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609. Addiopizzo Travel

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La cooperativa sociale che dice no al pizzo. Intervista agli ideatori di Addiopizzo Travel

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Tutto nasce dall’amore per la propria terra, la Sicilia, e dalla volontà di alzare la voce e fare qualcosa di concreto contro la mafia. Addiopizzo Travel è una cooperativa sociale che si occupa di turismo etico a sostegno di chi ha detto no alla mafia, e che nel 2015 ha fatto viaggiare ben 6000 turisti. Coinvolge oltre 1000 strutture che si ribellano alle logiche mafiose e porta i turisti alla scoperta di una regione ricca di storia e cultura. Ecco come.

Come nasce Addiopizzo Travel?

Per spiegare la nascita di questo tour operator occorre fare un passo indietro. Prima di tutto, nel 2004 a Palermo, è sorto Addiopizzo, movimento antimafia nato da un gruppo di giovani intorno a uno slogan: un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. Il Comitato Addiopizzo opera dal basso con una strategia inedita: il consumo critico contro il pizzo. I cittadini sostengono con i propri acquisti i commercianti che non cedono alle richieste estorsive e che si sono apertamente schierati contro la prepotenza mafiosa. 

Cosa ha portato alla nascita di questo movimento?

L’idea è venuta a un gruppo di sette ragazze e ragazzi, fra i 25 e i 30 anni, studenti universitari e giovani lavoratori. È nato con una provocazione: centinaia di adesivi con scritto “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità” sono stati stampati e affissi di notte ovunque in città. Questo primo atto di protesta e di “insubordinazione” alle regole di Cosa Nostra ha sconvolto i palermitani e i siciliani tutti, costringendo i cittadini a riflettere sul fenomeno del pizzo come un problema che tocca tutta la collettività, fatta di commercianti e imprenditori, ma anche di consumatori. Il primo nucleo di sette persone è cresciuto immediatamente con le successive azioni e ha iniziato a riunirsi regolarmente per ideare e attuare forme nuove di opposizione al pizzo. È stato aperto un sito web e dopo qualche mese il movimento si è costituito come associazione senza scopo di lucro con il nome di “Addiopizzo”. Nasce così quindi l’idea del “consumo critico Addiopizzo”, a sostegno degli imprenditori e dei negozianti che si ribellano alla mafia. Nel 2005 viene lanciata la campagna di consumo critico “Pago chi non paga”, tuttora il fulcro dell’azione di Addiopizzo.

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Come siete arrivati allora al tour operator?

Sulla scia del lavoro del Comitato è nata nel novembre 2009 Addiopizzo Travel, oggi una cooperativa che propone turismo etico a sostegno di chi ha detto no alla mafia, attraverso un assaggio dei luoghi e delle storie più significative della lotta antimafia, per regalare un’esperienza di vera partecipazione. E con la consapevolezza di non lasciare nemmeno un centesimo alla mafia.  I viaggiatori che scelgono la “vacanza pizzo-free” usufruiscono dei servizi delle ditte iscritte alla lista di Addiopizzo, soggiornano presso strutture ricettive e consumano presso ristoranti che si sono ribellati alla mafia, visitando le aziende sorte su terreni confiscati ai boss di Cosa nostra. In questo modo, i turisti sono i protagonisti di un percorso di riconquista del territorio e di sviluppo economico nella legalità, contribuendo alla lotta per lo sradicamento del fenomeno mafioso. Vogliamo far conoscere una Sicilia che non sia più sinonimo di mafia ma piuttosto di quella “terra bellissima” che Paolo Borsellino aveva sognato.

In quanti oggi lavorano in Addiopizzo Travel?

Nella cooperativa lavorano 4 dipendenti a tempo indeterminato ed una serie di collaboratori con partita iva. Da Addiopizzo ad Addiopizzo Travel il passo è stato breve. Il progetto è nato dalla voglia di valorizzare le bellezze della nostra terra e di inventarci un lavoro per non essere costretti a emigrare. Abbiamo trasformato una passione in mestiere, consapevoli che forse potremo essere d’aiuto a tanti imprenditori coraggiosi. Fin dall’inizio, l’obiettivo della cooperativa, che si occupa di incoming, è quello di valorizzare la bellezza della Sicilia, “educando la gente alla bellezza”, come sosteneva Peppino Impastato. Due i fattori decisivi per convincerci a lanciarci in questa avventura: sicuramente l’incontro con Don Ciotti, che ci incoraggiò ad andare avanti credendo molto nel turismo responsabile; e poi le  richieste di molti simpatizzanti sparsi per l’Europa che volendo venire in vacanza in Sicilia ci chiedevano consigli su locali pizzo-free.

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Cosa significa davvero il “pizzo”?

Il pizzo non semplicemente “protection money”, non è semplicemente “estorsione”: è un sistema organizzato di dominio, è probabilmente la più tangibile espressione del controllo sociale di Cosa Nostra sul territorio siciliano. Somiglia molto a una tassa, non perché chi accetta di pagarla ottiene dei benefici, ma perché pagandola si legittima la sovranità territoriale di chi la riscuote. Diceva Libero Grassi (un imprenditore ucciso dalla Mafia nel 1991): “Con il pizzo, la mafia si fa Stato”. Non è possibile chiedere un atto di coraggio ai commercianti se ognuno di noi non è disposto ad assumersi una parte di responsabilità. Comprando da chi paga il pizzo è come se indirettamente sostenessimo la mafia coi nostri soldi. Ecco perché abbiamo reagito e ci siamo organizzati per rendere possibile ai commercianti non pagare il pizzo senza subire conseguenze, e ai consumatori acquistare senza sentirsi complici della mafia.


Quanti esercizi commerciali avete coinvolto?

Circa 1000 esercizi commerciali hanno aderito alla rete di Addiopizzo, e delle categorie merceologiche più disparate. Sul sito www.addiopizzo.org si trova l’elenco completo diviso per attività ma anche per quartiere o città. Oltre al sito web e alla guida cartacea oggi esiste anche una app per trovare l’attività pizzo-free che interessa.

Quante persone viaggiano con voi?

Nel 2015 abbiamo avuto circa 6.000 viaggiatori, in prevalenza studenti. il 60% del nostro fatturato è generato dai viaggi d’istruzione. In enorme crescita anche i nostri one-day tour, in particolare il nostro ‘Palermo No Mafia’, ogni sabato mattina. Le nostre proposte trovano il gradimento di diversi target: sia giovani italiani che adulti interessati ad un turismo culturale e sociale. Anche all’Estero suscitiamo grande interesse soprattutto in Nord Europa e Usa.

Avete trasformato una passione in un lavoro. Quali difficoltà avete incontrato per avviare un’attività come la vostra?

La difficoltà più grande è stata l’inesperienza. Ci siamo formati sul campo facendo anche degli errori, come è normale che sia. Inoltre non avendo un capitale iniziale abbiamo investito il nostro tempo, lavorando senza uno stipendio i primi anni. Infine ci sono le difficoltà legate alla destinazione: la Sicilia è ancora difficile e costosa da raggiungere e ci sono gravi carenze nelle infrastrutture e nei servizi. Far fronte a questi handicap più grandi di noi non è stato affatto semplice.

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La vostra realtà dimostra che è possibile lavorare senza la mafia e contro la mafia: cosa vi siete sentiti dire da genitori, amici, conoscenti? C’è qualcuno che negli anni vi ha distolto dall’idea di avviare questa avventura imprenditoriale?

Abbiamo avuto sempre sostegno attorno alla nostra iniziativa. Del resto, se non vuoi essere costretto ad emigrare o accontentarti o, addirittura peggio, scendere a compromessi, devi inventarti qualcosa e provare a metterti in gioco. È come se qualcuno ti mettesse la testa sott’acqua: non stai a ragionare, per istinto provi a tirarla su. Noi abbiamo fatto questo. 

Oltre ai viaggi turistici come vi sostenete?

Addiopizzo Travel si sostiene grazie alla vendita dei tour e dei servizi turistici. Addiopizzo invece con le donazioni  (su tutte il 5×1000), la vendita delle magliette e di tanto in tanto con dei progetti finanziati. Anche Addiopizzo Travel è fonte di sostentamento per Addiopizzo: una quota di ciò che spendono i viaggiatori in Sicilia con Addiopizzo Travel viene devoluta ad Addiopizzo  

Quali progetti avete per il futuro?

Contiamo di crescere con un’offerta che copra tutta la Sicilia e, perché no, in futuro includere tutto il Mezzogiorno.
Ci piacerebbe anche gestire direttamente una struttura ricettiva, magari un bene confiscato per dimostrare ancora una volta che con l’onestà si possono produrre sviluppo e posti di lavoro. 

Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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