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614. Irene Palentini / Alce Rossa

7 minuti 1305 parole

Da un gioco nei boschi a un laboratorio di incisione. I suoi clienti? Persone che corrono tutto il giorno, ma che non hanno dimenticato di coltivare il lato delicato della loro persona. Entra in contatto con Alce Rossa

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Irene, chi è Alce Rossa e cosa fa?
Alce Rossa è un piccolo e vivace laboratorio di incisione, dove si realizzano immagini fantastiche usando antiche tecniche. Principalmente lavoro in calcografia, incido lastre di zinco o legno, le coloro, bagno la carta e le stampo a mano in tirature limitate. In tutto il processo non vengono usati solventi, acidi o altri elementi dannosi, ma sali e solfati, colori a base di acqua e carta in puro cotone. Da quando mi sono trasferita a Brescia in Contrada del Carmine, ho iniziato anche a tenere corsi di acquarello e incisione, usando tecniche che amo e conosco per aiutare le persone ad esprimersi e a sperimentare l’avvincente sfida della creazione artistica.

Qual è la storia di Alce Rossa?
Alce Rossa nasce un po’ per caso un po’ per volontà con la tesi di laurea specialistica in Grafica d’Arte all’Accademia di Venezia. La tesi esplorava le potenzialità lavorative che gli studi accademici offrivano e verteva su un unico visionario principio: il sentiero c’è, solo che ancora non è stato battuto. Così via via che scrivevo la tesi su come inventarsi un mestiere che in realtà esisteva già secoli fa, mettevo in pratica quello che stavo imparando. Il giorno della mia laurea Alce Rossa era realtà, una realtà fantasiosa ma funzionante e mi permetteva di guadagnare abbastanza da reinvestire nel progetto, nato a capitale zero.

Perché questo nome?
Il nome è sempre stato con me, era il mio gioco preferito da bambina, un gioco che si fa correndo nei boschi, urlando, arrampicandosi sugli alberi e ridendo con gli amici. L’ho scelto perché mi portasse fortuna e mi proteggesse con il suo aspetto coraggioso di grido di battaglia. L’infanzia poi è un periodo a cui sono molto legata e che spesso si intravede negli occhi delle creature che disegno, presenti e indefinite, come il mondo visto con gli occhi di un bambino.

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Profumo di passato in un lavoro attuale. Quanto incidono le tecniche e gli strumenti antichi nel tuo progetto? E quanto c’è, invece, di nuovo?
Trovo che il metodo sia molto importante e fin da subito mi sono sentita legata alla calcografia, ai suoi tempi, ai suoi rituali. I lavori si formano nella mia testa già vincolati agli strumenti coi quali li immagino terminati. Non saprei dire sinceramente cosa nasce prima, so che sono poche le tecniche che utilizzo e cerco di approfondirle al massimo delle mie possibilità, in ognuna vedo una lingua, con un suo codice e una sua grammatica, e la utilizzo per esprimere il concetto che ho in mente e che tramuto in immagine. Utilizzare pochi strumenti, ma conoscerli a fondo, è la chiave attraverso la quale si realizza la sintesi di tutto il mio lavoro.

In quanti e quali step, e in quanto tempo arrivi al prodotto finito?
Ci sono passaggi obbligati, di rituale, che accomunano tutti i lavori. Sono la realizzazione della bozza, la lucidatura della lastra, l’incisione, la morsura, l’inchiostrazione e infine la preparazione della carta e la stampa. Ma all’interno di ciascun passaggio esiste un mondo intero di varietà che dipendono da quanto è chiara l’immagine che ho in mente e quanto invece mi spingo a lavorare per intuito e sperimentazione. Se dovessi fare una media del tempo dedicato a ciascuna lastra, direi che si tratta di un paio di settimane, almeno, di lavoro per ciascun progetto.

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Chi chiede generalmente i tuoi prodotti? E quali sono quelli più richiesti?
Quando ho iniziato credevo che il mio cliente tipo fosse la studentessa universitaria, la mamma, la ragazzina. Invece ho scoperto di avere una sensibilità molto vicina a quella di chi lavora come libero professionista. Medici e avvocati, giovani coppie, designer e architetti sono a tutti gli effetti i miei principali collezionisti, alcuni sono personalità molto importanti all’interno del loro settore e questo mi da il coraggio per proseguire. Sono persone che corrono tutto il giorno, ma che non hanno dimenticato di coltivare il lato delicato della loro persona, hanno case belle che amano arredare e preferiscono regalare un pensiero dipinto che un oggetto industriale. Apprezzano lo stile con cui disegno, i pensieri che veicolo, ma anche che tutto sia fatto rigorosamente a mano e sono disposti a pagare qualcosa in più per avere un originale. Questo vale sia per la linea di incisioni che per gli acquerelli. I lavori più apprezzati sono stati “Protection”, una delle incisioni più grandi che ho realizzato, ma anche l’onirica “You can live here” e gli acquarelli di “Si aggiusterà tutto” e “Cresceremo insieme”. Sono lavori molto intimi ed è sempre un onore vedere come vengono sentiti vicini da qualcun altro.

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Qual è il tuo mantra?
Come diceva il maestro Yoda: “Do or do not. There is no try”.

Da chi o da cosa prendi ispirazione?
L’ispirazione viene da tutto, principalmente dalla mia vita privata. Credo molto nell’onestà intrinseca che un’opera deve avere, anche se di fantasia. Così parlo solo di ciò che conoscono, la mia vita e le mie fantasie, i mondi immaginari nei quali vago ogni tanto. Quando qualcuno si commuove davanti a qualche mio lavoro, so che ha capito e che per un momento abbiamo camminato nelle stesse scarpe. È un brivido meraviglioso.

Qual è stata la commissione più “strana”?
Una volta ho ricevuto due ordini per la stessa illustrazione quasi contemporaneamente. Il giorno dopo sono stata chiamata perché i due acquirenti erano una coppia di fidanzati, che avevano scelto lo stesso regalo per il loro anniversario. È stato molto divertente, ora si sono sposati, sono passati a trovarmi e ho realizzato un lavoro privato per la loro nuova vita insieme.

In che mercato ti situi? E che caratteri ha questo mercato?
Credo di rientrare a tutti gli effetti nella nuova categoria degli artigiani digitali, di chi coniuga antichi saperi e comunicazione digitale, un termine che definisce le professioni come la mia, che non sono realmente inventate, ma sono antiche maestranze rivisitate in chiave contemporanea.

Come raggiungi i clienti? Vendita diretta? E-commerce? Mercatini?
Ho un mercato variegato. Ovviamente vendo qui in studio a Brescia, ma anche on line e durante eventi e fiere specializzate di handmade e microeditoria, collaboro con uno studio di architettura di Milano che si occupa di arredo bimbi, ho una galleria e qualche negozio che tiene i miei lavori e spesso lavoro a commissioni private che mi arrivano via mail o i social. È un mercato trasversale e da brava artigiana ho una visione democratica delle collaborazioni, che riservo alle persone e ai progetti con filosofie vicine alla mia.

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Prossimi obiettivi?
Gli obiettivi sono sempre tanti, ci sono mille cose che vorrei fare e che farò nei prossimi mesi. Vorrei approfondire il libro d’artista, che ho avuto modo di sperimentare grazie ad Alberto Casiraghy e alle edizioni Pulcino Elefante, creare un mondo nuovo e coerente per le ultime illustrazioni che ho realizzato e rendere Alce Rossa un punto di riferimento per chi cerca qualcosa di fatto a mano con amore, per chi ama la grafica e cerca uno studio all’interno del quale portare avanti la sua passione. Voglio continuare a collaborare con persone che mi stimolano e a cui piace il progetto che sto portando avanti.

Cosa significa, oggi, fare e acquistare un pezzo unico?
Scegliere un pezzo unico, così come scegliere di realizzarlo, rappresenta uno stile di vita. Vuol dire preferire avere meno, ma di più valore. È la giusta conseguenza ad anni di plastica, la consapevolezza del nostro impatto sul cambiamento climatico, sullo sfruttamento delle risorse e delle persone. Significa fare la propria parte per lasciare questa terra un po’ meglio di come l’abbiamo trovata.

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Margherita Grotto

Intervista a cura di Margherita Grotto

Sono Margherita e, in linea con il mio nome floreale, “coltivo parole”. Adoro scrivere, tanto da fare della mia passione un lavoro, quello di copywriter. Gioco con la creatività, l'immaginazione e le parole. Amo il colore verde, il profumo di eucalipto e le persone… Non per forza in quest’ordine di esposizione.

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