CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Andrea Lanzilotto / MOI

4 minuti 787 parole

Un contenitore di progetti e prodotti artigianali, il tutto in 15 metri quadrati. Intervista a Andrea Lanzilotto, MOI. Entra in contatto con Andrea

Parole: 767 | Tempo di Lettura: 3 minuti

unco-moi-1

Andrea, Chiara ed Elisa sono tre ragazzi di Perugia, appassionati di moda e di arte, decidono di fondere queste passioni in MOI, un piccolo negozio, vero contenitore di prodotti e progetti. Abbigliamento e accessori che provengono da piccole realtà artigiane di grande qualità. E poi mostre, presentazioni, progetti musicali. Il tutto in 15 metri quadrati.

Iniziamo da nome. MOI è da leggersi alla francese?

Come puoi immaginare il nome è stato uno dei primi e ostici aspetti da affrontare. Abbiamo individuato una parola che potesse essere letta sia in italiano (salentino) e significa “ora, adesso”, sia nel più classico dei pronomi francesi. La scelta del dialetto leccese fa riferimento alle nostre radici, di una parte della nostra famiglia, di una terra che portiamo dentro pur non essendo così vicina, sia geograficamente che culturalmente parlando.

Da dove nasce l’idea di aprire un negozio, in questo momento?

Personalmente sono sempre stato attratto da una cosa che potesse essere solo nostra. Un luogo che potesse essere un contenitore delle nostre passioni, unirle e poi proporle alle altre persone. Da anni pensavo ad una soluzione che potesse essere adatta a una realtà piccola, che non permette così grandi margini di movimento. Quindi ho unito le passioni per la moda (di mia sorella Chiara) e per le arti (mia, di Chiara ed Elisa, la mia compagna). Da anni mi occupo di comunicazione, sotto più vesti, soprattutto in ambito musicale, e avevo voglia di “sfogarmi” in un progetto solo nostro.

In realtà MOI, credo, ambisca ad essere più di questo. Mi racconti il progetto?

Un contenitore, per ora piccolo, poi chissà, dove far confluire più settori. Quello che ci dà modo di esistere, economicamente parlando, riguarda l’abbigliamento e gli accessori, sia per donna che uomo, di qualità, quindi tanto made in Italy e ditte scandinave, che amiamo e vogliamo proporre alla clientela perugina. Ci teniamo ad avere marchi in esclusiva per la zona, far vivere al cliente una sensazione speciale nello scegliersi qualcosa di unico, artigianale e diverso da qualunque altro prodotto. Vedere le persone estasiate nell’annusare la pelle delle nostre scarpe fatte a mano, ci fa capire che la direzione è quella giusta.
Poi viene la parte dove io in particolare mi sfogo, quindi piccole esposizioni d’arte, collaborazioni con artisti locali e nazionali, durante l’inverno vorremmo tenere degli incontri tematici, come presentazioni di libri o progetti musicali.
Proponiamo accessori per la bicicletta, sport che amo e che considero una delle alternative più valide alla giungla urbana in cui ci hanno relegato. Purtroppo Perugia ha le sue difficoltà di viabilità, ma vedo una sensibilizzazione sempre più crescente. In realtà, la mia mente folle prevede anche una piccolissima forma di bike sharing in futuro, vediamo se riuscirò nell’impresa. Tutto questo in 15 mq.

Personalmente penso che la bontà di un negozio dipenda dalla ricerca che c’è dietro. Voi come selezionate la merce da vendere?

Facendo una maniacale ricerca. Andando in giro per l’Italia, navigando davanti al pc per giornate intere, parlando con decine di persone, partecipando a fiere e soprattutto mettendo in campo tutta la curiosità che abbiamo. Fortunatamente non ci manca.

State privilegiando in qualche modo il made in Italy?

Sì, decisamente. A volte restringiamo ancora di più il campo quando ce lo chiedono. “Made in Perugia, Firenze, Roma”, vogliamo che arrivi al cliente il concetto di artigianalità che sta dietro a quasi tutte le nostre proposte.
Vogliamo far conoscere realtà piccole, che esprimano quella creatività che è caratteristica fondamentale del nostro paese. Siamo circondati da bellezze e capacità imprenditoriali, troppo spesso siamo abituati a evidenziare esclusivamente gli aspetti negativi degli italiani.

Ci sono molti giovani designer emergenti dietro ai prodotti che vendete. Anche questa: scelta estetica o anche etica, in qualche modo?

Ci riallacciamo alla domanda precedente, il nostro sguardo etico consiste nel fatto di credere al prodotto artigianale e italiano in particolare, spesso proponiamo prodotti “no logo”, non ci interessa il marchio, vogliamo conquistare la nostra clientela con la qualità e la storia che sta dietro ogni singolo pezzo.

Progetti per il futuro? Pensate ad esempio da un e-commerce?

Per ora ci danno una grande mano i social network come Facebook e Instagram, dove ci possono seguire e richiedere qualunque informazione sui prodotti, se interessati all’acquisto, provvederemo poi alla spedizione.
Un webshop vero e proprio dobbiamo capire se può esserci utile alle vendite stesse, spesso servono solo come mezzi di comunicazione. Crediamo molto di più nel progetto, difficile ma affascinante, di esportare il nostro “format” in realtà distanti dalla nostra, anche solo per brevi periodi, una sorta di “temporaritaly”. Staremo a vedere.

unco-moi-2

unco-moi-3

unco-moi-4

unco-moi-5

Lucrezia Sarnari

Intervista a cura di Lucrezia Sarnari

Trentenne (o poco più), fino ad un anno fa ero solo una giornalista, ora sono una mamma che scrive. E alla quale spesso manca la vodka. Lo ripeto spesso nel mio blog ceraunavodka, luogo di ritrovo per mamme imperfette e donne ironiche.

Lascia un commento