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Arago Design

3 minuti 463 parole

Le delizie regionali si trasformano in oggetti di ceramica grazie alla creatività di Arago Design. Intervista a Elisabetta Bucchianico e Dario Oggiano.

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Una semplicità geniale, una manualità ricercata ma essenziale, che si colloca all’interno di un progetto di design e artigianato che ha al centro la ceramica, e che affonda le radici nella cultura abruzzese. Elisabetta Di Bucchianico e Dario Oggiano, 37 e 38 anni, laureati allo IUAV di Venezia, vivono a Pescara e hanno ideato Arago Design, marchio nato nel 2004 all’interno della loro Officina delle Invenzioni.

Ragazzi, come si arriva a dare vita a un marchio di oggetti di design?
Arago Design è il capitolo che segna l’inizio della fase di consapevolezza progettuale: quando si ha la possibilità di concretizzare le proprie idee autonomamente, poiché si è contemporaneamente designer e artigiani, occorre acquisire un livello di maturità verso il proprio lavoro e la propria identità, in modo molto più “conformato” rispetto alle necessità di un creativo che interloquisce prevalentemente con un committente.

Voi ideate e realizzate, tra gli altri, anche oggetti di ceramica con una forte connotazione locale, ispirata alle tradizioni della vostra terra. In che modo?
Da circa tre anni abbiamo intrapreso un percorso progettuale che mira alle icone culturali e identificative del nostro territorio, perciò possiamo affermare che attualmente il “design territoriale”, tanto sostenuto da Ugo La Pietra, è uno dei nostri principali ambiti d’interesse. All’interno di queste logiche è nata la “neola” in ceramica, famiglia di accessori per la tavola che si rifanno esteticamente e nel processo produttivo ad un dolce tipicamente abruzzese.

Su quali mercati vi muovete?
Al momento stiamo costruendo una rete commerciale fisica prevalentemente su scala nazionale, ma molto spesso, pur non avendo un sito di e-commerce, spediamo i nostri pezzi in giro per il mondo.

Il mestiere di creativo e di designer oggi non è semplice: quali strategie occorre mettere in atto?
Essere creativi in modo autonomo è apparentemente l’unica soluzione possibile, ma questa idea nasconde molto spesso una visione banalizzante del mestiere.
Essere creativi significa da sempre essere inventori di cose necessarie, ma non per soddisfare esclusivamente il proprio fabbisogno.
Oggi il lavoro del creativo, qualsiasi sia il campo di intervento, deve coincidere con una parte d’impegno sociale, ambientale e culturale. Prima di intraprendere professionalmente un percorso creativo, è necessario chiedersi cosa si sta facendo di utile. Questa consapevolezza aiuterà a sopportare le difficoltà iniziali e arrivare alla fine a dei risultati, che permetteranno anche di mangiare.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Attualmente stiamo dedicando molte energie al Progetto MUSA, un laboratorio di ricerca e sviluppo di complementi d’arredo in lana infeltrita a secco, che trae spunto dal mito della Musa Ovina.
Per l’autunno stiamo sviluppando ulteriori articoli della linea neola e organizzando delle sorprese che coinvolgeranno oggetti dell’immaginario collettivo non solo locale.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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