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597. Maria La Duca / Illustratore italiano

4 minuti 791 parole

Una nuova rivista non solo di illustrazioni ma anche architettura, disegno, fumetti, moda. Intervista a Maria La Duca di Illustratore Italiano. Entra in contatto con Maria

Parole: 742 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Il 21 marzo 2016 è uscito il primo numero della rivista dedicata al disegno Illustratore italiano, edizioni MOM. Venti matite, 128 pagine e un progetto ambizioso come quello di diventare un punto di riferimento per i disegnatori nostrani. Oltre ai due fratelli fondatori e editori, Maria e Filippo La Duca, il gruppo è formato anche da Elena Gusberti che si occupa delle traduzioni e dal direttore editoriale Alessandro Carboni. Noi abbiamo intervistato Maria, che di Illustratore italiano è un po’ la mamma e che, visto il suo percorso di studi, potrebbe anche sistemare l’ossatura del progetto in caso di bisogno.

Qual è la storia professionale che ti ha portato alla fondazione di Illustratore italiano?
Partiamo dalla fine: a breve concluderò il terzo anno della scuola Comix, cominciata a Brescia e finita a Padova. Ci sono arrivata tardi rispetto ai miei compagni, perché prima mi sono laureata in fisioterapia ed ero quasi diventata osteopata. Al tempo non sapevo dove sarei potuta arrivare con il disegno, quindi ho scelto il liceo scientifico prima e fisioterapia poi. Sono state comunque scelte che mi hanno entusiasmato e a cui mi sono dedicata con convinzione. Mi piaceva quello che facevo, ma poi mi sono resa conto che stavo sacrificando qualcosa, e così ho seguito l’altra mia passione, quella per il disegno.

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Come nasce Illustratore Italiano?
Avevo bisogno di capire chi erano i protagonisti di questo mondo così nuovo per me e come girava il mercato in cui mi sarei dovuta inserire, così ho cominciato a cercare informazioni a partire dalla rete.
Siamo partiti da una pagina facebook. Mi sono resa conto che c’erano varie isole di illustratori: Bologna, Lucca, Milano, Torino, Napoli. Tantissimo materiale ma pochissima comunicazione tra i nuclei delle varie città. Così è nata la pagina, che nel nome si ispira a Illustrazione italiana, una rivista del Novecento. Il tentativo era mettere in comunicazione queste realtà sconnesse: abbiamo cominciato a condividere il materiale e gli utenti arrivavano spontaneamente senza nessuna sponsorizzazione.
L’unica campagna l’abbiamo fatta per promuovere il crowdfunding, a settembre, che abbiamo attivato per avere il finanziamento per la realizzazione del primo numero.
Mentre analizzavamo la fattibilità dell’uscita in cartaceo abbiamo creato il blog. Le collaborazioni si sono allargate subito, fin dai primi festival a cui ho partecipato: per fare qualche nome, Simone Massoni, Riccardo Guasco e le professoresse della scuola Comix Marina Marcolin e Chiara Fedele.

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Un inizio col botto, insomma.
Non proprio: la campagna di crowdfunding non è andata bene, ma ci interessava comunque capire la risposta del pubblico e ci ha dato anche una grande visibilità. L’entusiasmo che questo tentativo ci ha regalato era troppo grande per rinunciare, e quindi ci siamo autofinanziati. Con il primo numero siamo andati in pari vendendo 455 copie e a breve saremo pronti per il secondo.

Dove si può trovare la rivista?
Il nostro canale principale è quello online, ma non escludiamo di allargare le vendite in alcune librerie selezionate che ci stanno contattando per distribuire la rivista. Noi preferiamo avere il controllo della distribuzione, e questa ci sembra la via migliore.

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Quando hai sentito che era l’idea giusta?
Paradossalmente con il fallimento del crowdfunding. Abbiamo raccolto 2500 euro, mentre noi ne avevamo chiesti 9000 e quindi la campagna si è chiusa a zero. Il riscontro che abbiamo avuto in termini di visibilità e interesse suscitato, però, mi ha convinto che era giusto insistere.

Qual è la vostra linea editoriale?
La rivista è dedicata al disegno, non sono all’illustrazione: vogliamo che prenda in esame questo mestiere a 360 gradi: trovano spazio il disegno per l’architettura, per il design, per la moda, il fumetto… Questa linea editoriale è stata scelta anche perché non volevamo una rivista per soli addetti ai lavori: uno dei nostri obiettivi è quello di rendere il disegno più fruibile da tutti gli appassionati. Illustratore italiano non vuole essere una rivista troppo professionale. Dedicheremo qualche pagina a temi come il diritto d’autore, ma il ruolo primario sarà destinato al disegno: nel primo numero Ivan Canu, direttore del Mimaster di Milano ha parlato del portfolio, e ci saranno delle pillole più professionali e professionalizzanti, ma sono un po’ in secondo piano rispetto al resto.

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Qualche idea per il futuro?
Io e Filippo ci siamo costituiti editori con il nome di Mom e l’intenzione è quella di rendere solida la rivista, che vorrei diventasse un punto di riferimento per gli illustratori provenienti da tutta Italia. Per ora ci concentriamo su questo e finché non si stabilizza la situazione aspetterei a fare altri passi. In ogni caso ci arrivano spesso proposte dall’esterno, quindi il materiale per progetti futuri non dovrebbe mancare.

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Anna Cortelazzo

Intervista a cura di Anna Cortelazzo

Scrivo per lavoro su vari siti e per passione su www.bradipocondriaca .it. Amo la Fiorentina (quella viola, non quella al sangue o ben cotta) e il mio gatto Prandy, anche se dopo la défaillance di Prandelli ai Mondiali sto pensando di cambiargli il nome.

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