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450. Alice Lunardi / Lazzari

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Non cavalchiamo l’onda del vintage: facciamo solo ciò che amiamo. Intervista ad Alice Lunardi, stilista di Lazzari. Entra in contatto con Alice 

Parole: 1071 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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Un’azienda con trent’anni di vita che sta affrontando una doppia sfida: la crisi economica e il cambio generazionale. Per superare le difficoltà, Lazzari ha scelto di puntare all’eccellenza dei materiali e delle lavorazioni sartoriali (“Fatto con cura in Italia” è il claim dell’azienda) recuperando il prestigio di un prodotto 100% made in Italy e riuscendo a coniugare nei suoi capi tradizione ed eccentricità. Caratterizzate da un mood retrò, le collezioni Lazzari si sono imposte all’attenzione delle appassionate di moda anche grazie a una comunicazione raffinata che è riuscita ad esprimere al meglio lo spirito dell’azienda.

Conosciamo Alice, stilista e voce della seconda generazione di Lazzari: come sei riuscita a dare una nuova direzione all’azienda ispirandoti al passato?

Sono la figlia dei titolari e l’abbigliamento l’ho sempre respirato. I miei genitori essendo imprenditori li vedevo la sera, ma questa non è una storia triste perché io stavo a casa con la nonna che era sarta e assistevo alle prove delle clienti. Mi ricordo ancora quando mi mettevo china come la nonna per vedere le signore fare la giravolta e controllare che gli orli delle gonne a ruota fossero pari. Ho iniziato a lavorare direttamente nell’azienda di famiglia che aveva già avviato il marchio. Prima mi sono seduta in un angolino per concedermi il tempo di imparare e per capire come funziona questo mondo. Poi, un po’ alla volta, ho cominciato a “ringiovanire il tiro”. La fortuna alla base è di avere un laboratorio con un insieme di competenze non indifferente e la possibilità di poter proporre ciò che piace a me, senza strategie di mercato o simili, nel senso che non cavalchiamo l’onda del vintage: facciamo solo ciò che amiamo.

Lazzari ha una lunga storia alle spalle: operate nel tessile da trent’anni, e da qualche tempo il brand è al centro dell’attenzione di fashion blogger e image consultant imponendosi come marchio di tendenza. Com’è avvenuta questa evoluzione?

L’azienda è nata negli anni 80, prima come laboratorio terzista per marchi prestigiosi e poi, un po’ per la volontà di creare qualcosa di proprio ma anche per aver avvertito in anticipo la triste tendenza da parte degli stessi marchi a delocalizzare la produzione al di fuori dell’Italia, è nato il brand Lazzari. Dunque un po’ per ambizione ma anche per pura sopravvivenza.

“Fatto con cura in Italia”: il tratto distintivo del vostro marchio è anche l’orgoglio di una produzione interamente italiana che recupera il valore sartoriale di capi di guardaroba, pensati per durare più stagioni. Il made in Italy è ancora una scelta premiante?

Tutte le visioni, i dati, le statistiche che possiamo vedere adesso sono in qualche modo viziate dal calo dei consumi. Tuttavia qualche segno in positivo lo abbiamo visto sin dai primi mesi del 2014. La scelta del Made in Italy per noi è una priorità portata avanti con ostinazione, non ci siamo mai fatti ingolosire dai “lucignoli” che ci invitavano a produrre all’estero. Abbiamo lo stesso numero di dipendenti e di laboratori collegati sempre uguale. Pensiamo che qui da noi la consapevolezza di acquistare capi prodotti in Italia sia ancora bassa: non si è fatto niente per elevarla, molto per farla perdere. Pensiamo ai cattivi maestri che sono i marchi del lusso che delocalizzano o si servono degli schiavi rinchiusi nei ghetti, come a Prato.

C’è stata una prosecuzione o una rottura rispetto le linee imprenditoriali della generazione precedente ?

Tutta la famiglia detta il passo dell’azienda: i miei genitori, Araldo e Margherita, e noi figli, io e mio fratello Nicola. Le due generazioni lavorano fianco a fianco: la prima aiuta la seconda perché le necessità e le competenze necessarie per fare (e fare bene) non sono mai abbastanza, soprattutto in un momento come questo.

Prestate grande attenzione alla comunicazione online. Le vendite online danno più soddisfazione rispetto a quelle nei punti vendita dedicati?

Noi siamo nati con i nostri negozi, per amore nei confronti delle città dove si trovano. Vogliamo che una cliente percepisca tutto ciò che c’è dietro al nostro marchio, ovvero l’unicità prima di tutto: ci piace condividere con chi ci sceglie tutte le nostre passioni. Per i nostri negozi ad esempio cerchiamo attentamente ogni elemento d’arredo, pezzo per pezzo, magari in mercatini in giro per il mondo. Solo in seguito abbiamo deciso di affrontare la sfida della vendita online, che è un mestiere diverso e tutto nuovo, ma ci stiamo dedicando a tutto ciò con lo stesso amore e la stessa voglia di fare sempre meglio. E la vera sfida è nel riuscire a trasmettere la stessa atmosfera attraverso uno schermo.

Nei vostri lookbook e nelle vostre collezioni ci sono chiari riferimenti a decenni passati: la collezione invernale era ispirata ai primi anni Sessanta, quella della primavera/estate 2015 contiene suggestioni pop. Chi sono le vostre clienti: ragazzine affascinate dai tempi passati o signore nostalgiche?

Entrambe! È bellissimo vedere come alcune nonne scelgono i nostri punti vendita per fare una regalo alle nipoti ed è tenerissimo vedere come trovano un punto d’incontro: la signora che si ricorda di alcuni abitini portati da ragazza e la nipote che timidamente abbandona i rassicuranti blue jeans per cominciare a portare abiti femminili.

I governi sembrano non amare né sostenere l’imprenditoria italiana. Pensate possa esserci una ripresa, un riconoscimento del valore aggiunto che l’imprenditoria italiana dà al Paese?  Insomma, vale ancora la pena fare impresa in Italia?

Speravamo che nel semestre italiano di presidenza UE si parlasse di tutela del Made in Italy. Per quanto ne sappiamo noi o eravamo distratti o non ne hanno parlato. Questo è molto grave, gli addetti al tessile e all’abbigliamento in Italia erano un milione, ora sono poco più della metà: è triste vedere come la colpevole assenza dello stato abbia lasciato crollare metà del primo comparto industriale (negli anni 80 gli addetti superavano quelli del metalmeccanico). Per quanto riguarda la possibilità di fare impresa in Italia, credo che sarebbe molto difficile partire adesso: la burocrazia ti ostacola e il sistema di credito non dà molte chance.

Come ci dobbiamo aspettare dalle prossime collezioni?

Rimanendo fedeli all’immagine femminile che Lazzari rappresenta ci piace però sempre stupire. Le stampe saranno più grafiche e con colori decisi e anche se la collezione parte già da un’idea ben precisa e forte sarà anche più divertente e originale grazie a preziose collaborazioni con illustratrici che amiamo.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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