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588. Anna Piratti

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L’Arte serve per elevare la coscienza collettiva. Intervista ad Anna Piratti. Entra in contatto con Anna

Parole: 1.630 | Tempo di lettura: 4 minuti

Anna Piratti

“Credo che il bello alzi le nostre difese immunitarie”. In questo motto si riassume la filosofia di Anna Piratti, artista visiva che si esprime attraverso la pittura, il disegno e l’arte digitale; ideatrice di performance, happening, workshop. Si muove tra Padova e Bruxelles e ha una fiducia dogmatica nel potere positivo dell’arte sulle persone.

Chi è Anna?

Sono una persona con una passione, da sempre. Quindi sono una persona fortunata, perché negli anni ho concentrato sforzi, energie, idee e interessi in un’unica chiara direzione: l’arte visiva.

Qual è la tua formazione?
Ho frequentato l’Istituto Magistrale dove le materie umanistiche mi hanno insegnato la disciplina dell’osservazione, e poi l’Accademia di Belle Arti dove ho imparato a disegnare, finalmente!

Quando è nata questa tua passione per l’arte?
Quando ho deciso di andare all’Accademia. Scegliere di fare l’esame di ammissione è stato uno scarto mentale, perché ero completamente profana delle discipline artistiche. C’era la passione, c’era l’interesse, ma quando decidi di prenderli seriamente, ti metti alla prova in un qualcosa che non sai fare.

anatomia

Quando hai trasformato l’arte in lavoro?
Ho iniziato durante l’Accademia. Per me l’arte è sempre stata un mestiere. Per mantenermi gli studi disegnavo vignette umoristiche e illustrazioni per alcune riviste, poi facevo laboratori estivi. Ho fatto la gavetta, ma a cuor leggero, perché partiva tutto dall’idea di base che l’arte è importante e richiede impegno. Era logico.

A cosa serve l’arte?
In termini generali l’Arte serve per elevare la coscienza collettiva. Fare esperienze promoventi per la propria persona fa stare meglio te e chi ti circonda. L’Arte ha questo valore universale: eleva lo spirito. Nel particolare, l’arte è una straordinaria occupazione. Che sia per professione o per impiegare il tempo, l’arte – in ogni sua forma – è un’espressione nobile dell’essere umano e come tale, ti migliora.

Cosa significa didattica dell’arte di cui, da anni, ti interessi?
Ci sono svariate definizioni a riguardo. Per la mia esperienza, la didattica dell’arte è un processo di apprendimento che utilizza i linguaggi dell’arte (la storia dell’arte e le tecniche pittoriche) e concorre attraverso l’operatività, cioè l’esperienza pratica, allo sviluppo completo della persona.

Da dove prendi ispirazione per il tuo lavoro?
Dalla mia infanzia. Sono stata per anni sotto un flusso incessante di esempi dati da adulti artigiani che hanno trasformato le cose attorno a me. Poi ho avuto professori indimenticabili che mi hanno ispirato e i cui insegnamenti tuttora mi ispirano, cominciando dalla mia maestra elementare fino ai docenti di pedagogia nei corsi post lauream. Attraverso le loro materie, mi hanno insegnato lo stile di comportamento, il rigore nel progettare, la serietà dell’approccio. L’esempio umano di questi professori mi ha aperto la mente.

Come nascono le tue opere d’arte?
Prima di pensare cosa fare, devo avere chiaro cosa voglio dire. Per esempio: anni fa mi hanno chiesto di realizzare un’installazione sulla tratta degli esseri umani con particolare attenzione all’aspetto della mercificazione del corpo delle donne e delle bambine. Come mi confronto con commissioni di questo tipo? Studio a fondo l’argomento, vivo la mia vita normale, e lascio che i contenuti fluttuino nella mia testa, finché arriva un momento in cui i tasselli si mettono in ordine. E uno dei primi tasselli che si è messo in ordine è stata la seguente domanda: mi sento in grado di realizzare un’opera che parli della spirale di violenza in cui versano le persone vittima di tratta? Non credo. È stata la risposta. Ma posso costruire un’opera che inviti ad agire in senso opposto, con grazia e con forza. Così è nata l’installazione interattiva “Toys?” che sta girando l’Europa. Ecco come funziona: in un ambiente urbano, come una piazza, getto a terra ottocento bamboline nude. Il pubblico dei passanti è invitato a raccoglierne una e a prendersene cura, vestendola e ridandole così dignità di persona.
In questo modo ho spostato l’accento dell’azione dal negativo al positivo.

toys_bruxelles

“Discorso Alla Pari” (d’ora in avanti D.A.P.) è uno dei tuoi progetti più cari.
Inviti le persone a scegliere un oggetto percepito ‘alla pari’ e a raccontarti i motivi che hanno generato la scelta. Quali sono stati gli oggetti più “assurdi” scelti dalle persone che hai coinvolto nel D.A.P?
L’edizione del D.A.P. più originale finora è stata quella per “La notte dei ricercatori” organizzata dall’Università di Verona nel 2013. Gli scienziati mi hanno meravigliata! Sono arrivati con un vetrino per la lettura del DNA, con una colonna cromatografica, con una colonia di virus (in una scatolina, ovviamente!), con una boccetta contenente un vaccino. Mi hanno affascinato con i loro studi e per la passione dei loro racconti.

linda

Hai partecipato anche come speaker a TEDxVicenza nel giugno del 2015. Quale è stato il tuo contributo?
Ho raccontato di come ho reagito, attraverso l’operazione artistica del D.A.P., in un momento di grave crisi economica, come è stato il 2009, di fronte a una mancanza di prospettive reali e di come questo progetto sia diventato parte del mio lavoro. TEDx sapeva di questa particolarità progettuale e mi ha chiesto di portare la filosofia in cui credo, ossia che “la bellezza alza le nostre difese immunitarie”.

DAP cartolina

Una sorta di “spin off” del D.A.P. è stato fatto con Perpetua la matita. In cosa consiste?
Al TEDxVicenza2015 ho conosciuto Susanna Martucci, CEO di Alisea Recycled and Reused Object Design che ha ideato e prodotto Perpetua la matita.
Dopo il mio intervento sulla scelta alla pari di oggetto, Susanna mi ha avvicinata e mi ha confessato di parlare con gli oggetti… Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda.
Insieme a Susanna ho studiato come coniugare un linguaggio artistico con un oggetto altamente tecnologico e innovativo. Questa collaborazione ha lo scopo di promuovere quanti scelgono consapevolmente di agire nel loro quotidiano per il bene del nostro pianeta e della comunità in cui vivono. È quindi un progetto aperto a tutti. Per saperne di più e per partecipare è sufficiente scrivere a reportage@perpetua.it e consultare il sito http://www.perpetua.it/dailyart/

Mi dichiaro in pieno possesso delle mie facoltà di intendere e volare. (cit.AlbertHofman72, Twitter) #beingperpetua
Mi dichiaro in pieno possesso delle mie facoltà di intendere e volare. (cit.AlbertHofman72, Twitter) #beingperpetua

A che progetti ti stai dedicando ora?
Al progetto Pixel Art e #tilasciounmessaggio.
La Pixel Art è un’arte digitale, si esegue al computer utilizzando un software di grafica per realizzare immagini con una ristretta gamma di colori, facilmente caricabili sul web. Nel mio progetto didattico per le scuole viene assunto il Pixel, o punto, come unità di misura per creare un’immagine. I pixel sono sostituiti da bicchieri che, riempiti di un liquido colorato, restituiscono l’effetto-punto. Pixel Art, se opportunamente declinato, è un eccellente percorso di formazione team building rivolto alle aziende. (Attualmente in corso presso “A tavola”, ottava rassegna di Illustrazione al Museo Diocesano di Padova, anche in versione “Happy Art”, aperitivo artistico per un pubblico adulto).

pixelart

Cos’è, invece, #tilasciounmessaggio?
Si tratta di un progetto di mail art, o arte postale, una delle mie passioni. L’arte postale è un movimento artistico indipendente fondato il secolo scorso a New York. Chiunque può diventare artista postale e aderire a questo movimento. Oggi i più grandi produttori di arte postale sono l’Italia, la Francia e gli Stati Uniti. Consiste nello spedirsi lettere, cartoline, biglietti realizzati a mano. Si può aderire sporadicamente, oppure creare un gruppo di mail art, dandosi un tema e inviandosi elaborati postali che abbiano come soggetto il tema scelto. Quel che viene spedito resta di proprietà di chi lo riceve. È un modo per far circolare prodotti artistici bypassando gallerie e fiere. Sono molto di pregio gli scambi postali con Paesi in cui vige la censura, come Cina e Iran. (Progetto attualmente in corso presso “Quotidiana”, mostra di arte contemporanea promossa dal Comune di Padova, che espone artisti under 35).

Con quale arte ti esprimi al meglio: pittura, digital art, action, insegnamento?
L’origine di tutte le mie gioie è la pittura. Attualmente la percentuale più grande dei miei interventi sta nelle installazioni, ma i miei grandi amori rimangono il disegno e la pittura, meno presenti al momento, purtroppo, nella mia attività professionale.

quadri

Si può vivere di arte al giorno d’oggi?
Le grandi creazioni sono sempre nate quando i bisogni primari erano risolti. Quando si fa arte si deve poter non pensare ad altro. Chi non può permetterselo ha sempre un’arma segreta: la forza di volontà. E quindi sì, ce la può fare.

Ti dividi tra Italia e Belgio.
La prima volta sono andata a Bruxelles per partecipare al progetto EYE “Erasmus per giovani imprenditori” per la Camera di Commercio di Venezia. Si tratta di una linea di finanziamento che sostiene gli scambi tra imprenditori dell’Unione Europea. Ho partecipato proprio con il D.A.P. per imparare a promuovere il rapporto tra arte e impresa. Quello che ho imparato è che non è questo il mio mestiere, sembra paradossale, invece è stato illuminante!
E ho iniziato a cercare chi potesse fare questo per me.

Obiettivi futuri?
Sto creando una formula D.A.P. accessibile ai più, cioè dei vouchers perché le persone possano regalare un D.A.P. Quest’idea prevede che la persona che riceve il buono mi contatti, sarà poi invitata nel mio studio con il suo ‘oggetto alla pari’ per fare un’intervista e delle foto che saranno poi consegnate sotto forma di ritratto con didascalia personalizzata. Un voucher alternativo, ma equivalente a un bel pomeriggio alle terme, con la differenza che la persona coinvolta nel D.A.P. diventa protagonista e autrice di un’opera d’arte.
Desidero inoltre portare sempre più le arti nelle imprese, conoscere imprenditori curiosi. Credo che la modalità artistica possa entrare di diritto nel programma di innovazione e sviluppo di un’azienda. Innovazione e sviluppo non significa solo nuove tecnologie, macchine, o nuovi software; il rinnovamento passa soprattutto attraverso il capitale umano, insomma, ancora una volta, le persone, tutti noi.

L’arte salverà il mondo?
Sì, lo sta già facendo.

Definisci, in una parola, il tuo lavoro.
Entusiasmante.

Come ti vedi tra 10 anni?
Grata.

Margherita Grotto

Intervista a cura di Margherita Grotto

Sono Margherita e, in linea con il mio nome floreale, “coltivo parole”. Adoro scrivere, tanto da fare della mia passione un lavoro, quello di copywriter. Gioco con la creatività, l'immaginazione e le parole. Amo il colore verde, il profumo di eucalipto e le persone… Non per forza in quest’ordine di esposizione.

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