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586. Anna Zago

9 minuti 1645 parole

Teatro e architettura sono mondi simbiotici. Intervista ad Anna Zago. Entra in contatto con Anna.

Parole: 1621 | Tempo di lettura: 6 minuti

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“Show must go on. Questa è una frase fondamentale che non dovremmo mai dimenticare noi attori. Se un artista sta male, deve comunque andare in scena. Quindi la parte più faticosa dell’essere attore è rimanere sempre coerenti con la scelta di questo lavoro”. A parlare così è Anna Zago, attrice e formatrice originaria di Padova, ma operante a Vicenza. Laureata in Architettura, teneva il teatro come passione. Ora lavora nel teatro e tiene l’architettura come passione.

Chi è Anna?
Domanda difficile, perché non sono quello che faccio. Uno è a prescindere da quello che fa. Effettivamente, pur essendo “grande”, non ho ancora capito chi sono, ma ho tempo per comprenderlo (ride, ndr). Intanto procedo su un sentiero passionale che mi porta a vivere le emozioni e le cose che faccio in maniera molto profonda. Questa è l’unica cosa che posso dire di quello che sono e di quello che faccio.

Cosa volevi fare da grande, quando eri piccola?
Ho trovato di recente un libretto, sepolto a casa dei miei genitori, con scritti i miei sogni e desideri. Avrò avuto 10 anni. Sotto la voce “che cosa vuoi fare da grande?” avevo due opzioni: architetto e attrice. E ho fatto tutte e due. Mi sono laureata in architettura, ma ora faccio l’attrice. Forse da bambina avevo gli stessi sogni di adesso.

Laureata in Architettura. Cosa c’era scritto, in base a questa formazione, nel tuo futuro?
Che avrei fatto l’architetto e avrei tenuto il teatro come passione, una passione comunque forte. Architettura è stata, in realtà, una seconda scelta, dovuta a un po’ di resistenze familiari. Per caso (o destino, o strade della vita, chiamalo come vuoi) ho ripreso la passione del teatro e sempre per caso (o destino, o strade della vita) mi sono trovata di fronte nuovamente a una scelta, quella di intraprendere il teatro come lavoro e tenere l’architettura come passione. Alla fine ho tentato questa strada e ora… sono qui a parlare del teatro come del mio lavoro.

Riesci a portare l’architettura nel teatro?
Certamente, perché il metodo progettuale imparato all’università IUAV di Venezia, l’approccio derivante dagli studi classici delle scuole superiori sono strumenti che uso all’interno del mio lavoro di concezione degli spettacoli. Ci sono aspetti architettonici importanti nell’orchestrazione di un testo teatrale, di una regia, di una costruzione scenica. Quindi posso dire che architettura e teatro non sono così distanti tra loro.

Quando, come e perché è arrivata la scelta di addentrarti nel mondo del teatro?
Nei primi anni dello IUAV non ho fatto altro che seguire i corsi universitari, ma il teatro mi mancava. Un’amica un giorno mi ha detto “perché non vieni con me? Cercano una ragazza in un gruppo teatrale di giovani”. Sono andata, mi hanno presa e ho ricominciato a prendere in mano questa mia grande passione. Da lì sono entrata in contatto con Vicenza, ho conosciuto Piergiorgio Piccoli (autore, regista, attore e formatore vicentino) e ha cominciato a definirsi il mio percorso teatrale vero e proprio.

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E quale è stato il tuo percorso teatrale fino ad ora?
Ho iniziato a collaborare, verso la fine del 1995, con La Trappola, il gruppo con cui Piergiorgio Piccoli lavorava a Vicenza. Con loro ho portato avanti un percorso amatoriale. Già a Padova, comunque, collaboravo con un’associazione che si occupava di bambini, animazioni, teatro. Nel ’98 un mio progetto teatrale venne accolto in una scuola, con cui iniziai a collaborare. Da lì in poi ho continuato a creare progetti teatrali. Ho unito poi il mio percorso professionale, oltre che con Piergiorgio Piccoli, anche con Aristide Genovese, regista, attore e formatore operante a Vicenza, e Ester Mannato, ballerina, coreografa e attrice, fondando nel 2001 Theama Teatro, realtà nata inizialmente con intento formativo, poi trasformata in compagnia.

Cosa vuol dire, per te, fare teatro?
Vuol dire anche essere teatro, perché è un lavoro che ti ingloba completamente, è qualcosa che ti porta a essere concentrata solo su quello. Tutta la tua vita ruota attorno a questa professione che non si limita a essere solo lavoro, ma è anche una forma d’amore e di scelta di vita. È sicuramente qualcosa che ti porta a rinunciare a molte cose, anche importanti, però sono scelte che uno decide di fare consapevolmente.

Che tipo di attrice sei?
Parlare di metodi (Stanislavskij, e altri) è complicato e riduttivo. È bene conoscerli, ma ogni attore deve poi trovare la sua dimensione. Il migliore dei metodi è fondere i metodi, per poter trovare la propria dimensione e il proprio modo di fare teatro. Io ho comunque una visione globale, totale del teatro, mi piacciono tutti i generi e li sperimento, non saprei sceglierne uno. Insomma… che tipo di attrice sono? Non lo so. Sono un’attrice. Punto. Nel mio mestiere devo relazionarmi con registi che mi chiedono cose diverse, e io devo saper fare ciò che mi viene richiesto. È bello vedere come ogni lavoro ti metta in gioco, ti faccia scoprire qualcosa di diverso. Ogni lavoro fa crescere il tipo di attrice che sei. Io sono un’attrice composta di tutti gli spettacoli che ho fatto e di quelli che devo ancora fare.

Oltre ad attrice, sei formatrice. In cosa consiste questa tua attività, cosa ti interessa nella relazione con i bambini e a cosa punti?
Lavoro all’interno delle istituzioni scolastiche di qualsiasi ordine e grado, dalle materne alle superiori. E lavoro con gli adulti. Ogni età ha esigenze e scopi diversi. Penso che il teatro all’interno della scuola debba avere un valore unicamente formativo e educativo. L’esperto o formatore teatrale che arriva a scuola non ha lo scopo di creare uno spettacolo, ma ha l’obiettivo di far conoscere gli strumenti propri del teatro, quali spazio, corpo, voce, emozione e di metterli al servizio del bambino e dell’utente come strumento educativo. Il teatro a scuola deve diventare un modo per educare, non solo al teatro in sé, ma anche alla vita. Il bambino, attraverso il laboratorio teatrale, impara a lavorare con gli altri, a relazionarsi, a mostrare quell’universo immaginario che ha dentro, a gestire le emozioni, a domare l’istinto e, allo stesso tempo, a lasciare andare a briglia un po’ più sciolta le parti che tende solitamente a nascondere. È tutto un lavoro sull’aspetto della crescita del bambino e dell’adulto. È chiaro che alcuni aspetti del teatro non dovrebbero entrare nella scuola. Mi spiego, il teatro di una compagnia di prosa è fatto di un testo teatrale, con protagonisti, co-protagonsti, e altre figure. Questa stessa struttura non è adatta a una scuola, perché porterebbe a far lavorare diversamente tutti i ragazzi, quando invece è necessario far lavorare tutti in maniera uguale, con le stesse possibilità e gli stessi tempi, coralmente.
Il formatore che collabora con le scuole non è un regista di bambini. Si arriva comunque al momento del confronto con il pubblico, ma l’obiettivo del fare teatro è diverso.

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Sei anche regista. Come ti esprimi al meglio?
Mi piace fare tutto. Come regista ho meno esperienza, ma ora sto sperimentando e sto crescendo. Le mie tre anime (attrice, formatrice, regista) non si escludono comunque tra loro.

Oggi come viene considerato il teatro in Italia?
Viene considerato?

Qual è il tuo rapporto con la città di Vicenza?
Noi del Theama Teatro lavoriamo molto per Vicenza. È la nostra città, dopotutto, è il luogo in cui abbiamo uno spazio in gestione, il Teatro Spazio Bixio, dove la nostra attività nasce e cresce, quindi mi sento molto legata a Vicenza. Chiaramente non lavoriamo solo qui. Il mio lavoro di formatrice e organizzatrice è soprattutto qui, a Vicenza e provincia, ma il lavoro di produttrice e attrice parte da qui per andare fuori. E con alcune produzioni specifiche ci stiamo spingendo molto in là, nel panorama nazionale.

L’aspetto più impegnativo dell’essere attore.
L’aspetto più difficile dell’essere attore non è qualcosa che riguarda il mestiere, ma la scelta di vita, perché fare l’attore è una decisione non semplice, che ti porta a relazionarti con gli altri sempre con la mediazione del teatro. Il teatro viene prima delle feste, delle relazioni familiari, del tempo, dell’ozio, del relax, della salute ma, si sa, “Show must go on”.

Una cosa bella dell’essere attore.
Tutto.

Uno dei più bei ricordi della tua esperienza teatrale fino ad oggi.
Ricordo tutto molto piacevolmente. Le soddisfazioni più grandi, per me, non sono solo quelle recitative, ma anche il vedere la crescita di chi sta lavorando con te e a cui tu stai cercando di insegnare delle cose. A livello personale, ricordo con molta gioia la prima volta che siamo andati al festival di Borgio Verezzi nel 2009, con l’ “Amleto”, perché eravamo una compagnia di venti persone. Sia il festival, sia lo spettacolo, sia il lavoro che c’è stato dietro è stato molto emozionante. Il teatro più è di gruppo, più è stimolante per me.

Quali sono alcuni dei grandi nomi con cui hai avuto il piacere di collaborare?
Natalino Balasso, Anna Valle, Massimo de Francovich, Tiziano Scarpa, Maximilian Nisi. Mi piace molto il lavoro con le personalità della letteratura e della poesia, come Tiziano Scarpa, ad esempio. Prima di lui ho avuto una bellissima esperienza con una poetessa milanese conosciuta a Vicenza, durante il festival della poesia di qualche anno fa, Tiziana Cera Rosco. Recitare le sue poesie con lei presente mi è piaciuto tantissimo. Altre belle persone con cui ho lavorato sono state Ennio Cavalli, poeta e giornalista, e Franco Di Mare, giornalista.

Con chi vorresti andare in scena?
Con Massimo Popolizio, uno dei più bravi attori del panorama italiano. Poi vorrei lavorare con Bob Wilson, regista e drammaturgo statunitense.

Hai qualche tuo rituale prima di entrare in scena?

No, non ce l’ho, ma mi piace arrivare in teatro prima. Controllo la scena, gli oggetti e che il palco sia pulito. Sono un po’ maniacale in questo senso.

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Foto: Studio Azais di Beardo

Margherita Grotto

Intervista a cura di Margherita Grotto

Sono Margherita e, in linea con il mio nome floreale, “coltivo parole”. Adoro scrivere, tanto da fare della mia passione un lavoro, quello di copywriter. Gioco con la creatività, l'immaginazione e le parole. Amo il colore verde, il profumo di eucalipto e le persone… Non per forza in quest’ordine di esposizione.

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