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28. Alberto Schiavone

5 minuti 832 parole

Faceva l’autista e ora lo scrittore per Rizzoli. Ma per lui è la stessa cosa. Alberto Schiavone.

Alberto Schiavone è nato a Torino nel 1980. Ha un curriculum variegato: ex autista, ex cameriere, traduttore, editor e, soprattutto, libraio. Sono infatti più di dieci anni che si occupa ininterrottamente di libri. 

Come autore, esordisce nel 2009 con “La mischia”, un romanzo sul calcio. 
Nel 2012 esce “La libreria dell’armadillo”



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Il romanzo parla di un vecchietto smemorato che dimentica, senza nemmeno sapere se ha vinto, un biglietto del Superenalotto in un vecchio libro fuori catalogo, libro che finisce nelle mani di un librario che sta per chiudere. Francesca cerca proprio quel volume, nel frattempo rubato da un ragazzo cinese di nome Tzu Gambadilegno…
Insomma, un libro che viaggia di mano in mano… Oserei chiamarlo un libro libero, come si dice tra chi pratica bookcrossing…


La domanda, quindi, mi sorge spontanea: conosci il bookcrossing, sei un corsaro? 
Ti è stato di ispirazione?
 Se lo conosci, cosa ne pensi?
Conosco il bookcrossing, ma ammetto di non averlo mai praticato, almeno ufficialmente. Di fatto però nella mia vita sono sicuramente più i libri che ho sparso di quelli che ho trattenuto per la mia collezione, quindi sono un corsaro d’onore. A parte gli scherzi, da venditore di libri non posso permettermi di sostenere il bookcrossing. Lo osservo, perchè pur sempre di far circolare di libri si tratta. Ma i libri vanno comprati. E poi regalati. Comunque letti.

Ho letto in un’altra intervista che consigliavi ad un esordiente di far un giro su una linea di autobus in cerca di storie. 
Un brano del libro recita: 
“Ha mai osservato l’espressione di una persona che ha appena finito di leggere un libro? L’ideale è riuscire a vedergli scorrere addosso le ultime pagine, e seguirne il respiro fino alle ultimissime righe. È significativo anche come lo chiude. A volte un gesto violento, altre una carezza.” 
Tu usi abitualmente e leggi sui mezzi pubblici? Od osservi le persone leggere?
Uso abitualmente i mezzi pubblici e ci leggo. Osservo le persone, che vi leggono invece sempre meno, impegnate come sono nel fare refresh su facebook. In ogni caso la strada, e i luoghi che le persone occupano senza recitare troppo, rimangono la migliore forma di spunto possibile. Oltre alla propria mente, ovvio.

Il romanzo denota un forte amore per l’oggetto fisico “libro”, i suoi profumi, il suo peso, il suo colore…
Cosa pensi dell’e-book?
Sono nato e credo morirò cartaceo. Ma l’e-book non mi spaventa, ormai è parte del mio mondo. Uno strumento in più. Di sicuro, almeno per me, non sostituirà l’oggetto libro. Inoltre non credo che abbia fatto avvicinare alla lettura nessuno. Solo, ha spostato alcuni di coloro che già leggevano su un altro supporto. Come detto sopra, l’importante è che si legga. 
Io però con i libri ci faccio l’amore, ci faccio a botte, quindi preferisco averli tra le mani, poterli corrompere.

Si può dire che sei ancora alle prime esperienze come autore, questo, infatti, è il tuo secondo romanzo pubblicato. Come definiresti la situazione dell’editoria italiana, sopratutto in riferimento alla produzione esordiente?
L’esordiente è una categoria sempre buona, perchè può rivelarsi un successo creato dallo zero. Come questo successo sia poi creato è altro discorso. Marketing, fortuna, bravura concorrono non sempre nella stessa percentuale. L’editoria italiana però non ha, in questo momento, nessuna progettualità, e si affida alla lotteria. Quindi anche agli esordienti, lanciati come dadi sul tavolo. A volte va bene, a volte male. E del domani non se ne cura poi molto nessuno. L’importante è prendersi un pezzo della torta, subito.

Al di là della pubblicazione, dei riconoscimenti, del successo, che cosa significa per te scrivere?
Non sono un maestro delle pubbliche relazioni, anzi. Lo scrivere mi regala un isolamento compiaciuto che si dimentica per un poco della solitudine. Ma aldilà di balzi poetici sul mestiere dello scrittore credo che la forma narrativa sia un modo per me di uscire dall’assurdo, cioè la realtà che viviamo. Rimodellando ciò che vedo, provo a salvarmene. Però firmare autografi e rilasciare interviste mi piace, altro che!

Hai modelli, ispirazioni, punti di riferimento?
Tanti, impossibile metterli in fila. Ho avuto diversi innamoramenti letterari. Citarne uno o solo alcuni mi farebbe sentire un traditore verso quelli che anche solo con qualche pagina hanno contribuito a creare la mia borsa degli attrezzi. Per non deluderti però ti confesso che vorrei scrivere dei libri così come Kaurismaki o i fratelli Dardenne fanno cinema. Con poco, senza petardi. Ma raccontando tutto.

Poiché sei esordiente e giovanissimo, concludo con una domanda forse un po’ banale: come ti immagini tra 10 anni? Quali sono i traguardi che ti piacerebbe aver raggiunto?
Vorrei fare l’astronauta, e dico davvero. Ma temo di essere troppo vecchio. Così mi rimane il sogno di vivere interamente di ciò che scrivo, ma è quasi più probabile diventare astronauta. Tra dieci anni vorrei avere scritto almeno altri due o tre libri di cui andare contento, e averne vendute molte copie. Ma soprattutto vorrei essere un uomo migliore di quello di dieci anni prima. E peggiore di quello che verrà.

Cecilia Breoni

Intervista a cura di Cecilia Breoni

Laureata in filosofia, lettrice accanita di qualsiasi cosa, anche le etichette delle bottiglie dell’acqua al ristorante.

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