è Fondo Plastico?
Fondo Plastico è la struttura nata per valorizzare e promuovere l’artigianato d’eccellenza, attraverso progetti espositivi, di formazione e di consulenza. Oggi le aziende artigiane hanno bisogno di raggiungere una nuova consapevolezza riguardo la loro capacità di creare valore, puntando proprio sul valore immateriale delle loro creazioni. Qualcosa che va oltre l’oggetto che sanno realizzare con maestria. Ora devono fare il salto di qualità puntando alla formazione. Fondo Plastico nasce proprio per dare valore all’artigiano. Ho iniziato organizzando per loro eventi espositivi. Oggi, dopo quattro anni, vedo che la richiesta è più diretta alla formazione e alla consulenza. Per questo la mia ultima proposta si chiama “Consultorio creativo”, un servizio di tutoraggio per le aziende artigiane, nei settori di comunicazione, innovazione di prodotto, esposizione.

Ci racconti il percorso che ti ha portato a Fondo Plastico?
Arrivo da un’esperienza di direzione artistica di un centro espositivo per l’artigianato d’eccellenza. Vivendo il tessuto dell’artigianato locale mi sono resa conto della necessità di una figura super partes che possa portare le aziende ad una loro maggiore valorizzazione, comprendendone le dinamiche ma, al tempo stesso, guardandole dall’esterno. Questi anni di crisi hanno reso urgente il processo di innovazione interna, cambiando l’approccio con i mercati.

Dall’esperienza di gestione dello spazio espositivo, un punto privilegiato da cui ho potuto ascoltare le aziende e vedere quanto interesse suscitavano nelle persone, ho elaborato l’idea di Fondo Plastico. Ma prima ho fatto una lunga esperienza, di 17 anni come tecnico in teatro, la mia grande passione. Sono stata responsabile di palcoscenico al Teatro Olimpico di Vicenza, scenografa e light designer, lavorando per teatri, festival e compagnie.

Dal teatro alle aziende: che ruolo ti sei disegnata?
La svolta e avvenuta proprio attorno ai miei 40 anni, quando ho deciso di portare tutto questo nelle aziende. Il teatro è raccontarsi, con diversi linguaggi (la luce, l’esposizione, il fare esperienze significative). Ecco cosa devono imparare a fare gli artigiani. Oggi posso dire che faccio la regista nelle aziende. Fare la regista mi mancava, ma la mia natura è proprio questa. Il ruolo è quello di una visione generale di un evento come ad esempio una mostra, scelgo i professionisti, orchestro le maestranze per ottenere il risultato finale.

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Come vedi l’artigiano del prossimo futuro?
Saper fare non basta più, occorre farsi conoscere e apprezzare. Nonostante questo, proprio il saper fare è ora al centro dell’attenzione globale: edizioni limitate, cura nelle lavorazioni, particolari, ricerca dei materiali sono i valori su cui puntano anche i grandi marchi, e sono i punti di forza degli artigiani. Nel mercato globale accade poi che i concorrenti siano su scala mondiale. E accade anche che gli artigiani nel mondo siano più formati. La chiave per me sta proprio nella cultura, nel senso vasto del termine, ben oltre la tecnica manuale. Made in Italy vuol dire molto più di fatto in Italia, deve significare tutta la consapevolezza di possedere nella propria storia genetica qualcosa in comune con le grandi personalità che hanno fatto la storia, da Dante a Fellini a Carlo Scarpa. È molto più che essere bravi.

E il digitale, come entra in gioco?
Gli artigiani devono essere curiosi e aperti, non fermarsi di fronte ai nuovi stimoli, come quelli che offre il mondo digitale. Ma le tecnologie devono essere intese come strumenti da portare nel mestiere, mediando con la sua parte analogica. Perché è lì che sta il valore del lavoro degli artigiani. Anche quella digitale è una cultura, che si aggiunge a quella generale, profonda, che serve all’imprenditore.

Come descrivi il tuo percorso? C’entra il destino?
Io credo che ciascuno abbia una strada segnata, che ti viene indicata dalla vita, in modo più o meno chiaro, più o meno discontinuo dalle persone, dagli incontri che si fanno. Sono tutti segnali che sta a noi scegliere, ascoltare. Ho imparato a seguire le mie sensazioni: se sento che è giusto fare una cosa, la porto avanti fino in fondo, con caparbietà. La mia fortuna sono stati i miei genitori, che mi hanno sempre sostenuta, anche quando le mie decisioni sembravano in contrasto con le loro aspettative. Hanno capito che stavo seguendo una mia strada. Saper ascoltare il proprio cuore è il modo per prendere le decisioni. Così non si sbaglia mai. Da giovani è più difficile capire cosa si vuole veramente, ma un passo alla volta, curando questa sensibilità, ci si arriva. Si fanno errori? Molti. Si soffre? Sì. Ma se sono le tue scelte, non ci saranno rimorsi o rimpianti. Come per gli artigiani, si lavora con passione. Tutto parte dall’ascolto di sé.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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