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578. Susanna Martucci / Perpetua

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Oggetti di design dal materiale di scarto delle imprese. La storia di Alisea e della matita Perpetua raccontata dalla sua ideatrice Susanna Martucci. Entra in contatto con Susanna

Parole: 2511 | Tempo di lettura: 8 minuti

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«Siamo l’assoluto opposto dell’ordinario. Tutto quello che è abituale per noi è brivido». Si presenta così Susanna Martucci, fondatrice di Alisea Recycled and Reused Object Design, visionaria azienda italiana con sede a Cavazzale, in provincia di Vicenza, unica nel suo genere, che dal 1994 fa del riuso e del riciclo una forma di identità d’impresa, creando oggetti di design per le aziende a partire dai loro materiali di scarto di lavorazione industriale.

Susanna, come nasce Alisea?

Laureata in Legge, nasco professionalmente con Mondadori‐Walt Disney nel 1983. Io e altri neolaureati abbiamo seguito un corso per diventare i nuovi commerciali di un ramo del gruppo editoriale.

Grazie anche a questa formazione, nel ’94 fondo Alisea e inizio a interessarmi di temi legati all’ambiente e all’ecosostenibilità, prima a Bologna e dal 2007 a Vicenza. Ho sempre cercato di offrire ai nostri clienti qualcosa di nuovo, originale, diverso e a un certo punto è arrivata l’illuminazione.

In che modo?

Mi è venuta in mente una conversazione a cui avevo assistito nel 1982 in treno. Due professori universitari parlavano di rifiuti, dicevano che già allora avevamo sotto i piedi un’enorme pattumiera e che in futuro il mondo dei rifiuti sarebbe stato un grosso business.

A questo incontro casuale se ne aggiunse un altro. Mi trovavo in un bar e una persona che conoscevo solo di vista mi regalò un quadernino di un artigiano fatto in carta riciclata. Seconda illuminazione. Contattai l’artigiano, mi presentai e spiegai il mio lavoro con le aziende. Gli dissi che producevo oggetti di design per la comunicazione aziendale e che mi sarebbe piaciuto utilizzare i suoi quaderni in carta riciclata come strumento per comunicare i valori dell’azienda attraverso i valori che il suo quaderno esprimeva.

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Quali sono state le difficoltà iniziali?

In quegli anni c’erano ancora pochi materiali di scarto recuperati. Il primo decreto legge, il decreto Ronchi che disciplinava la gestione dei rifiuti, uscì nel 1997. Siamo partiti a fare notebook in carta riciclata accompagnati da una comunicazione molto forte: “nessun albero è stato abbattuto per produrre il quaderno della Parmalat”.

Quali sono stati i passi successivi?

Non potevamo continuare a lavorare solo con carta riciclata. Abbiamo cominciato a chiedere alle aziende nostre clienti i loro scarti. Gli anni dal 1998 al 2000 sono stati un continuo bussare alla porta delle imprese per chiedere “cosa buttate via?” e “sapete che con i vostri scarti possiamo costruire oggetti di design che parlano di voi e dei vostri valori in modo innovativo?”. Il feedback fu davvero positivo, perché le nostre erano idee innovative.

Cosa gettano via le aziende?

Scarti di minuteria metallica, bucce di pomodoro essiccato, 10.000 mappe del Comune di Torino con una via errata, trucioli di legno, tanto per fare qualche esempio. Abbiamo creato una linea di prodotti “Material Research” che, mettendo insieme scarti aziendali con altri materiali vergini, ha dato vita, ad esempio, a fermacarte, vassoi, porta grissini, agende, borse… Nessun pezzo viene mai uguale ad un altro. L’azienda nostra cliente sa che facciamo oggetti che le permettono di essere riconoscibile, oggetti che trasmettono valori universali: innovazione, riciclo, riuso, attenzione all’ambiente e alle persone. Che sono dopotutto anche i valori base di Alisea.

Che ritorno avete dal vostro lavoro?

Il giusto profitto ovviamente. Ogni nostro cliente è fonte di idee, ci stimola a ricercare in continuazione nuove soluzioni. Abbiamo una rete consolidata nella quale i clienti sono il nostro ufficio ricerca e sviluppo. Non saremmo qui se non avessero creduto in quello che stavamo facendo e per questo siamo loro grati.

Che certezze date al cliente?

Abbiamo investito sulla certificazione dei materiali, siamo credibili e negli anni abbiamo costruito una solida reputazione. Il nostro motto è DIRE – FARE – DIMOSTRARE. Io ti dico una cosa, te la faccio e ti dimostro che quello che ti ho promesso si realizza.

Che doti ha Alisea?

Lungimiranza e visione.

Qual è la vostra forza?

Siamo un’azienda piccola e vogliamo rimanere tali. Siamo coerenti, appassionati, propositivi. Il cliente lo percepisce. L’etica è un modo d’essere.

Tra le creature di Alisea c’è Perpetua®, la matita. Come nasce?

Certe storie nascono per caso, altre per intuito. L’idea di Perpetua nasce da entrambe nel 2012. Come ho già detto, i nostri clienti sono da sempre fonte di ispirazione, così, quando un cliente ci ha chiesto un’idea per creare un gadget utilizzando il suo scarto industriale di polvere di grafite, destinato altrimenti ad essere sotterrato in discarica, abbiamo pensato: “perché non smaltire scrivendo?”. Un gruppo di lavoro formato da Alisea, un esperto di materiali e stampaggio e due designer ha realizzato la “visione”.

È nata così Perpetua, matita composta all’80% da grafite riciclata. Coperta da brevetto europeo di prodotto e processo produttivo depositato in vari Paesi, Stati Uniti compresi, è atossica, non sporca le mani, è ideale per mancini, non si rompe se cade, si tempera normalmente, ma scrive anche se rimane senza punta o se la si taglia in due.

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Quali sono i valori veicolati da Perpetua?

15 grammi di grafite da smaltire scrivendo grazie alla tecnologia produttiva che rende superflua la scocca di legno. Pochi ricordano che per produrre le matite tradizionali è necessario abbattere alberi. Perpetua, allora, non è soltanto una scelta di stile nello scrivere, ma anche la testimonianza di un modo di vivere rispettando il Pianeta, con la consapevolezza che i piccoli gesti fanno la differenza.

Tra le tante intuizioni, ci sono la forma e il nome. Cosa si nasconde dietro ad entrambi?

L’Italia è conosciuta nel mondo anche per il suo design. Ho coinvolto, così, Marta Giardini, amica, architetto, senior designer di Zara Home, con alle spalle anni di lavoro con nomi importanti, tra cui Armani Casa. Le ho spiegato il progetto e le ho detto: “Marta, dobbiamo fare una matita unica al mondo, una matita che prima non c’era, ci pensi tu?”. Marta ha accettato subito e ha pensato di progettare una forma diversa da tutte le altre matite tonde o esagonali. L’ha voluta tonda sì, ma con un lato piatto per impedirle di rotolare dalla scrivania e per permetterne la personalizzazione sfruttando quel lato come lavagna. L’ha voluta con una gomma per cancellare di tanti colori. Una gomma che seguisse, però, la sezione della matita e che non avesse quel collarino di alluminio delle altre matite. Abbiamo così scelto per Perpetua una gomma alimentare adatta anche per cancellare, una gomma che forma un corpo unico con la parte scrivente senza utilizzo di colla.

La scelta del nome la ricordo ancora perfettamente. Eravamo a cena a casa mia, tanti amici e tutti a dire la loro su come si sarebbe potuta chiamare questa matita. Mio marito a un certo punto ha esclamato “e se la chiamassimo Perpetua?”. Ci siamo guardati entusiasti. Matita italiana, design italiano, nome femminile facile da ricordare, tipicamente italiano. Perpetua, che rimanda al personaggio de “I Promessi Sposi”, ne rivendica l’italianità. Inoltre, grazie alla doppia valenza di aggettivo, permette di rendere immediatamente intuibile alcune delle sue caratteristiche tecniche, come la durata e la resistenza agli urti.

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Quali sono state le tappe di Perpetua?

L’idea è del 2012.

Nel luglio del 2013 consegniamo le prime 5 mila Perpetue test al nostro cliente, la Tecno E.D.M. di Torino che la presenta, per primo, alla fiera aerospaziale di Parigi.

Nel settembre del 2013 inizia la presentazione di Perpetua ai miei clienti.

Nel dicembre dello stesso anno Perpetua vince il premio come migliore invenzione ecosostenibile al SETTEgreen Awards del Corriere della Sera.

Sempre nel dicembre 2013 contatto Alberto Galla, titolare di una storica libreria di Vicenza, e gli presento Perpetua. Ne rimane entusiasta.

18 dicembre 2013: 50 Perpetue vengono esposte nella cartoleria Galla in Corso Palladio a Vicenza.

23 dicembre 2013: Luigi, direttore della cartoleria Galla, mi chiama per chiedermene altre 100, perché in pochi giorni erano già finite. 

28 dicembre 2013: Luigi mi chiama per ordinarne, questa volta, 200.

Lì ho capito che era fatta. Si vendevano da sole.

Marzo 2014 : incontriamo il Team Napkin con cui concludiamo un accordo di distribuzione di Perpetua per l’Italia rivolto al mondo retail. La scelta del partner Napkin si è dimostrata vincente.

Ora in che mercato siete presenti?

B2B e B2C. Ad oggi Perpetua è conosciuta prevalentemente in Italia, ma se in Italia ha avuto questa popolarità, all’estero sono certa che il successo sarà ancora maggiore.

Chi sono i principali clienti di Perpetua?

Attualmente sono le aziende, perché Perpetua rappresenta chi la utilizza. Chi la sceglie, infatti, manda un messaggio chiaro partecipando a tenere pulito il mondo in cui viviamo e a condividere i valori di cui la stessa matita si fa portatrice. La possono utilizzare tutti, perché parla a tutti.

Sono tanti anche i privati che l’acquistano in negozio.

Oggi Perpetua è prodotta in diverse versioni.

Sì, ne abbiamo molte. Ad esempio la Perpetua Glitter Edition è decorata con polvere di alluminio riciclato. Mi sono recata da Nico Ziggiotto, un artigiano orafo vicentino, gli ho dato in mano la matita e gli ho chiesto di applicarvi la sua esperienza in campo orafo. Lui, con il pennellino usato per la smaltatura delle perle, ha preso l’alluminio riciclato da noi fornito e, a mano, lo ha applicato sulla matita. Per Expo 2015, New Holland Agriculture ha voluto Perpetua Glitter perché ha apprezzato la sapienza artigianale orafa messa al servizio di una semplice matita. Abbiamo anche Perpetua back to school & work, che abbina Perpetua a due temperini ergonomici, uno adatto per i mancini e uno per i destrorsi.

Chi sono i vostri concorrenti?

Siamo unici nel nostro genere. Con Perpetua non vendiamo solo una matita, ma anche i valori che trasmette. È la stessa filosofia seguita da Alisea, azienda che da sempre crea prodotti che noi chiamiamo “Oggetti Comunicanti”, capaci cioè di esprimere, oltre a un design e una bellezza intrinseca, anche valori legati all’ecosostenibilità e all’ambiente.

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Con TEDxVicenza avete stretto un’alleanza davvero particolare. Ce ne può parlare?

Ho conosciuto Andrea Manticò, art director di TedxVicenza e ora anche di Alisea e Perpetua, quando ci ha proposto di collaborare all’ideazione dei gadgets dell’evento edizione 2015 dal tema “Planting the seeds”. È stata per me un’occasione doppiamente importante: ho conosciuto l’agenzia di comunicazione Caratti e Poletto dove lavora Andrea e sono entrata in contatto con alcuni speakers che mi hanno particolarmente colpito e che oggi collaborano attivamente con me, quali Anna Piratti e Mick Odelli. 

Anna è un’artista visiva che vive tra Padova e Bruxelles. Nel suo progetto “Discorso Alla Pari” invita le persone a scegliere un oggetto che le rappresenta e le lascia dialogare con ‘lui’. Quello che ne esce fa riflettere. L’ho contattata per chiedere se fosse possibile pensare ad una variante del suo progetto: invitare persone che non conoscono l’oggetto Perpetua a dialogare con esso consegnandoglielo e ascoltando cosa hanno da dire. Anche in questo caso i contributi sono affascinanti. Anna condivide quello in cui io credo, che alcuni oggetti sono in grado di “comunicare”. Nel nostro caso ci piacerebbe riuscire a dimostrare che Perpetua® è in grado di comunicare, tra i vari valori, quello della positività. Sul sito di Perpetua, nella sezione Daily Art, c’è il reportage di questo suo progetto, oltre al Day by Day, ossia il diario fotografico con Perpetua ambientata in situazioni differenti.

Mick Odelli, fondatore di DrawLight, è invece specializzato in tecnologie immersive e interattive. Nel 2015 ha dato vita a Senso, una start up che mira a creare esperienze emozionali e spazi permanenti caratterizzati da una forte componente immersiva ed interattiva. Ha registrato due brevetti innovativi nell’ambito della tecnologia immersiva per i settori del retail e dell’hospitality. Attualmente si sta concentrando, assieme al suo team, per portare all’interno del punto vendita sistemi futuribili per una comunicazione emozionale del prodotto. Mi sono subito proposta per portare avanti come cliente ” sperimentale” la sua idea di un innovativo espositore multimediale. L’idea è di Senso, Perpetua è l’oggetto rivoluzionario per un espositore altrettanto rivoluzionario. Un’occasione per entrambi i nostri brand di collaborare assieme nel comune denominatore dell’innovazione. Ci presenteremo nei punti vendita che per primi hanno creduto in Perpetua per raccontare assieme i nostri prodotti con un evento dedicato. Il primo? Naturalmente la cartoleria Galla di corso Palladio a Vicenza.

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Idee per il futuro?

Davanti a me vedo un’autostrada infinita e ben precisa. Questo è un momento di opportunità incredibili, perché il mondo sta cambiando. Tra i vari progetti sto collaborando all’uscita di un nuovo marchio di moda che nasce proprio qui, a Vicenza. Un marchio dietro al quale c’è la fantastica storia di Matteo Ward, un ragazzo che a 23 anni, dopo essersi laureato in Economia all’Università Bocconi, viene assunto da Abercrombie & Fitch dove lavora dal 2009 al 2015 contribuendo all’espansione e allo sviluppo del prestigioso brand in Europa. In quegli anni Matteo viaggia, cresce, fa esperienza e, avendo modo di vivere il mondo della moda dall’interno, capisce anche quanto il sistema produttivo e commerciale che lo caratterizza non sia sostenibile e necessiti di un forte cambiamento. Scoprire infatti che la moda è la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella petrolifera lo porta a licenziarsi, a separarsi quindi dalla sua zona di comfort e a mettersi in gioco creando, più che un brand, un vero e proprio movimento, una rivoluzione in grado di riconnettere noi tutti con il vero valore dei capi che indossiamo, raccontando come vengono prodotti e da chi. Capi che diventano quindi veicoli di un messaggio e di onesti valori, cosa complicata nel mondo della moda. Al suo fianco in questo progetto ha l’ex senior designer di ETRO, Silvia Giovanardi, una forza della natura di 28 anni. Negli anni trascorsi da ETRO Silvia ha avuto modo di studiare e approfondire la sua conoscenza dei tessuti organici e delle tinture naturali.

Matteo, figlio di una mia amica, è venuto da me in cerca di consigli avendo conosciuto e riconosciuto il mio lavoro e la mia missione. Sin dal primo incontro era chiaro parlassimo lo stesso linguaggio. Alisea sta quindi collaborando con questi ragazzi mettendo a disposizione il know-how acquisito negli ultimi vent’anni nel mondo della sostenibilità. E insieme stiamo sviluppando questo movimento, attivo su social media sotto il nome di Rawd Living. Diversi giornali esteri già si stanno interessando condividendo il day-by-day della sua nascita ed evoluzione.

Attiriamo realtà che parlano la nostra stessa lingua. È per questo che davanti a me vedo autostrade che ci portano verso un modo migliore di pensare e fare le cose.

Per il futuro stiamo organizzando il nostro e‐commerce per dare anche al cliente privato, come facciamo per le aziende, la possibilità di personalizzare la propria Perpetua. Una signora per i suoi 75 anni, ad esempio, l’ha voluta regalare agli amici di una vita con incisa la scritta “Lula 75”. Ci ha detto che ha scelto Perpetua perché è una matita durevole, resistente, tenace, proprio come un’amicizia che dura da tanti anni.

Cosa augura ai giovani che sono il futuro?

Mi capita di andare nei licei o nelle Università a raccontare ai ragazzi quello che ho imparato in questi anni nel mio lavoro scegliendo di utilizzare, per realizzare degli oggetti, materiali di recupero e di riciclo. Lo faccio perché credo nei giovani. Dobbiamo essere molto generosi con loro. La nostra generazione è stata fortunata, abbiamo ricevuto tantissimo dai nostri padri, ma stiamo riconsegnando ai nostri figli un mondo sicuramente peggiore rispetto a quello ricevuto. Auguro a ciascuno di loro di costruire con saggezza il loro tempo perché “ognuno avrà il futuro che si conquisterà”.

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Margherita Grotto

Intervista a cura di Margherita Grotto

Sono Margherita e, in linea con il mio nome floreale, “coltivo parole”. Adoro scrivere, tanto da fare della mia passione un lavoro, quello di copywriter. Gioco con la creatività, l'immaginazione e le parole. Amo il colore verde, il profumo di eucalipto e le persone… Non per forza in quest’ordine di esposizione.

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