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591. Alberto Lo Bue / Papèm

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Una app per risparmiare e vivere appieno lo shopping. Intervista a Alberto Lo Bue.Entra in contatto con Alberto

Parole: 631 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Una app per risparmiare e vivere appieno lo shopping: questa l’idea che sta alla base di Papèm, che permette a chi la scarica di trovare offerte esclusive nei punti vendita convenzionati. Abbiamo intervistato Alberto Lo Bue, uno dei fondatori e CEO, che ci ha raccontato come funziona e com’è nata l’idea.

Alberto, 
qual è la tua storia personale e professionale?

Sono un po’ un giramondo: per studio e lavoro ho vissuto tra Italia, Australia, Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Ho un background in economia e ho studiato alla Bocconi e alla London School of Economics. Dopo gli studi ho lavorato a Londra in un acceleratore di startup e poi a Berlino a Rocket Internet come data scientist. Qualche mese fa però ho deciso di rientrare in Italia per fondare Papèm, l’app che permette di trovare offerte riservate esclusivamente alla nostra community dai migliori brand, boutique e artigiani in città (per ora a Milano e Palermo ndr).

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Puoi spiegarmi in sintesi come funziona Papèm e a chi si rivolge?

Papèm è l’app che aiuta i suoi utenti a trovare ogni giorno offerte esclusivamente riservate alla community dai migliori negozi di moda e design in città. Gli utenti possono seguire i negozi convenzionati che preferiscono, scoprire nuovi designer e nuove boutique e avere con notifiche personalizzate in base al loro stile e alla loro vicinanza con i nostri partner. Possono anche prenotare per 24 ore le offerte che fanno al caso loro e andare a vederle in negozio per essere più sicuri. Fare shopping con Papèm offre sempre un vantaggio funzionale (poter vedere in anticipo le offerte intorno a te) e di prezzo (sempre più basso rispetto a quello originale del negozio). Nella prossima versione dell’app, ogni visita nei nostri negozi partner sarà premiata con alcuni punti (pèms) da spendere in premi direttamente sulla nostra app. 

Com’è nata l’idea di Papèm?
Due dei fondatori di Papèm sono proprietari di boutique e conoscono bene le sfide del mondo retail. Gli altri invece sono assidui compratori e sentivano il bisogno di fare shopping in modo più metodico e immediato. Papèm nasce dall’esigenza dei retailers e dei consumatori di abbattere le barriere tra vendite fisiche e online. Abbiamo pensato che sempre più persone usano lo smartphone per i loro acquisti, ma che non esisteva un one-stop-shop che permettesse loro di avere sempre a disposizione i migliori negozi in città e di informarsi e interagire con i loro prodotti e brand. 

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Quando hai capito che l’idea era quella giusta?

Quando nel primo mese di attività abbiamo aggregato 100 negozi tra grandi brand, boutique e artigiani. Ho capito che il nostro prodotto soddisfa un’esigenza comune a tutto il mondo del retail nei campi di abbigliamento e design e questo non può che renderti felice e soddisfatto.

Qual è stata la più grande soddisfazione che ti ha dato Papèm?

Vedere che in pochi mesi la nostra community ha iniziato a usare l’app con livelli di engagement altissimi. A quel punto ho capito che l’obiettivo di diventare un compagno di shopping imprescindibile per qualsiasi utente in cerca di prodotti di abbigliamento o design si stava avverando.

Idee per il futuro? Cosa dovrebbe fare un giovane imprenditore per avere successo nel tuo campo?

Entro fine anno, inizieremo un test sulla spedizione in città. Molti prodotti saranno disponibili a casa in poche ore, in modo da velocizzare e rendere più gradevole l’esperienza dello shopping. Penso che un giovane imprenditore per avere successo dovrebbe dedicare anima e cuore al suo progetto, ma è anche importantissimo creare intorno a sé un team di persone altrettanto appassionate e capaci.

Quanto conta il destino e quanto invece le proprie capacità per avere successo?
Non credo molto nel destino. Per cui ti rispondo così: capacità 99%, destino 1%.

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Anna Cortelazzo

Intervista a cura di Anna Cortelazzo

Scrivo per lavoro su vari siti e per passione su www.bradipocondriaca .it. Amo la Fiorentina (quella viola, non quella al sangue o ben cotta) e il mio gatto Prandy, anche se dopo la défaillance di Prandelli ai Mondiali sto pensando di cambiargli il nome.

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