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558. Annapaola Leso

4 minuti 759 parole

I passi li devi interpretare. La danza contemporanea di Annapaola Leso, veronese che da 4 anni risiede a Berlino e miete successi tra Londra, Parigi e Taipei. Entra in contatto con Annapaola

Parole: 756 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Annapaola, la danza è la tua vita. Come è nata questa passione e dove hai studiato?
Ho iniziato a danzare a sei anni a Discanto, una scuola amatoriale di danza di Sommacampagna (verona), mio paese nativo. Inizialmente era solo una passione. A 10 anni mi sono spostata a Danzarte (Bussolengo, Verona) sotto l’egida dell’insegnante di danza Carlo Modonutti. E’ stato lui il primo a vedere del talento in me, tanto da iscrivermi ad un’audizione per La Scala. “Dovresti farlo a livello professionale”, mi spronò. Ma in quello stesso anno ho avuto un problema al ginocchio e ho abbandonato l’audizione. Forse è stato un bene, perché la carriera di danzatrice classica che avrei intrapreso sarebbe stata totalmente diversa da quello che faccio attualmente. Ci sarebbero stati molti più compromessi fisici, molta più ristrettezza a livello interpretativo. Nella danza contemporanea non c’è questa rigidità, anzi c’è la necessità di avere danzatori diversi, senza un fisico necessariamente ben definito. È molto più importante l’espressività, la qualità del movimento. Fino alle scuole superiori ho continuato ad andare a Danzarte tre volte a settimana. Quando però è stato il momento di scegliere l’università mi sono focalizzata sulle accademie di danza. In fondo mi interessava. Una nuova scintilla era scoccata durante un corso di recitazione. Ho scoperto l’Accademia Mas di Milano e mi sono iscritta all’audizione. Mi hanno presa. Siamo partite in 20 e ci siamo diplomate in 11. Danzavo dalle 9 alle 18, 5 giorni su 7. Per tre anni mi sono trasferita a Milano. Ho finito gli studi nel 2010. Dopo un anno di spettacoli con l’Accademia, a giugno 2011 sono andata a Berlino per la prima volta.

Come è stato il tuo approccio con Berlino e perché hai deciso di trasferirti?
Il primo approccio l’ho avuto con un workshop di danza e improvvisazione coreografato da David Zambrano. E’ durato una settimana e sono andata con un’amica. Mi sono sentita subito a io agio per il modo di vivere e intendere la danza. Potevo essere chi volevo.

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Chi sono i coreografi con cui lavori?
Lavoro sia come danzatrice per alcuni coreografi che su progetti coreografati da me. Shang Chi Sun, coreografo taiwanese con base a Berlino, è stato il primo con cui ho lavorato nel 2012. La prima audizione l’ho fatta per lo spettacolo Breakfast. Le serviva una danzatrice brava e telegenica a causa delle telecamere, oggetto scenico principale in quel caso. Mi ha scelta, e dopo due mesi, ad agosto 2012, siamo andati in Taiwan. E’ stato emozionante sopratutto per il modo taiwanese di reagire all’arte che viene dall’Europa. C’era gente che mi aspettava fuori dal teatro per gli autografi! Sono tornata anche nel 2013. Dal 2014 lavoro anche a Londra con la compagnia Neon Dance, la cui coreografa è Adrienne Hart. Lei vive a Berlino e lavora con tanti danzatori londinesi. L’anno scorso ho anche partecipato ad un progetto di Sasha Waltz, la coreografa tedesca più importante e conosciuta in tutto il mondo per la danza contemporanea e per il teatro danza. È considerata la Pina Bausch di oggi, anche se la loro danza è totalmente diversa. Con lei ho fatto spettacoli alla Deutsche Oper di Berlino.

Per quale ragione hai scelto di fare danza contemporanea?
Principalmente perché mi ero avvicinata alla recitazione e mi domandavo se avessi potuto fare la danzatrice o l’attrice, senza pensare che le due cose potevano convivere. La danza contemporanea non ha un significato unico ma c’è una ricerca di quello che puoi infondere alla tua danza: i passi li devi interpretare.

Quali sono le tue danzatrici preferite e perché? E quali i coreografi con cui vorresti lavorare?
Non è facilissimo rispondere a questa domanda. Apprezzo di più le compagnie più teatrali. Una di queste è Peeping Tom, di Bruxelles. Lavorano con tanta fisicità e teatralità. Ma apprezzo anche lavori molto astratti in cui c’è pura danza. Le danzatrici che preferisco sono quelle di Pina Bausch, la cui compagnia esiste ancora. Ho avuto l’onore di ballare con una di loro: Clementine.

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Cosa ti manca dell’Italia e cosa non ti manca?
Dopo aver studiato a Milano ho subito capito di dover fare esperienza all’estero. Dell’Italia mi manca ciò che è legato alla vita quotidiana: cibo, affetti, famiglia, amici e paradossalmente anche quello che detestavo: la gente che urla e quella che sa tutto di tutti. Qui non c’è. Non conosco nemmeno quelli che stanno nel mio palazzo. C’è silenzio, riservatezza. Anche sulla metro, a volte.

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[le foto 1, 5, 6 sono di Chiara Bonetti, 2, 3 di Hagolani, 4 di Choy Ka Fai]

Francesco Bommartini

Intervista a cura di Francesco Bommartini

Giornalista appassionato di musica. Ha scritto i libri Riserva Indipendente e Fuori dalla Riserva Indipendente, collabora con Rumore, L'Arena, ExitWell. Ama la sua famiglia, i sorrisi, l’onestà e avere il cuore in pace.

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