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568. Adriana Napolitano

5 minuti 853 parole

“Sono campionessa olimpionica di salto di palo in frasca”. Intervista alla scenografa Adriana Napolitano. Entra in contatto con Adriana

Parole: 849 | Tempo di lettura: 2 minuti

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Adriana Napolitano, trentunenne nata a Matera, dopo molti anni vissuti a Roma, trova a Berlino l’idea handmade per rimettersi in gioco e costruire fantastici set di carta. Viaggio all’insegna della creatività italiana, passando dai videoclip musicali in stop-motion ai mondi papercrafts per l’advertising, con un salto sulla griglia di Chef Rubio.

Adriana, di cosa ti occupi?
Mi occupo principalmente di scenografia. Da un po’ di anni però ho iniziato un percorso come fotografa, cercando di unire le due cose in uno stile che mi rappresentasse meglio.

Qual è stato l’iter formativo e professionale che hai seguito?
Confusionario. A Roma ho studiato lingue orientali, lettere e video editing alla Nuova Università di Cinema e Televisione di Cinecittà, lasciandomi trascinare dalla mia indole dispersiva (e inconcludente!). Insomma, ci ho messo un po’ a capire cosa volevo fare davvero. Il colpo di fulmine è arrivato quando, quasi per caso, ho realizzato le scenografie per un videoclip di animazione in stop-motion: in quel momento ho iniziato ad avere le idee (un po’) più chiare sulla direzione da prendere.

Quando hai capito che era il momento di investire energie e risorse in una strada da freelance?
Non c’è stato un momento particolare. Sono sempre stata freelance. Credo sia dovuto al tipo di lavoro che faccio e al fatto che spesso mi trovo a fare le cose più diverse. È solo… accaduto! Se dovessi mai ricevere una proposta interessante, che preveda una posizione differente, non la escluderei di certo.

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Come nasce la scelta di focalizzare la tua attività sul papercrafts?
Anche questo è stato un caso. Mi ero trasferita da poco a Berlino e mi sono ritrovata a non avere più tra le mani i contatti che mi ero creata nel tempo. Mi serviva dunque qualcosa per ricominciare che potessi fare da sola, senza bisogno di una troupe e qui mi è venuta incontro la fotografia, che mi ha permesso di dare sfogo a questa necessità. La carta è stato il primo materiale che ho avuto a disposizione il giorno in cui ho deciso che dovevo rimettermi a fare “qualcosa” (lo ricordo benissimo, ero proprio depressa). Da lì mi sono incuriosita, ho scoperto che è un materiale fantastico, sorprendente forse anche perché lo diamo così per scontato. In realtà avevo anche bisogno di un filo conduttore che mi arginasse almeno un po’, sono campionessa olimpionica di salto di palo in frasca.

In quali ambiti vengono richiesti i tuoi lavori?
Principalmente pubblicità: tv commercials, photo shooting, fashion, ma anche cortometraggi, o videoclip musicali. A volte mi capita anche di realizzare oggetti di qualunque tipo che finiscono sulla mensola del salotto di qualcuno.

Quali sono i tuoi attrezzi del mestiere?
Qualunque materiale mi affascini, compresi oggetti ritrovati nei mercatini delle pulci. Le cose che non possono mai mancare però sono carta, colla, taglierino, macchina fotografica, un sacco di cerotti e un sacco di biscotti.

Da dove trai ispirazione per il tuo lavoro?
Generalmente, almeno per quanto riguarda i lavori non commissionati, dalla quotidianità. Le cose belle, le cose brutte, e le mie preferite: le cose irritanti.

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Ci sveli come prende forma un set 3D di carta? Dal concept al progetto finito quali sono le fasi di realizzazione?
C’è da fare una differenza tra un lavoro commissionato e non. Quelli commissionati hanno un iter abbastanza lineare: ideazione, approvazione, realizzazione. Le cose che faccio per dare sfogo al mio bisogno di comunicare seguono un andamento più umorale: ideazione, inizio del lavoro, cambiamento dell’idea iniziale, tristezza, ritorno all’idea originale, stress eating, picchi di soddisfazione immotivata, depressione, progressione a buon ritmo del lavoro, fiumi di lacrime, entusiasmo e così via fino al completamento.

Obiettivi più importanti raggiunti e novità in arrivo?
Novità in arrivo qualcuna, ma non ne parlo altrimenti mi porto sfortuna da sola. Di sicuro le collaborazioni con altri artisti davvero in gamba o con grandi aziende sono tra gli obiettivi più importanti raggiunti. Il più grande però è il fatto di essere (un po’) più sicura di quello che faccio, senza esagerare. Ma come dicevamo prima, vista la mia natura volubile, qualunque obiettivo è importantissimo anche solo per essere stato raggiunto!

Da quali esigenze professionali è maturata la scelta di trasferirti a Berlino?
A dire la verità mi sono trasferita per un’esigenza più personale che professionale. Avevo bisogno di cambiare, cominciavo ad essere un po’ stanca di Roma e del suo stile di vita, nonostante gran parte dei miei affetti siano ancora lì e mi mancano tantissimo. Professionalmente è stato un salto nel vuoto, ma non sono pentita.

I tuoi consigli per chi vuole provare ad affermarsi nel settore creativo?
Forse dovrei affermarmi prima di poter dare consigli del genere. Non mi sento affermata, non so neanche bene cosa significhi. So che ho voglia di fare sempre meglio, voglio avere la possibilità di collaborare sempre con persone in gamba che possano insegnarmi qualcosa, voglio che il mio ultimo lavoro sia sempre il mio preferito perché significherebbe che sono migliorata. Spero di non perdere mai l’entusiasmo. Sono le uniche cose che mi sento di consigliare a tutti, creativi e non.

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Sonia Marazia

Intervista a cura di Sonia Marazia

Digital creative e content editor con una grande passione per la digital art. Credo nella forza della rete e della creatività condivisa, concepita come energia per progettare nuove idee e nuove strade.

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