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595. L’Alveare che dice Sì!

8 minuti 1419 parole

Da Parigi a Torino tra sharing economy e socialità per una spesa sana, sostenibile e consapevole. Intervista con Eugenio Sapora, Responsabile Italia. Entra in contatto con “L’Alveare che dice Sì!”

Parole: 1395 | Tempo di lettura: 7 minuti

Euge presenta

 

Eugenio vive a lavora a Parigi, rappresenta uno dei tanti e preziosi “cervelli in fuga”. In Francia sembra aver trovato le giuste opportunità professionali nel settore dell’ingegneria aerospaziale, ma in una fredda domenica parigina tutto cambia! La strada intrapresa viene messa in discussione ed emerge quel desiderio di ritornare in Italia con una nuova e coraggiosa idea di start-up che può migliorare il Paese, creando valore economico e sociale in un settore in piena crescita. Così riparte da zero, punta su prodotti a km 0 e non solo riesce ad attuare il suo progetto, ma crea anche una doppia e coinvolgente opportunità per chi oggi vuole reinventarsi come “imprenditore alimentare”.

Eugenio, ci racconti come è avvenuto il tuo cambio di rotta professionale?

“L’Alveare che dice Sì!” è per me una seconda vita. La prima è quella di un ingegnere aerospaziale, partito ad ultimare gli studi all’estero e fermatosi a lavorare in una multinazionale in Francia, a Parigi. Uno degli ormai numerosi cervelli in fuga: ricercatore, poi ingegnere di processo, ed infine, ad appena 30 anni, commerciale per i key account dell‘azienda. In parallelo a questa rapida carriera non ho però mai perso l’attrazione verso l’innovazione e verso le tematiche sociali né la voglia di aiutare concretamente a migliorare il mio Paese.
Una domenica scoprii quasi per caso un nuovo modo di vivere la filiera corta che era da poco nato nel mio quartiere di Parigi: il bar sotto casa mia si era trasformato in un vero e proprio mercato in cui contadini e cittadini interagivano in piena convivialità. Affascinato dal contesto, ho subito aderito all’iniziativa e ho iniziato a pensare a come poter replicare il tutto in Italia.

 

Quando e come è nata l’idea della startup sociale?

L’idea è nata in questa famosa domenica invernale, a inizio 2014: dovevo far qualcosa per replicare quello che avevo visto. Certo, avrei dovuto trasferirmi, abbandonare i comfort della vita da grande azienda, costruire qualcosa da zero… ma il richiamo della start-up sociale è stato molto forte. Avevo in testa un chiaro disegno da applicare per fare un grande passo verso una mini rivoluzione alimentare, un disegno socialmente utile che avrebbe coinvolto migliaia di persone.

 

team Alveare 2

 

Quali passaggi hai affrontato per trasformare l’intuizione in un concreto progetto di business?

Ho iniziato a lavorare sere e weekend per far avanzare il tutto. Ho raccolto l’offerta di aiuto di un paio di amici torinesi che, contagiati dal mio entusiasmo, si erano appassionati al progetto. Ma nonostante tutto il lavoro le cose avanzavano tanto, troppo, lentamente. Prima grande lezione che ho imparato: quando ci si dedica a un progetto così ambizioso si deve investire tutto se stessi, e non solo il tempo libero. Ho lasciato la mia azienda, ho lasciato Parigi, e a settembre 2015 ero a Torino per fondare la start-up innovativa “L’Alveare che dice Sì!”
L’incubatore i3p del Politecnico di Torino ci ha fornito un bell’aiuto sin dall’inizio: identificare i professionisti che ci avrebbero accompagnato, selezionare i bandi per i finanziamenti e anche darci una bella location. Da gennaio l’incubazione si è trasformata in una co-incubazione: SocialFare ci sta dando una grossa mano nello sviluppo del network, cosa per noi essenziale.

 

Che cos’è “L’Alveare che dice Sì!” e su quali valori si fonda?

Cominciamo col dire che, in opposizione al nostro nome, non abbiamo niente a che fare col miele e con le arnie. L’Alveare che dice Sì! è il progetto che, unendo produttori locali e consumatori consapevoli, promuove un nuovo modo per fare la spesa in modo sano, sostenibile e a km 0.
I produttori locali presenti nel raggio di 250 km si iscrivono al portale e si uniscono in un “Alveare”, mettendo in vendita online i loro prodotti: frutta, verdura, carne, formaggi. I consumatori che si registrano sul sito posso acquistare ciò che desiderano presso l’Alveare più vicino casa, scegliendo direttamente sulla piattaforma. E una volta a settimana agricoltori locali e comunità di consumatori si ritrovano creando dei minuscoli mercati temporanei a Km 0. La vera forza del progetto è la sharing economy: chiunque può creare il proprio Alveare e diventare gestore del suo gruppo d’acquisto 2.0
Ci si iscrive sul sito, si radunano amici, vicini parenti e qualche produttore della zona… ed ecco che ci si trova a trasformare un luogo della città… un ufficio, un bar, un giardino, il locale di un’associazione… in un piccolo mercato effimero dove appunto, produttori e consumatori si incontrano settimanalmente per la distribuzione dei prodotti, il tutto in piena convivialità. “L’Alveare che dice Sì!” promuove un‘agricoltura sana ed etica, un modello di consumo sostenibile per l‘ambiente, e l’appoggio dei piccoli produttori e dell‘economia locale.

 

Alveare Picadilly Parella Torino

Quali sono gli elementi innovativi?

“L’Alveare che dice Sì!” mette sharing economy, tecnologia e socialità al servizio della filiera corta. Il modello socio-economico basato sulla sharing economy è fondamentale: chiunque può investirsi nel progetto, sostenendo l’economia locale e guadagnando una piccola remunerazione. Ed ecco che nasce dunque un modello replicabile di impresa sociale, l’Alveare, creato e gestito da qualcuno che conosce benissimo la sua zona geografica.

Dal punto di vista tecnologico il sito internet e la app sono conviviali e intuitivi per tutti. Dal punto di vista degli users c’è completa flessibilità (compro solo quando e cosa voglio), convenienza (sono i contadini che fanno i prezzi: è una vera filiera corta) e trasparenza: i produttori sempre presenti alle distribuzioni, che diventano così un momento di scambio diretto col resto della comunità.

Quali sono gli strumenti e i servizi disponibili?
Gli strumenti sono variabili a seconda delle diverse utenze che si affacciano al sito.
Per i “Gestori d’Alveare” la piattaforma rappresenta un mezzo efficace per creare e gestire la propria comunità d’acquisto e si occupa di iscrizioni, ordini e pagamenti.
Per i produttori si tratta di una vero e proprio spazio di vendita online, completamente gratuito e flessibile.
Per i membri degli Alveari, che sono poi i clienti finali, l’Alveare rappresenta un nuovo modo di acquistare prodotti a filiera corta e km 0: comodo, senza costi né obblighi e a prezzo contadino. Abbiamo da poco sviluppato anche l’app iOS, scaricabile dal 17 maggio 2016.

 

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Come sta rispondendo l’Italia al progetto e quali obiettivi avete raggiunto?

Il team è stato creato con il mio arrivo, a settembre 2015 e siamo nati ufficialmente a dicembre 2015. Ad oggi abbiamo già più di 50 Alveari in tutta Italia, operativi o in costruzione. Roma, Milano, Napoli, Ragusa… gli Alveari stanno spuntando un po‘ ovunque! Contiamo ad oggi 150 produttori e 6000 persone iscritte alla piattaforma. Diciamo quindi che l’inizio è più che buono, ma è solo un inizio: il lavoro da fare resta enorme e la sfida per riuscire in questa mini-rivoluzione è ancora aperta.

 

“L’Alveare che dice Sì!” offre anche una doppia possibilità lavorativa per chi ha la giusta motivazione. Ci illustri le due opportunità?

Oltre ad offrire concreti e pratici sbocchi per i piccoli produttori, ed aiutarli quindi nel loro progetto agricolo, il progetto dell’Alveare che dice Sì! promuove una figura nuova sociale: il Gestore d’Alveare.
Il Gestore è una persona che decide di dedicare qualche ora a settimana alla costruzione e alla gestione del suo Alveare e che riceve un compenso pari a 8,35% del fatturato di ogni distribuzione.
Il Gestore può essere un appassionato che dedica una parte del suo poco tempo libero al progetto, ma può anche arrivare ad incarnare un vero e proprio ruolo imprenditoriale, l’ “imprenditore alimentare“, che si occupa di radunare una comunità di acquisto (iniziando da vicini, parenti, amici e colleghi) e di trovare qualche produttore della zona… il tutto col nostro supporto! Cosa serve per diventare Gestore d’Alveare? Motivazione, dinamismo e passione per il buon cibo. E ovviamente un po‘ di tempo: come qualunque progetto più lo si cura, migliori saranno i risultati.

Alveare san Salvario Torino

 

I tuoi consigli per chi vuole reinventarsi nel mondo del lavoro?

Principalmente due: non abbiate paura! Abbiamo una sola vita, dobbiamo viverla pienamente, divorarla, farci guidare dal nostro entusiasmo.

Per quanto sia brillante l’idea o il progetto che avete in mente, è il lavoro che ci mettete dietro che ne farà un progetto di successo o meno.

Aggiungo un terzo consiglio per chi cerca ancora la sua strada: aprite il vostro Alveare, è un’esperienza umana molto coinvolgente e può davvero trasformarsi in una vera e propria attività imprenditoriale! Tutto dipende dalla passione e dall’entusiasmo che ci metterete!

Sonia Marazia

Intervista a cura di Sonia Marazia

Digital creative e content editor con una grande passione per la digital art. Credo nella forza della rete e della creatività condivisa, concepita come energia per progettare nuove idee e nuove strade.

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