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Apple Pie

4 minuti 763 parole

Un’attività che prende vita nel web per arrivare al mondo reale. Storia di Apple Pie, store in divenire. Intervista a Jennifer Matrone e Stefania Chiurazzi. Entra in contatto con Jennifer e Stefania

Parole: 771 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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Due mamme e un incontro fortuito. Jennifer e Stefania vengono da continenti diversi e hanno diversi percorsi professionali. Le ha unite la maternità e il cambio di prospettiva che da questa è derivato. Insieme hanno dato vita ad Apple Pie- the American baby boutique, spazio reale di un negozio virtuale che si prepara a essere molto altro ancora.

Raccontatemi chi siete e cosa facevate nella vostra vita precedente

J: sono di New York, arrivata in Italia nel 1998 dopo la laurea e mai più ripartita: mi divertivo troppo. Avendo una laurea in relazioni internazionali ho iniziato a lavorare in uno studio legale internazionale nel banking & finance group, su operazioni di finanziamento e cartolarizzazioni.
S: Ho lavorato per dieci anni come vice responsabile delle Risorse Umane di una società multinazionale: assunzioni, licenziamenti, formazione. Insomma, un settore completamente diverso da ciò che faccio ora. Due anni fa la concomitanza di due fattori – la crisi che ha imposto tagli e la nascita di mia figlia – mi hanno convinto ad accettare una buonuscita che mi ha consentito di prendere tempo e decidere come reinventarmi. L’incontro con Jennifer è stato determinante

Quindi è stata Jennifer a dar vita ad Apple Pie?

J: È successo per gradi. Alla nascita della mia prima figlia, sei anni fa, mia madre mi mandava da New York accessori che non trovavo in Italia e che attiravano l’attenzione della gente che mi fermava per strada per chiedermi dove li avessi comprati. Quattro anni fa – quando le figlie erano diventate due e io faticavo a conciliare professione e famiglia – ho preso la decisione di aprire un primo shop online per commercializzare accessori per la prima infanzia. Quando ho incontrato Stefania, oggi mia collaboratrice, Apple Pie ha assunto una forma più strutturata e al sito è stato affianacato lo store di Milano di cui sono ideatrice e titolare.

Cosa vi differenzia dagli altri store di abbigliamento e oggettistica per la prima infanzia?

S: Come tutto ciò che riguarda questa età, prestiamo massima attenzione alla sicurezza dei materiali. Le nostre offerte però si caratterizzano per l’originalità e la funzionalità. Ti faccio qualche esempio. Hai presente quante volte i ciucci cadono a terra? Sembra che lo facciano apposta. Beh, i nostri ciucci hanno un sistema di chiusura automatico che copre la tettarella al momento dell’impatto sul terreno. Le tutine per i newborn hanno piccoli risvolti sulla manica che servono a coprire le dita per evitare che i bambini si graffino, ma senza creare impaccio o fastidio. Inoltre non ci sono bottoni, ma piccolissime calamite nascoste nella stoffa che ne permettono la chiusura semplicemente accostandola. “A prova di papà” come diciamo scherzosamente noi. Le collane della bigiotteria, oltre a essere oggettivamente belle, sono in silicone, così che i bambini possano morsicarle senza ferirsi alle gengive. Il moschettone, appeso alla carrozzina o al passeggino, permette di liberarsi da borse e altri impicci e ne rende impossibile il furto. Le sedie per il bagnetto dei neonati Puj Tub sono in gommapiuma e sono ideali per chi ha poco spazio, consentendo di lavare i bambini nel lavandino. Il Blooming Bath a forma di fiore ha la stessa funzione e una volta strizzato si può utilizzare come tappetino. Le Twilight Twinkles sono luci da notte colorate che il bambino può tenere con sé nel letto.
Insomma: massima funzionalità, qualità dei materiali e innovazione. E bellezza: giochi, accessori e abbigliamento fanno venir voglia di tornare bambini.

Vendete più online o nello store?

Ci siamo accorte che prodotti che non hanno successo online ne hanno molto nello store, perché la consistenza e morbidezza convincono il cliente all’acquisto.

Perché avete sentito l’esigenza di aprire un negozio reale oltre a quello virtuale?

A essere sincere questo doveva essere semplicemente il nostro ufficio con un piccolo show room. Come vedi dobbiamo riorganizzare gli spazi perché l’attività sta evolvendo verso direzioni che in un primo momento non avevamo considerato. Alla gente piace osservare con attenzione le nostre proposte e noi diamo spazio alla convivialità: offriamo bevande calde e biscotti e illustriamo con cura i prodotti. Abbiamo intenzione di sfruttare questo nostro spazio anche per realizzare laboratori dedicati al mondo dei piccolissimi. Abbiamo appena ospitato uno dedicato al babysign, per aiutare le neomamme a interpretare il linguaggio del corpo dei neonati.

Come vi promuovete?

Attraverso interviste di settore e coinvolgendo le mamme blogger, ma la soddisfazione dei clienti è ancora lo strumento di promozione più efficace.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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