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5. Alessio Pollutri

7 minuti 1363 parole

Volevo giocare nel Milan, poi avrei voluto fare il pianista. Alla fine ho deciso di far teatro, così posso fare il calciatore, il pianista e qualsiasi altra cosa mi passi per la testa!

Alessio Pollutri è nato a Termoli 26 anni fa. Terminato il liceo, e dopo aver realizzato che non sarebbe mai diventato un calciatore, nel 2005 ha lasciato la sua città natale per studiare circo e teatro.
Ha frequentato la scuola di circo Flic a Torino e quella di Balthazar a Montpellier, per poi partecipare a vari corsi intensivi di commedia dell’arte presso la Scuola Sperimentale dell’Attore a Pordenone. Ha seguito diversi stage di danza, circo e teatro (tra cui, quelli tenuti da Leo Bassi, Claire Heggen e Didier Pons).
Ha recitato negli spettacoli “Femme de rue” del Wanda Circus (2005), “Biancaneve” e “Why not?!” della compagnia Rebiné Tuviré (2007/2008), e “Le tre gobbe del camaleonte” della compagnia 4Quarti (2009/2010).
Dal 2011 vive a Toulouse dove, insieme ai colleghi Andrea Brunetto e Massimo Pederzoli, ha creato la compagnia Madame Rebiné e gli spettacoli “Il Paziente” (2012) e “Cabaré di Madame Rebiné” (2013).
Oltre a fare l’attore scrive anche e ha pubblicato con Libertà Edizioni la fiaba in versi illustrata “Nel buio delle tubature” (2009), il romanzo “L’ostrica e la perla” (2010) e il romanzo fotografico “Diario di un super eroe” (2010).

Partiamo da Il diario di Claude Ferretti. Nome francese e cognome italiano. Ci presenti questo personaggio?
Claude Ferretti è un uomo di 84 anni, nato e cresciuto in Romagna. Il nome francese glielo diede la madre, pensando che fosse sufficiente quello per emergere dalla plebaglia.
Claude è pelato dall’età di 16 anni e il nome francese è servito solo a allontanarlo dai suoi coetanei.
Adesso è un vecchio burbero che dentro di sé ha custodito un cuore tenero, farcito di strutto e ciccioli!
Lo abbiamo preso a far spettacolo con noi perché i vecchi sono l’incarnazione del limite tragi-comico dell’essere umano, a loro tutto è concesso. Un vecchio può impiegare dieci minuti per salire uno scalino e tu sei lì che non sai se ridere o piangere…
Lavora con noi da due anni e ciò che doveva essere un breve esperimento è diventato una grande amicizia.
Adesso si è messo anche a scrivere un diario e stiamo scoprendo molte cose in più su di lui…

E Alessio Pollutri, invece, chi è?
C’è una scuola di circo a Toulouse che ti pone la stessa domanda al provino e tu devi rispondere come meglio credi (utilizzando tecniche circensi o quel che ti pare).
Ho fatto il provino quattro volte e non mi hanno mai preso.
Ma tu da me che cacchio vuoi? Ti pare una domanda da fare? [perdona il phatos… è per giocare]
Vallo a chiedere a loro chi cavolo sono io… evidentemente lo sanno meglio di me!

Messaggio ricevuto! Da aspirante calciatore a attore di circo e teatro. Da piccolo, alla domanda: “Cosa vorresti fare da grande?”, cosa rispondevi?
Bèh, lo hai detto! Per prima cosa avrei voluto giocare nel Milan ma sono riuscito a fare solo il panchinaro del San Pietro e Paolo a Termoli, poi avrei voluto fare il pianista ma un bambino prodigio mi ha traumatizzato facendomi sentire inferiore, infine ho deciso di far teatro così posso fare il calciatore, il pianista e qualsiasi altra cosa mi passi per la testa!

Come hanno reagito famiglia e amici quando hai deciso di intraprendere questa particolare carriera?
Mi hanno sempre fatto sentire la loro fiducia e credo che sia la cosa più importante in assoluto. Si può davvero influenzare il futuro di una persona se mostri di credere nelle sue capacità o viceversa.
Non sono mancati momenti in cui ho dovuto difendere le mie scelte, ma credo che in alcuni casi il conflitto sia costruttivo e fortifica ciò per cui ci si batte.

La compagnia Madame Rebiné è il frutto della passione di tre colleghi di corso della scuola di circo Flic di Torino. Di chi e di che cosa parlano i vostri spettacoli?
L’incontro con Max e Andrea è una delle più grandi fortune della mia vita. Quando si esce da una scuola spesso si hanno tante idee ma non si sa da dove cominciare o, a volte, si finisce a fare vari lavori senza mai riuscire a esprimersi a pieno. Inoltre è davvero raro trovare persone con cui ci si diverte e con cui si condividono gli ideali di base.
Con loro il gioco è semplice, ognuno fa quel che gli pare nel rispetto degli spazi dell’altro e per le decisioni comuni ci si scanna fino a trovare la soluzione che ci sembra migliore.
Ci accomuna il desiderio di parlare della commedia umana attraverso dei linguaggi espressivi alternativi che vanno dal circo, alla commedia dell’arte, alla danza, alla musica e ai ventilatori…
Come dice Leo Bassi “la libertà è non avere vanità” e noi vogliamo vivere la libertà attraverso il ridicolo, il fallimento, la sfortuna e la poetica speranza, che, nonostante ciò, non muore mai…

Ma, al di là del circo e del teatro, ciò che davvero ti interessa è raccontare storie che tu stesso definisci “contrabbando di pezzi di vita”…
Sì, credo che il potere concreto del teatro e della letteratura sia quello di far vivere esperienze di altre persone o fantasie. È l’unico modo per poterle osservare con una distanza di sicurezza, gustarne le emozioni e poi affrontare il quotidiano con qualcosa in più.
La vita è così assurda e inspiegabile che qualsiasi fantasia potrebbe diventare realtà. Basti pensare ai vari scienziati che, ispirati da fantasie impossibili, hanno creato cose assurde.

Per esempio, il tuo romanzo “L’Ostrica e la Perla” è ispirato a una storia vera piuttosto particolare…
Sì, è la storia di un amico che è riuscito a guarire da gravi problemi psichiatrici grazie alle apparizioni di un vecchio…
Sono affascinato dalla follia e per un periodo ho cercato di raccontarla in vari modi. Mi sembrava qualcosa di sorprendente e romantico.
Adesso però devo ammettere che altre “storie vere” me ne hanno mostrato un lato molto meccanico, come se davvero ti trovassi di fronte a delle macchine che hanno perso dei bulloni e mi sento molto disarmato nei suoi confronti. I nativi americani parlano di pazzia controllata quando si riferiscono alle immense libertà che nascono da comportamenti disinibiti, istintivi e irrazionali però ne lasciano una sorta di controllo di fondo, che io associo a luce negli occhi. Ci sono delle persone che perdono quella luce e boh, c’è davvero poco di romantico…

Da Termoli a Toulouse, passando per il nord Italia…
Sì, ieri leggevo un libro sulla commedia dell’arte in cui si parlava delle compagnie che partivano verso la corte del re in Francia. Più o meno non è cambiato nulla e vivo a Toulouse perché qui esiste una disoccupazione che tutela chi lavora a intermittenza come attori, ballerini, musicisti e gli garantisce un fisso mensile rinnovabile di anno in anno. Grazie a questo statuto gli attori possono permettersi il lusso di fare spettacoli rischiosi, meno commerciali, e ciò mette in moto un sistema culturale estremamente dinamico.

In queste settimane Madame Rebiné aprirà i concerti dei Tre Allegri Ragazzi Morti nel tour di promozione del nuovo album “Il Giardino dei Fantasmi”. Come è nata questa collaborazione?
Tutto è iniziato a Valvasone (Pordenone) al termine di un nostro spettacolo presso la Scuola Sperimentale dell’Attore. Davide Toffolo e Enrico Molteni (rispettivamente voce e chitarra, e basso, ndr) erano lì, e tra un bicchiere di vino e un pezzo di salame si è ipotizzata una collaborazione. Una gran botta di fortuna.
I Tre Allegri Ragazzi Morti non sono solo un gruppo musicale ma un universo con delle sue regole, delle storie, dei disegni, dei costumi e delle musiche… sono un vero e proprio mondo parallelo che rotola all’interno di quello ordinario. Ciò è bellissimo ed è quello che vorremmo creare anche noi! Credo che sia uno tra i più importanti poteri dell’arte!

Siete eccitati all’idea?
Sì, senza ombra di dubbio siamo molto emozionati e onorati dall’avere accesso al “Giardino dei fantasmi”. È la loro nuova creazione e cercheremo di dare il nostro contributo. Di sicuro Claude e Steve possono fare i mostri.

E ora chi è Steve?
È il giocoliere brutto e miope della compagnia, collega di Dimitri che è quello bello e famoso.

Cosa farai quando tornerai dalla tourné?
Un bagno caldo.

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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