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607. Mary Tomasso / Assistente virtuale

4 minuti 789 parole

Chi è e che cosa fa una assistente virtuale. La storia di Mary Tomasso. Entra in contatto con Mary.

Parole: 775 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Quando si sente dire “assistente virtuale”, la maggior parte di noi pensa alla voce elettronica di Siri. In realtà, se lo intendiamo come lavoro, non ha nulla a che vedere con una voce preregistrata, ma è un vero e proprio mestiere, ancora poco diffuso in Italia. La storia di Mary Tomasso.

Mary, non sono sicura di aver capito cos’è un’assistente virtuale, me lo potresti spiegare?
Un’assistente virtuale è una figura professionale che fornisce servizi di supporto e assistenza online a professionisti e imprese che lavorano sia online che offline. Questi servizi possono essere di vario tipo, e non è necessario offrirli tutti, anzi, sarebbe dispersivo. Si va dai servizi di segreteria, come la stesura di documenti o la gestione di indirizzi email e di alcune telefonate, fino ad arrivare a tutti quei servizi che sono legati al web, come la gestione di un blog, l’invio di una newsletter settimanale e la cura della presenza online dei clienti.

Come ti è venuta l’idea di diventare assistente virtuale?
Io vivo in Argentina e lavoravo in un’azienda italiana, ma ero molto frustrata. Forse il problema era lavorare come dipendente, e allora ho deciso di cercare un’alternativa. Mio marito ha visto un servizio televisivo su questo lavoro e così ho potuto conoscere la pioniera di questa atività in Argentina, che ha studiato con Anastacia Brice, che negli anni Novanta ha inaugurato la tendenza negli Stati Uniti. Ora in tutto il mondo ispanofono l’assistenza virtuale è una professione piuttosto diffusa e io ho potuto scoprire un mondo parallelo che poteva fare per me: pensa che, quando tornavo dal lavoro, per rilassarmi facevo ricerche su internet, quindi appena ho visto questa possibilità, nel 2009, mi sono subito lanciata scrivendo anche un libro: “Cambio lavoro, cambio vita”.

Quali sono state le principali difficoltà che hai dovuto affrontare?
Dopo il corso che ho frequentato, ho avuto dei problemi  a mettere in pratica quello che avevo imparato in teoria. In particolare ho riscontrato notevoli difficoltà nel trovare clienti, finché non ho capito che dovevo focalizzarmi su una nicchia: non si possono offrire servizi a chiunque, perché sarebbe necessario conoscere troppe cose, troppi mondi.

Su che nicchia ti sei concentrata?
Su coach e scrittori. Ho imparato a capire i loro bisogni e ora li posso anche anticipare: capita che quando mi contatta un cliente io conosca anche meglio di lui le sue esigenze in questo campo.

Che lavoro facevi prima?
Io ho il titolo di studio di interprete e traduttrice: parlo italiano, spagnolo, portoghese, francese e inglese. Le lingue sono davvero la mia passione, tanto che ora sto studiando il russo. La conoscenza delle lingue mi ha portato a lavorare soprattutto nel settore turistico e alberghiero, ma non faceva per me.

Ora invece qual è la tua giornata tipo?
Accendo il computer mentre faccio il caffè. Controllo le mail che cerco di tenere centralizzate, perché con i social si perdono molte informazioni. Le mail mi servono per sapere se c’è qualcosa da fare al di là di ciò che ho già organizzato. Poi passo ai social media che sono una delle attività che mi tengono occupata per più tempo. Un paio di volte a settimana concentro sulla programmazione dei contenuti nei social media. Le giornate non sono sempre uguali, ed è quello che mi piace di questo lavoro. Spesso faccio riunioni con alcuni clienti e con gli studenti che seguo nel mio corso di formazione per assistenti virtuali: ho creato una community che interagisce costantemente, e mi piace l’idea di aver dato loro quest’occasione.

Che strumenti usi per la pianificazione?
Al momento uso Trello. In passato ho usato Asana e Feng Office, ma di Trello mi piace molto la grafica: penso sia importante che un programma, oltre a essere funzionale, debba anche essere gradevole.

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Lavori da sola o in team?
Collaboro con alcuni professionisti: se qualcuno dei miei clienti si trova ad aver bisogno di una consulenza più specifica nell’ambito, per esempio, della grafica, gli posso fornire un contatto. Ho un programmatore come collaboratore fisso. Una delle cose che spiego nel mio blog è l’importanza di delegare ad altri alcune azioni che portano via troppo tempo, quindi anche io quando mi trovo ad avere troppi clienti cerco di farlo.

Progetti per il futuro?
Tantissimi! Come il lancio del mio corso per assistenti virtuali in un altro Paese. La mia ambizione è proprio quella di formare persone che possano fornire questi servizi, perché in Italia la professione non si conosce, ma sono sicura che potrà avere successo in futuro. Qui è una realtà assolutamente consolidata e anche negli Stati Uniti è normale delegare varie questioni lavorative, come la gestione dei social network.

Anna Cortelazzo

Intervista a cura di Anna Cortelazzo

Scrivo per lavoro su vari siti e per passione su www.bradipocondriaca .it. Amo la Fiorentina (quella viola, non quella al sangue o ben cotta) e il mio gatto Prandy, anche se dopo la défaillance di Prandelli ai Mondiali sto pensando di cambiargli il nome.