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608. Enrico Pozzobon / Eureka

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Dare una possibilità lavorativa a persone che altrimenti sarebbero destinate all’isolamento. Enrico Pozzobon racconta l’impresa sociale Eureka. Entra in contatto con Enrico

Parole: 1076 | Tempo di lettura: 4 minuti

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Molto più di una lavanderia: Eureka è una vera e propria impresa sociale che a Castelfranco Veneto (Treviso) favorisce l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e che negli anni, grazie a una guida lungimirante e a un forte investimento tecnologico, è diventata leader regionale del mercato delle case di riposo. Oggi, conta 22mila ore di lavoro al mese e 200 soci lavoratori nella lavanderia, e negli ultimi tre anni ha visto un investimento di 2 milioni e mezzo di euro. Si occupa di lavaggio e noleggio della biancheria per il corredo dei letti, della sanificazione di cuscini, materassi e tende, della gestione degli indumenti degli ospiti delle strutture socio-sanitarie e delle divise da lavoro. Abbiamo fatto una chiacchierata con Enrico Pozzobon, presidente della Lavanderia Eureka.

Come nasce la Lavanderia?
Eureka nasce nel 1988 all’interno dell’ospedale di Camposampiero (Padova) come lavanderia per la biancheria degli ospiti della struttura. Ma la vera svolta avviene nel 1997 quando, dopo molte difficoltà economiche e di gestione, si verifica l’intervento di una cooperativa sociale di Castelfranco Veneto, la cooperativa L’Incontro, che investe su Eureka che cambia sede e inizia a lavorare per la Casa di Riposo Domenico Sartor di Castelfranco Veneto. Da qui ha inizio la vera storia di Eureka che, nel 1997, diventa cooperativa sociale e inizia il suo processo di capitalizzazione e riorganizzazione ed entra a far parte del Consorzio In Concerto, ponendosi come mission quella di inserire persone svantaggiate. Nel luglio del 2013 viene costruito METRICON, un ricompositore avanzato che si presenta come un guardaroba aereo. L’idea dell’impianto prende ispirazione da un altro impianto visto in un’azienda di Dusseldorf, in Germania.

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Che ruolo hai avuto tu, Enrico, in questa vicenda?
Mi capitava di frequentare la lavanderia Eureka per ragioni lavorative, quando era una piccola cooperativa in fase di liquidazione acquisita dal locale consorzio e trasformata in cooperativa sociale di tipo b. Parlando con i responsabili dei piani ho appreso dell’esistenza di alcune criticità a livello organizzativo e allora ho pensato che avremmo potuto immaginare un sistema di riconoscimento elettronico dei capi da lavare. Come consorzio avevamo da poco acquisito una piccola società informatica. Abbiamo chiesto loro di sviluppare un sistema di riconoscimento automatizzato e da lì è partito tutto.

In cosa consiste?
Il sistema di etichettatura e riconoscimento dei capi che è stato sviluppato e continuamente migliorato nel corso degli anni prevede attualmente che per ogni nuovo ospite sia fatta attraverso un lettore ottico la valutazione dello stato dei capi di abbigliamento portati. Per ciascuno di essi sono registrati in un file nominativo condizioni d’uso, tessuto, colore. In questo modo evitiamo discussioni relative alla consegna di capi usurati o rovinati. Il sistema dell’etichettatura e del riconoscimento ottico è stato depositato come copyright presso la locale Camera di Commercio ed è un brevetto di proprietà della cooperativa Eureka.

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La vostra mission è l’inserimento delle persone svantaggiate: quante ne lavorano con voi?
I soci svantaggiati che lavorano in Eureka sono circa 70, cioè il 35% dei 200 soci lavoratori che attualmente lavorano nella nostra lavanderia. In Eureka sono inserite soprattutto persone con disabilità, persone con disagio psichiatrico, persone con problemi di dipendenza.

Come le reclutate e che tipo di mansioni svolgono?
Molte delle persone svantaggiate provengono dalla cooperativa sociale L’Incontro che, da 25 anni, opera nel campo della riabilitazione psichiatrica. Nel tempo, tra le due cooperative e le altre cooperative del Consorzio In Concerto, si è generata una vera filiera che parte con la presa in carico di persone con problemi psichiatrici che vengono riabilitate all’interno dei centri de L’Incontro e che poi vengono inserite nelle cooperative di tipo B come Eureka. Dopo un breve periodo di tirocinio, che serve per capire se sono pronte per affrontare un regime lavorativo normale, le persone vengono inquadrate con un contratto a tempo indeterminato e diventano socie della cooperativa a tutti gli effetti. Le mansioni che svolgono sono le più diverse: operatori al mangano (la macchina che asciuga e stira la biancheria piana), operatori al guardaroba aereo (soprattutto nella fase di appendimento dei capi alle grucce), operatori alla cernita (nella fase iniziale dove i diversi capi di biancheria piana vengono divisi per tipologie).

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Qual è la forza della vostra attività? 
La forza sta in diversi elementi: il primo sono i soci che rappresentano il capitale sociale della cooperativa, e non solo attraverso la quota societaria che versano, ma attraverso il loro lavoro e la loro partecipazione. L’altro punto di forza è il gruppo di cui Eureka fa parte, il Consorzio in Concerto, che in questi anni ha investito su di lei, anche economicamente. Questo ha dato modo alla cooperativa sociale di puntare su nuove tecnologie che l’hanno resa negli anni competitiva sul mercato e in grado, dal punto di vista sociale, di inserire persone svantaggiate. La tecnologia, infatti, è stata scelta non solo per automatizzare i processi, ma soprattutto per creare postazioni idonee anche ai lavoratori in difficoltà, con mansioni semplici e poco pesanti.

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Oggi le imprese sociali come la vostra sono forme concrete per dare e sviluppare lavoro o un fenomeno temporaneo? 
Noi siamo convinti che non sia un fenomeno temporaneo. Le disuguaglianze sociali in questo momento storico sono tali da rendere necessario un nuovo orientamento nel fare impresa. È fondamentale creare lavoro e nuova economia per i nostri territori, sia per una motivazione di valore che economica: una persona che non lavora è un costo per tutta la comunità. Sostenere il lavoro per noi di Eureka e per il Consorzio In Concerto significa non solo aiutare le persone in difficoltà ma anche rigenerare i nostri territori. In questi anni la nostra rete di cooperative è diventata una realtà importante per la Castellana e a noi piace definirci un vero Distretto di Economia Sociale.

Difficoltà e soddisfazioni di questo lavoro?
La difficoltà maggiore è quella di tenere testa al mercato: la competizione è sempre più pressante e le richieste dei clienti sempre più specifiche. Eureka, inoltre, deve rinnovarsi continuamente per creare al suo interno le postazioni idonee per far lavorare in maniera serena i proprio soci, con un occhio di riguardo per i soci svantaggiati. Le soddisfazioni di questo lavoro sono tante: la prima e la più importante nasce dalla consapevolezza di dare una possibilità lavorativa a persone che altrimenti sarebbero destinate all’isolamento. La seconda è essere riusciti, finora, a competere anche con aziende profit, nonostante il 35% di soci svantaggiati al nostro interno. E questo è stato possibile grazie agli investimenti tecnologici, senz’altro, ma soprattutto grazie all’impegno e alla determinazione di tutte le persone che lavorano in Eureka, dal primo all’ultimo.

Enrico

Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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