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Marc Bouffini / Arome de Parfum

4 minuti 713 parole

Un profumo su misura, goccia per goccia. Intervista a Marc Bouffini di Arome de Parfum. Entra in contatto con Marc

Parole: 712 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Marc Bouffini è nato a Parigi (quando si dice il destino…) e cresciuto a Padova. Ha studiato da naso e ha da poco aperto Arome de Parfum, un negozio-bottega in cui ognuno può creare da solo il suo profumo. L’abbiamo intervistato per conoscere meglio la sua attività e l’idea che c’è alla base.

Prima di aprire Arome de Parfum, cosa facevi?

Ho cominciato la mia carriera creando liquidi per le sigarette elettroniche. Adesso porto avanti le due attività parallelamente, anche perché vedo una sinergia: entrambe infatti riguardano gli aromi, anche se per le sigarette elettroniche usiamo quelli alimentari. Mi affascina quello che si può creare usando l’olfatto e le essenze.

Cosa vuol dire studiare da naso?

Consiste nello studio delle essenze e nel saperle individuare. Siamo abituati a riconoscerne solo alcune, cioè quelle che sentiamo più spesso, come rosmarino e cioccolato, ma ci sono degli aromi cui non siamo abituati: chi studia da naso impara a riconoscere anche queste essenze a furia di esercitarsi. È un’abilità parzialmente innata, ma si può migliorare grazie all’esercizio. Poi ci sono altri principi teorici, come la distinzione tra essenza e olio essenziale. La mia scuola è stata questa; più essenze impari a riconoscere, più sarà facile fare questo lavoro.

Come funziona il negozio-bottega che hai aperto a Padova?

Chi viene da noi ha otto basi di profumo, formulate da me, tra cui scegliere. Sono complete al 90% e il 10% che manca può costruirlo goccia a goccia con le essenze che abbiamo; non ci sono regole, ognuno può fare come vuole e noi ci limitiamo a dare dei consigli. Alla fine se il profumo piace lo si può comprare. Creare le basi è stato piuttosto difficile, perché era necessario che avessero un minimo di corpo ma non fossero finite, in modo che il profumo diventasse personalizzabile anche solo con il 10% che rimaneva. Ne ho fatte tre maschili, tre femminili e due unisex.

Come mai queste basi sono così importanti? Il cliente non poteva creare anche quelle?

C’era bisogno di semplificare il processo: se si partisse da zero, bisognerebbe comporre il profumo con le note di testa e di coda, cioè quelle che si sentono subito e quelle che si sentono dopo un po’. Questo è molto più complicato, così ho creato delle basi adattabili ma che davano già un’impronta al profumo: hanno già il 5% di aroma, ma c’è comunque un margine di personalizzazione quasi infinito: se per esempio ho una base agrumata posso andare avanti con altri agrumi, ma posso anche utilizzare qualcosa di imprevisto, come la menta.

Com’è nata l’idea di Arome de Parfum?

Volevo che ognuno potesse avere il suo profumo. Penso che quando qualcuno viene qui, una volta uscito è più contento, perché ha potuto creare qualcosa di suo. Il profumo ha una storia secolare e aveva bisogno di essere rivisitato, non solo dai nasi.
Ogni naso vede il profumo a modo suo: si creano delle fragranze con grandi nomi e con un gran lavoro di marketing dietro, ma i nasi creano il loro profumo, in cui si estrinseca il loro ego e il loro lavoro, per poi distribuirlo agli altri. Io invece cerco di mettere a disposizione i miei spazi senza imporre la mia visione.

Sei soddisfatto?

Sono contento. Abbiamo portato l’alta profumeria a un prezzo onesto, che era quello che mi ero riproposto.

30 ml a 40 euro. Come fate ad applicare prezzi così competitivi?

Risparmiamo su ciò che è meno importante: non investiamo in pubblicità e abbiamo un packaging di base, senza fronzoli: contiamo di più sulla qualità delle materie prime. In questo senso sono stato facilitato dal fatto che i miei fornitori sono gli stessi delle sostanze che uso per le sigarette elettroniche e le aziende che seguo fanno grosse produzioni, il che mi permette di abbassare notevolmente i prezzi, pur con un elevato livello di purezza.

Progetti per il futuro?

Franchising: vorrei che questo fosse il negozio pilota. Ho scelto Padova perché è la mia città, ma vorrei ampliare. Non è una cosa che può nascere dappertutto, ma mi piacerebbe che fosse presente nelle grandi città e anche all’estero, soprattutto in Francia. Per ora punto su Venezia e Verona.

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Anna Cortelazzo

Intervista a cura di Anna Cortelazzo

Scrivo per lavoro su vari siti e per passione su www.bradipocondriaca .it. Amo la Fiorentina (quella viola, non quella al sangue o ben cotta) e il mio gatto Prandy, anche se dopo la défaillance di Prandelli ai Mondiali sto pensando di cambiargli il nome.

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