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Andrea Bettini

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Ho lasciato un posto sicuro e ho trasformato la mia passione per lo storytelling nel mio lavoro. Intervista ad Andrea Bettini. Entra in contatto con Andrea

Parole: 889 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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Dice che nella vita ha avuto la fortuna di incontrare solo belle persone, stimolanti, talentuose, intraprendenti. E di riuscire a trasformare la sua passione per la scrittura nel proprio mestiere. Sto parlando di Andrea Bettini, storyteller e blogger (scrive di start up e innovazione su Corriere Innovazione, Chefuturo e Nova24), classe 1972, che raccontando del proprio percorso professionale sa trasmettere un’energia che pochi, davvero, riescono a comunicare.

Andrea, innanzitutto come definisci la tua professione?

Sento più vicina a me la definizione di storyteller, narratore di storie e in particolare sono orientato a narrare di coloro che fanno impresa.

Cosa vuol dire fare storytelling?

Personalmente lavorare come storyteller è il coronamento di un percorso che in passato trovava piccole possibilità di fattibilità, mentre oggi è il mio lavoro quotidiano, che amo e che trovo utile. Ad esempio quando partecipo a eventi o conferenze in cui spiego anche alle piccole realtà cosa sia lo storytelling e perché sia importante applicarlo anche se si dispone di budget contenuti.

Quando hai capito che scrivere e raccontare storie sarebbe stato il tuo futuro?

(ride) Beh, sono cose che in un certo senso sai da sempre, e mi è caro il concetto sul talento del mio amico Sebastiano Zanolli.
Nel mio percorso di studi e professionale sono sempre stato attirato dal mondo della comunicazione, ho lavorato in web agency prima e in ambito di comunicazione digitale in azienda poi. Il web è per me strumento centrale da 15 anni, da quando cioè ho iniziato, e oggi lo è ancora di più.

Com’è cambiato il tuo percorso professionale negli anni?

Fino a 4 anni fa mi occupavo, in azienda, di comunicazione da un punto di vista strategico, da laureato in Economia aziendale. Ma c’era già una componente editoriale e una propensione alla scrittura a cui ero costretto a rinunciare, ma che mi dava più soddisfazione. Allora 4 anni fa, in seguito a un calo motivazionale, ho capito che era giunto momento d’investire su quel che sentivo più mio, e cioè la narrazione e la scrittura, e ho iniziato aprendomi un blog, Il Betta On Air. Narrazione non vuol dire solo avere in mente qualcosa da dire, ma anche esercitarsi: io ho scritto ogni giorno per tre anni un post sulle relazioni sociali, imparando ad affinare la tecnica, che non significa rinunciare alla spontaneità, ma renderla più efficace.

Sei riuscito insomma a cambiare completamente vita e mestiere…

Ho lasciato un lavoro sicuro in un’azienda giovane e fashion: sentivo che se non avessi cambiato vita allora, 4 anni fa, non avrei potuto farlo più. E allora ho iniziato a essere imprenditore di me stesso cercando di rendere sostenibile un hobby. Il blog e Il Mecenate d’Anime sono stati i progetti che mi hanno fatto conoscere e ottenere credibilità.

Il Mecenate d’Anime è infatti il tuo progetto di Storytelling. In cosa consiste?

Credo negli incontri con le persone, ho sempre avuto la fortuna di incontrare belle persone, legate a idee stimolanti e in costante fermento: non solo artisti ma anche coetanei che lavoravano ma di sera magari studiavano progetti da sviluppare. Allora ho deciso di dare visibilità alle loro storie e il nome nasce dalla prima email che ho scritto a un direttore di una fondazione per artisti, proponendogli la storia di un amico scultore e fotografo, che volevo valorizzare come persona in sé e per sé, oltre che quale artista.
In 3 anni ho scritto di oltre 100 incontri (tra cui quello con Sebastiano Zanolli, Ndr.), per la maggior parte virtuali, in Italia; ho intervistato persone differenti ed eccellenti, accomunate da talento e passione, e poi ho autoprodotto un libro che ho presentato all’interno di incontri live. Mi piacerebbe trasformare il blog in un format radiofonico, dato che la radio è un’altra mia passione.

Oggi, oltre a collaborare con importanti testate, lavori in un’agenzia che si occupa prettamente di corporate storytelling, Storyfactory. Come si può applicare lo storytelling alle aziende e con quali vantaggi?

Il presupposto è capire il cambiamento delle dinamiche di comunicazione. La pubblicità tradizionale, ad esempio, non è più efficace come 10 anni fa, in quanto oggi più che vendere un brand occorre vendere quel che c’è dietro, far capire chi ci sta dietro, chi ci lavora e com’è l’anima dell’azienda. Servono messaggi meno patinati e più emozionanti, come le storie, che devono essere anche reali e quotidiane.

Qual è la nuova frontiera dello storytelling?

Le tendenze – e lo dico a mio discapito dato che scrivo – sono a mio avviso legate ai video e alla fotografia perché ormai chi legge e ascolta necessita di più immediatezza. Le dinamiche di comunicazione sono cambiate, internet è un mezzo straordinario ma gli studi dicono che il tempo d’attenzione su una pagina web varia da 3 a 5 secondi, e a mio avviso anche meno perché uno vede un titolo, un’immagine e cambia pagina. In futuro penso che lo storytelling richieda un mix di racconto e risposte concrete da parte dei lettori.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono alle prese con un libro sul corporate storytelling incentrato specialmente sulla necessità di questo canale per le PMI e le aziende artigiane.

[Il ritratto di Andrea è di Alfredo Montresor]

Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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