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603. Flavio Fassio

5 minuti 854 parole

Dipingo bit, che possono essere trasformati in qualsiasi cosa. L’arte di Flavio Fassio.

Flavio Foto

 

Flavio, qual è la storia professionale che ti ha portato a sviluppare questo progetto?
Alla scuola professionale mi sono specializzato in elettronica. Per quarant’anni ho lavorato prima in quel mondo e poi in quello dell’informatica, iniziando quando ancora non c’erano i personal computer. Diciamo che sono un po’ un dinosauro dell’informatica. Ho concluso la carriera all’HP dove sono rimasto per 28 anni facendo, tra le altre cose, il manager, il responsabile dei servizi e il commerciale. È stata un’esperienza molto positiva, anche perché HP tiene molto alla formazione dei suoi dipendenti: ho avuto l’occasione di imparare le lingue all’estero e di aggiornare le mie competenze. Tre anni fa ho deciso di licenziarmi e di dedicarmi alla pittura, una passione che ho fin da piccolo.

Come ti sei avvicinato a questo mondo?
Diciamo che ci sono quasi inciampato. Da una passione è nato qualcosa di più, quando ho capito che potevo fondere l’arte con le competenze informatiche che avevo acquisito durante la mia carriera professionale e così ho creato una nuova tecnica di pittura.

Di cosa si tratta?
Io la chiamo “pittura di trasformazione”: parto dai disegni relativamente piccoli fatti da me, degli abbozzi dipinti a mano che poi importo nel computer grazie a dispositivi alla portata di tutti, come scanner e cellulare. Per l’editing utilizzo dei programmi free come ad esempio Paint o Gimp e tramite un processo da me ideato trasformo queste immagini, facendole diventare immensamente grandi: partendo da piccoli abbozzi a tecnica mista posso quindi creare elaborati grandi come mezzo campo da basket. Lo faccio in alta qualità grafica (HD Quality) e li ho chiamati Quadri-Files.

Che sviluppi può avere un’idea del genere?
Inizialmente sono stato notato da due architetti del mio paese, San Mauro Torinese, e ho fatto una mostra in cui esponevo delle stampe. La mostra è andata bene e sono intervenute più di trecento persone, ma poi mi sono reso conto che il mondo dell’arte classica mi era un po’ precluso, anche per questioni anagrafiche. Quindi ho capito che dovevo continuare a innovare, così nel 2014 mi è venuta l’idea di creare un video-quadro.

Cosa intendi?
Praticamente dipingo video in HD Quality aggiungendo anche la musica. È come se Monet avesse dipinto un quadro direttamente sul pc e lo avesse trasformato in video. Penso di essere il primo pittore al mondo che dipinge video, in particolare l’unico a farlo in HD Quality aggiungendo la musica.

Come ti è venuta quest’idea?
Stavo osservando un quadro, fra l’altro molto brutto, e di colpo ho capito che potevo replicare digitalmente l’esperienza visiva che tutti noi abbiamo quando vediamo un dipinto molto grande e prima lo guardiamo nella sua interezza per poi osservarne i particolari. Avevo i miei grandissimi quadri e li potevo replicare dentro lo storyboard di un video. Sono video prodotti senza telecamera, dipinti a mano, che durano il tempo di una canzone; considero la mia arte come una sorta di ponte: sono tecnologico, ma allo stesso tempo non mi discosto dalla tradizione, porto semplicemente a nuove forme il gesto classico della pittura.

Il pubblico ha apprezzato?
Sono ancora all’inizio, ma ho avuto delle soddisfazioni: per esempio sono stato da poco al Miscela rock festival di Ivrea partecipando nella sezione arte e ho potuto proiettare i miei video su 4 metri per 6. Vorrei poterli proiettare ancora più in grande (possono arrivare a 6 metri per 12) e in particolare vorrei proiettarli su muri storici per unire arte classica e contemporanea in un mix innovativo di arte multimediale, fondendo musica, video e movimento, il tutto unito dalla luce. Vorrei andare in giro per i borghi d’Italia e proiettare i miei quadri.

Altri progetti per il futuro?
Nel mio blog, aperto nel 2015, parlo di nuovi concetti di arte e di uno in particolare cioè quello di cucire insieme parole e immagini che sviluppo usando un po’ di tutto: dipinti miei o foto altrui contaminate da altri elementi. Attraverso queste immagini, esprimo i miei sentimenti sulla quotidianità, per esempio adesso parlo molto di terrorismo, che suscita in me delle emozioni molto forti. Ho fatto anche dei quadri sulla Brexit o sull’abuso delle armi in America. Il blog sta andando molto bene, tocco anche i mille visitatori al giorno, anche se ci ho messo un bel po’ ad arrivarci: ho costruito da solo sia quello che il mio sito, e non ho investito in pubblicità.
Mi piacerebbe che grazie all’arte i giovani si possano avvicinare al mondo di internet andando oltre i social network.

In che modo la tua arte è innovativa?
Tutte le mie creazioni non sono reali: io dipingo dei bit, che possono diventare reali se si stampano, ma non è obbligatorio. Alcuni sono più grandi di mezzo Gb, quasi come un film. Questi file possono essere trasformati in qualsiasi cosa: un video, un podcast per una radio, una grossa immagine per un giornale o cartellone pubblicitario o essere proiettati in televisione, il tutto partendo da un disegno a mano libera. È un po’ come se un pittore indossasse l’armatura di Ironman.

 

Anna Cortelazzo

Intervista a cura di Anna Cortelazzo

Scrivo per lavoro su vari siti e per passione su www.bradipocondriaca .it. Amo la Fiorentina (quella viola, non quella al sangue o ben cotta) e il mio gatto Prandy, anche se dopo la défaillance di Prandelli ai Mondiali sto pensando di cambiargli il nome.

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