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596. Alessandra Vignato

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La musica è un modo per mettersi in relazione, perché – se ci pensiamo – la parola è prima di tutto musica. Intervista alla musicoterapeuta Alessandra Vignato. Entra in contatto con Alessandra

Parole: 1145 | Tempo di lettura: 4 minuti

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Chi è Alessandra Vignato?
Sono una che continua a cercare e approfondire, sia nella mia professione che nella mia vita. La mia vera vocazione, in realtà, sarebbe stata quella di casalinga, mamma, moglie, fra un po’ nonna, e cuoca.

Quindi cos’è la musicoterapia per te? Che spazio ha nella tua vita?
La musicoterapia diventa un fare le cose di tutti i giorni in modo musicale, quindi diventa veramente terapia.

Quando è nata l’idea di diventare musicoterapeuta?
Quando Pietro e Livia, i miei primi due figli, hanno iniziato ad andare all’asilo, avevo la giornata abbastanza libera. Ho pensato di riprendere l’Università di Lettere Moderne, che avevo lasciato alla nascita di Pietro. Il mio desiderio era, infatti, quello di laurearmi e insegnare Storia della Musica in Conservatorio. Un giorno sono andata in facoltà a Padova per parlare con un professore e dare l’esame di Storia del teatro e dello Spettacolo, ma avevo sbagliato data e orario di ricevimento. Tornata a casa, mi sono detta “Alessandra, sei sicura di voler fare proprio questo?” e mi sono risposta di no. Una delle mie sorelle, nel frattempo, aveva iniziato a fare un corso di musicoterapia ad Assisi, e avevo sentito parlare di corsi di Globalità dei Linguaggi tenuti sempre ad Assisi e inseriti, anch’essi, nelle lezioni di musicoterapia. Ho seguito quei corsi di 8 ore al giorno per un’intera settimana: intensivi, ma bellissimi, liberanti e liberatori. Nel 1995 mi sono finalmente iscritta a Musicoterapia per l’interesse che mi muoveva, anche se non avevo la più pallida idea di cosa fosse effettivamente. Si trattava di un corso di 2 settimane intensive d’estate, della durata di 4 anni. Al terzo anno di corso ero in attesa della mia terza figlia. L’ultimo anno (nel 1998) avevo la bimba piccola e, con l’aiuto di mio marito, sono riuscita a portare a compimento il percorso.

Che valore aveva la musicoterapia negli anni Novanta?
Ad Assisi era presente il corso più quotato. All’estero era già da decenni che la musicoterapia funzionava ed era riconosciuta come professione, mentre in Italia era quasi sconosciuta.
Ora da noi ne esistono tre modelli: psicanalitico, psicodinamico e umanistico. Io faccio parte della musicoterapia umanistica e sono arrivata ad ottenere il certificato europeo.

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Chi sono i destinatari della musicoterapia?
Chiunque. Ho seguito e seguo gruppi di anziani, anziani con Alzheimer, gruppi adulti (che vogliono diventare Counselor), tutte le scuole, dalle elementari alle superiori, e persone con vari tipi di handicap, dalla dislessia all’autismo, dalla cecità alla sordità.
Ho ora, come allievo-paziente, un bambino nato prematuro, cieco e autistico, con un orecchio musicale stupendo. Io suono sul mio pianoforte e lui, sull’altro, riproduce le stesse note. La musica è un modo per mettersi in relazione, perché – se ci pensiamo – la parola è prima di tutto musica. Con gli stessi bambini dislessici lavoro sulla scrittura, sul linguaggio, ma facendo loro cantare le parole, che è molto più bello di leggerle. Addirittura adopero il corsivo, anche con i bambini in età prescolare, perché il corsivo è la scrittura musicale per eccellenza, non c’è la separazione delle parole, quindi è una sorta di pittura (nella lingua russa, per esempio, il verbo scrivere è lo stesso di dipingere). Al bambino dislessico si fa apprezzare la scrittura come disegno, quindi gli si toglie quell’ansia da prestazione. La parola, nella musicoterapia umanistica, non si usa più come a scuola, ma serve per divertirsi e stare assieme agli altri, senza giudizio. E quando non c’è il giudizio, tutto diventa più facile, anche l’autostima.

Che valore ha la musica nella tua vita? E che tipo di musica?
La musica da sempre è stata una questione di famiglia. Siamo 7 fratelli in famiglia e abbiamo tutti iniziato con il pianoforte. Dopo ci sono state le scelte: oboe, flauto, pianoforte, violino. La musica nella mia vita ha un ruolo predominante, e soprattutto la musica classica.

A cosa serve la musicoterapia?
A creare benessere, armonia nella persona. Noi siamo strumenti musicali. Quando c’è qualcosa che non funziona dentro di noi, produciamo una musica stonata. La musicoterapia serve per ridare ordine e musicalità a questo strumento che, da qualche parte, non è accordato. Per accordarsi bisogna lavorare su tre parametri musicali: tempo, spazio, energia. Aiutano molto, in tal senso, anche le pratiche orientali che rendono consapevoli della qualità di energia che si possiede.

Quali sono i tuoi “strumenti” di lavoro?
Pianoforti, strumenti a fiato, idiofoni come sonagli, maracas, tamburi, xilofoni che possono essere suonati in modo immediato. Aiutano la manualità (scuotere, battere, alternare), perché abituano i bambini con handicap, e non solo, a utilizzare le mani in tanti modi. Al di là degli strumenti, uso molto anche la parola, che è canto. Nella musicoterapia umanistica, parola e linguaggio sono musica.

Quali progetti hai per il futuro?
“Vincent Van Gogh, l’incendio dell’anima” è un evento letterario-musicale-artistico debuttato sabato 30 aprile in cui si rivivono la vita e le opere di un uomo senza tempo, Van Gogh. Questo spettacolo sarà presentato alle scuole. I quadri, le lettere e le visionarie profezie di Antonin Artaud prendono vita nelle voci narranti di Giancarlo Tonini e Pietro Bruni, suoni e colori nel pianoforte di Diego Bassignana. Poi ho ricevuto una commissione da parte di un dirigente scolastico di trasformare l’epistolario tra sua nonna e il marito al fronte durante la Prima Guerra Mondiale in musica e poesia. Il tema sarà “I sentimenti nella lontananza”.

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Quali sono le frontiere della ricerca sulla musicoterapia?
Mi viene in aiuto Carlo Sini, filosofo fenomenologico, che afferma come il problema della musicoterapia sia quello di venire sempre considerata non scientifica. Il ritmo della vita, che è anche base della musica, è un elemento che concilia la scienza con la musica, perché presente in entrambe. Musica e matematica vanno a braccetto, perché il ritmo è la condizione per poter numerare tutto ciò che accade e la scienza fa altrettanto. Le basi della musicoterapia sono, quindi, scientifiche (ritmo, melodia, armonia). Oggi la musicoterapia umanistica è riconosciuta ufficialmente a livello mondiale. Con l’accreditamento europeo e con il riconoscimento della legge sulle nuove professioni, l’arteterapia ora è considerata un vero e proprio modello scientifico.

Il tuo strumento musicale preferito?
Il violoncello, che non so suonare, ma che mi affascina perché è lo strumento più vicino alla voce umana e alle forme del corpo, e perché ha un suono estremamente profondo.

Gli strumenti preferiti dai pazienti?
Il pianoforte e le percussioni.

Un aneddoto da raccontare.
Un ragazzino di prima media, al termine del progetto di musicoterapia, su un tema ha scritto: “Non solo consiglierei la musicoterapia ai miei amici e parenti, ma a tutti quelli che incontro per strada”, che ha un quid profetico. Ti racconto anche questa. Ho ricevuto una filastrocca, l’ho rivista e musicata. Una volta che l’ho presentata ai bambini delle elementari, una di loro mi ha detto: “Ma tu sei una cantastorie!”. L’ho aggiunto nel curriculum.

Margherita Grotto

Intervista a cura di Margherita Grotto

Sono Margherita e, in linea con il mio nome floreale, “coltivo parole”. Adoro scrivere, tanto da fare della mia passione un lavoro, quello di copywriter. Gioco con la creatività, l'immaginazione e le parole. Amo il colore verde, il profumo di eucalipto e le persone… Non per forza in quest’ordine di esposizione.

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