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Art-too

4 minuti 671 parole

Un bambino crea uno squalo di carta, ci infila la testa dentro e racconta le sue paure. Dall’altra parte i genitori ascoltano. Intervista a Art-Too.

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Incasellare il loro mestiere non è facile, e probabilmente non avrebbe nemmeno senso farlo. Un po’ artisti, un po’ educatori, un po’ poeti e un po’ filosofi. Sono questo e molto altro, gli ideatori di Art-Too, una realtà che propone percorsi formativi e pedagogici realizzati attraverso l’arte e la manualità, rivolti specialmente a bambini e ragazzi, ma non solo.
Loro si chiamano Angelo Pacifico, 35enne laureato in Giurisprudenza e illustratore diplomato alla Scuola D’arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano; e Jacopo Tartari Pucci, 36enne laureato in Filosofia e diplomato in Teoria e pratica della terapeutica dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ecco come si sono inventati un lavoro decisamente creativo.

Ragazzi, spiegateci meglio: cos’è Art-Too?
Ci occupiamo di percorsi laboratoriali, formazione e progettazione didattica utilizzando i linguaggi dell’arte contemporanea in relazione ad obiettivi specifici. In particolare realizziamo installazioni collettive in cui l’opera finale risulta dall’interazione creativa dei partecipanti.

Qualche esempio?
Di recente abbiamo realizzato un progetto a Milano, alla nuova Stecca degli Artigiani, dove abbiamo fatto allestire dai bambini e dai loro genitori dei gechi di argilla, e poi li abbiamo appesi a una parete esterna. L’obiettivo era stabilire una relazione tra generazioni tramite l’arte. Vogliamo che i laboratori lascino un segno. Sempre qualche mese fa, inoltre, abbiamo partecipato al Festival Fantacity di Perugia lavorando in un sotterraneo dove abbiamo creato, insieme ai bambini delle elementari e delle medie, lo Squalo Mangiapaure con carta di giornali e materiali da riciclo. Anche in questo caso l’obiettivo era creare un ponte tra genitori e figli: i bambini infilavano la testa nella bocca dello squalo, parlando col genitore che lo ascoltava dall’altro lato.

Quale obiettivo vi prefiggete nel coniugare arte e didattica?
Con le opere collettive e le esperienze brevi potenziamo il lavoro di gruppo; mentre tramite i laboratori più lunghi puntiamo l’attenzione sui singoli e grazie all’arte cerchiamo di fare emergere la personalità di ognuno. Al centro dei nostri lavori c’è la capacità di fare e trasformare con le mani, e la manualità rappresenta un valore.

Puntate sul ritorno alla manualità. Oltre ai bambini qual è il vostro target?
Il nostro pubblico principale sono i bambini, anche dell’asilo, e gli adolescenti. Ma ci rivolgiamo anche a un pubblico più adulto, ad esempio agli educatori e ai manager che coinvolgiamo in esperienze di team building. In occasioni di questo tipo abbiamo proposto percorsi artistici a dirigenti d’azienda concentrandosi sul problem solving, sulle dinamiche di gruppo e sulla dimensione emotiva. Facciamo tornare gli adulti al disegno e alla materia, e così all’infanzia.

Come vi è nata l’idea di questa attività?
Entrambi proveniamo dall’ambito sociale come educatori di professione, e dal mondo dell’arte (Angelo dalla pittura e Jacopo dalla scultura, Ndr.). Abbiamo scelto di trasformare in un lavoro quello che prima era un hobby, e anche se attualmente portiamo ancora avanti, parallelamente, il nostro mestiere di educatori, ora vogliamo focalizzarci su Art-Too avanzando proposte in relazione al luogo in cui vogliamo realizzare i progetti.

Perché ogni progetto è personalizzato, vero?
Certo, ognuno è a sé stante e dipende, nella sua realizzazione, dalla grandezza della location, dal fatto che si svolga all’aperto e per quanti giorni, a seconda che coinvolga anche i passanti o meno… Per ogni laboratorio investiamo molte energie e molto tempo perché va adattato al contesto, al target, agli obiettivi. Alla base e prima di realizzare ogni esperimento c’è molto lavoro, ed è difficile purtroppo far passare questo messaggio.

In Italia siamo ricettivi verso queste forme di laboratori didattico-artistici?
Diciamo che altrove, ad esempio in Francia, di sicuro sono più avanti: progetti di questo tipo vengono maggiormente valorizzati. Oggi, in Italia, e con una crisi che di certo non aiuta, si potrebbe fare di più e puntare maggiormente su esperienze di questo tipo, e intanto aprire i musei a proposte sperimentali che coinvolgano le persone.

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Gechi 1 (bass)

Ghechi 3(bass)

maneschi 1(bass)

Pennarastrello 1(bass)

Pesciodonte 2(bass)

Sedie abbraccio 2(bass)

torre perugia 1(bass)

Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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