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Back Market

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Facciamo del re-consumismo un fenomeno di massa. Intervista a Thibaud Hug de Larauze e Quentin Le Brouster, Back Market. Entra in contatto con Thibaud e Quentin

Parole: 817 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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È il (super) mercato dei prodotti resuscitati, la piazza dell’iPhone ricondizionato. Che non è proprio una seconda mano: è un usato di qualità. Thibaud, Quentin e Vianney fanno fronte comune contro i 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici del mondo (annunciati nel 2010, in crescita) con un sito che mira far diventare il riuso pratica comune. Un supermercato in pixel gestito in stretta collaborazione con aziende di professionisti del ricondizionato, e con un sistema trasparente di segnalazione del difetto: «vogliamo fare pedagogia, rassicurare ed eliminare il pregiudizio secondo cui il ricondizionato è necessariamente di cattiva qualità». Lo fanno con quattro categorie (da Super Shiny, il prodotto come nuovo, a Sylvester Stallone, quando dei segni di usura sono visibili sulla parte esterna), una garanzia di 6 mesi per ogni prodotto in vetrina e un servizio post-vendita per intervenire puntualmente in caso di litigio fra ricondizionatore e consumatore.
Nata nel 2013, l’idea prende forma nel sito lanciato a settembre di quest’anno: raccoglie 500 prodotti e conta di aumentare l’offerta.

Una piattaforma per prodotti elettronici ricondizionati: ma non esisteva già ?

T – No, a parte per il servizio delle grandi marche, quand’è il caso.
Prima di lanciarmi in Back Market ero commerciale in un’azienda di settore (Neteven, aiuta i siti commerciali a indicizzare i loro cataloghi sui market place ndr.) e mi sono reso conto che c’era un buco nel processo di rivendita, mancava un supporto. La piazza non fa distinzione fra un prodotto elettronico rimesso sul mercato da un professionista certificato o da un semplice sconosciuto.

Voi, invece, come lavorate ?

Q – Collaboriamo strettamente con alcuni professionisti del ricondizionato (per il momento 6, il numero salirà presto a 8). È un contatto diretto: la piattaforma è collegata in tempo reale con le industrie, quando il prodotto è pronto viene direttamente pubblicato sulla nostra pagina. Il consumatore ha anche la possibilità di mettere un’allerta su un prodotto in attesa, verrà avvertito appena disponibile.

Qual è il vostro modello economico ?

T – Prendiamo una commissione sulle aziende che integrano la nostra piattaforma.
Quentin è il motore tecnico, io mi occupo della gestione del progetto e Vianney (che ora vive nelle Filippine) di tutto quello che è UX (User Experience). Stiamo cercando un web designer, da assumere prima in stage e poi stabilmente.
Al momento non abbiamo molti concorrenti, ma dobbiamo lavorare rapidamente, il settore si sviluppa in fretta: i primi riparatori industriali sono nati 4-5 anni fa.

Dammi tre motivi per cui un consumatore dovrebbe scegliere Back Market.

Q – Perché trova smartphone, tablet e telefoni low cost (dumbphones) a un prezzo fino al 75% inferiore a quello di mercato. Perché ogni prodotto riceve un check up completo (è informato anche di quali pezzi sono stati sostituiti), è accompagnato da una scheda prodotto dettagliata e coperto da una garanzia di 6 mesi. Perché 21 kg di rifiuti elettronici per abitante in Francia sono davvero troppi, senza contare che la maggior parte di questi sono già riciclati. A differenza del riciclaggio il condizionamento permette di non dover ripassare da un processo di fabbricazione del prodotto, di solito molto costoso sul piano ecologico: lo scopo è unicamente la riparazione del prodotto, per rimetterlo in condizione di funzionare.

Solo telefonia e tablet ?

Q – Per il momento. A inizio 2015 lanceremo la sezione elettrodomestici, con prodotti anche per la cucina.

Come avete iniziato ?

T – Dalle nostre tasche (sorridono). Abbiamo investito 20mila euro, poi abbiamo presentato il progetto a Numa (un incubatore parigino), che ci ha inglobati per sei mesi in Rise, un’iniziativa di accompagnamento di 15 progetti in divenire. Non volevamo restare a casa, a lavorare da soli: cercavamo un ambiente motivante, dinamico.

Siete soddisfatti della scelta ?

Q – Moltissimo, qui siamo affiancati da esperti di settore per sviluppare gli aspetti più tecnici del progetto, o avere una consulenza professionale. Spendiamo 500 euro al mese (in due), ma ne vale la pena.

Parliamo della vostra formazione. Quali sono gli elementi che più vi hanno aiutato nell’ideazione e realizzazione di Back Market ?

T – Per me è stata soprattutto la famiglia: sono sempre stati intraprendenti, imprenditoriali. Un buon esempio. La scuola fornisce gli strumenti, ma è lavorando che cominci a capire come funziona, a fare esperienza. Siamo arrivati a Parigi con il primo lavoro: a 21 e 22 anni.

Che consigli dareste a chi vuole intraprendere la vostra strada, aprire un’azienda ?

T – Volontà e curiosità, circondarsi di una buona rete di contatti, tenere occhi e orecchie bene aperti per non lasciarsi sfuggire le opportunità. Non sarà restando al computer tutti i giorni che svolterete. E non ditevi mai che potete farcela da soli: non è vero. Noi siamo tre, e chissà quante competenze ci mancano ancora.

Pensate di aprire il servizio anche all’estero? Potrebbe funzionare ?

Q – Si, ci stiamo pensando. In Italia la situazione com’è ?

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Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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