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574. Christian Greco

3 minuti 459 parole

Ricordate il fanciullino del Pascoli? La storia di Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, ne è la realizzazione.

Parole: 472 | Tempo di lettura: 2 minuti

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Quella di Christian Greco sembra la storia realizzata del fanciullino del Pascoli, che anche da adulto si confonde dentro di noi facendoci sentire la sua voce primigenia e ci induce a seguire le nostre passioni più profonde.

Nato ad Arzignano in provincia di Vicenza nel 1975, Greco è il direttore del Museo Egizio di Torino, una collezione seconda al mondo solo al Museo de Il Cairo e con più di mezzo milione di visitatori all’anno. “Ogni mattina quando vado a lavoro mi pizzico per rendermi conto che tutto questo sta davvero succedendo”.

Greco consiglia ai più giovani di seguire le proprie aspirazioni. Non senza difficoltà. Per Greco, lo scoramento vero durante la scrittura della tesi di dottorato con qualche lavoro da insegnante di lettere classiche nei licei fino al punto di svolta, una mail del 2006 da parte dell’Oriental Institute di Chicago che gli confermava il ruolo di epigrafista.

“Ho chiesto ad una amica di leggerla perché ero incredulo. Il sogno da bambino non va mai abbandonato, occorre investire su se stessi senza il timore di quello che sarà poi lo sbocco professionale”.

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Dal suo insediamento al Museo, Greco ha portato a conclusione il progetto da 50 milioni di euro durato cinque anni per far diventare il Museo Egizio di Torino il punto di riferimento per l’egittologia in Europa e soprattutto una istituzione di ricerca per gli studiosi. La sfida è mettere la ricerca e i giovani in primo piano. “Questo mi ispira e motivarli e mi spinge a trovare i fondi necessari per renderlo possibile”.

Aperto completamente rinnovato lo scorso primo aprile, Greco entra come direttore in un momento di innovazione per il museo. “Stiamo facendo confluire diverse professionalità nel Museo per trovare nuove soluzioni”. Un esempio ne è l’esposizione del sarcofago del figlio di Chefren. “Non immaginavamo avesse un peso tale per cui il pavimento non lo potesse reggere. Io ero inflessibile sul fatto che il sarcofago dovesse essere esposto perché è uno dei reperti più belli che abbiamo dell’Antico Regno e in maniera molto innovativa e cooperativa con gli architetti siamo riusciti a trovare un sistema per cui il peso del sarcofago viene scaricato sul soffitto. Il sarcofago è ora su una specie di tappeto voltante ancorato al soffitto che permette a centinaia di migliaia di visitatori di vederlo”.

Quale seme hanno piantato gli antichi egizi?
La simbiosi con la natura. Gli antichi egizi conoscevano bene la caducità dell’uomo e ci lasciano un patrimonio di amore profondo verso la vita e il cosmo.

Il fanciullino continua a far sentire la sua voce fino al momento in cui il tuo hobby diventa il tuo lavoro.

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Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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