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Barbara Imbergamo / Cuntala

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Niente fate, principesse o cowboy. Con le mie carte i bambini imparano la solidarietà e la diversità. Intervista a Barbara Imbergamo, Cuntala.

parole: 769 | tempo di lettura: 4 minuti

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Barbara, qual è stato il tuo percorso formativo e lavorativo prima di Cuntala?
Ho un Dottorato in Storia Contemporanea e un Master in Ricerca Sociale. Ho lavorato e lavoro tuttora a Sociolab, un gruppo multidisciplinare di ricerca che ho co-fondato sette anni fa e dove ci occupiamo di sviluppare percorsi inclusivi dei cittadini nelle scelte pubbliche. Insomma, il genere, l’inclusione, il multiculturalismo sono temi che maneggiamo quotidianamente.

Cosa ti ha spinto a creare Cuntala?
Nutro da sempre una forte passione per l’illustrazione e per la creazione di giochi e oggetti. Cuntala è nato da un nuovo desiderio di sperimentare. Dopo anni di lavoro “immateriale” e in anni in cui non si fa che parlare di social network e internet, mi è venuta una gran voglia di produrre qualcosa di materiale, un oggetto, di tornare alla manifattura, ma non all’artigianato, di dare corpo a qualcosa di producibile in serie. Cuntala è un po’ la sintesi di molti interessi e molti desideri. È come se tutti i fili che ho tessuto nella mia vita e tutti i piccoli pezzi di passione e di interesse fossero confluiti lì dentro.

Come nasce l’idea?
Concepire un’idea, più che un momento, è un processo. Da alcuni mesi riflettevo intorno al “fare”, ritagliavo, disegnavo, costruivo prototipi, sperimentavo con i miei figli e gli proponevo possibili giochi, chiedevo preventivi e facevo conti. Ma l’idea di partenza – ovvero le Carte Cuntala per inventare storie – è nata in macchina quest’estate durante un viaggio di ritorno dalla Sicilia a Firenze. Ho capito che era quello il prodotto con cui iniziare. Le carte Cuntala per inventare storie fuori dagli stereotipi sono state stampate grazie a un crowdfunding. Più di 150 persone hanno sostenuto questo progetto e hanno scelto di prenotare le loro carte prima della produzione. In questo senso la rete è stata utilissima per lanciare l’idea, testarla, capire che seguito aveva, farla conoscere e farla partire.

Hai dovuto affrontare molte difficoltà per creare Cuntala?
Cuntala è ancora in fase di lancio. Le carte sono state prodotte, sono in vendita on line e in alcuni negozi, ma la distribuzione su larga scala è appena cominciata. Spero di vedere dei risultati tangibili entro la fine dell’anno.

Cosa significa “Cuntala” e in cosa consiste il gioco?
Cuntala vuol dire “raccontala” in siciliano ed è un gioco pensato apposta per inventare storie. È un mazzo di carte con personaggi, oggetti, azioni e caratteristiche che servono a giocare insieme e comporre queste storie. È un gioco molto semplice, ma che fa impazzire i bambini e li fa morire dalle risate.

Qual è la caratteristica principale del gioco?
La caratteristica principale è che i personaggi che sono raffigurati nelle carte sono atipici rispetto a quelli che in genere si propongono ai bambini. Niente fate, niente principesse, niente cowboy. Qui abbiamo una sindaca nera, un padre in cucina, una famiglia gay e molto altro ancora. L’idea è proporre a bambine e bambini uno sguardo sul mondo meno stereotipato e soprattutto più vicino alla realtà che viviamo.

Qual è il tratto distintivo di Cuntala?
Cuntala è quasi unica al mondo. Quando mi è esplosa questa idea dei giochi fuori dagli stereotipi ho fatto delle ricerche in rete. Non esiste nessuno che abbia puntato su questo. Solo un’americana che di recente ha lanciato Goldiebox per invogliare le bambine a diventare ingegneri. Per il resto il tema è sempre restato nella nicchia dei laboratori e dei workshop. Io, invece, voglio proprio fare un prodotto, giochi che siano davvero divertenti. Non una medicina per bambini.

Quante persone lavorano con te e di cosa si occupano?
I ruoli per ora li ricopro tutti io. Project manager, amministratrice, disegnatrice, progettista, social media manager, ufficio stampa, magazziniera. Ma sto iniziando a strutturare una rete di vendita. Tra qualche giorno pubblicherò un annuncio di ricerca personale per attività di vendita in cui invece della rituale formula “automuniti e astenersi perditempo” scriverò: “si ricerca personale capace nell’attività di vendita, progressista, a favore delle pari opportunità. Astenersi razzisti, maschilisti e omofobi”.

Hai una giornata tipo?
Tra il mio lavoro a Sociolab, Cuntala, l’attività politico-associativa, i figli, il compagno e gli amici, la mia giornata tipo è fatta di 48 ore.

Basandoti sulla tua esperienza personale, cosa consiglieresti a chi vorrebbe aprire una startup, ma teme di fallire?
Bisogna pensare che quasi nulla è semplice, ma è fondamentale mantenere un grande entusiasmo, ragionare con la propria testa e procedere passo per passo. E imparare un sacco dai propri errori.

Che progetti hai per il futuro?
Tantissimi. Il più concreto? Un nuovo gioco per il prossimo inverno.

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Roberta Stefania Ranzani

Intervista a cura di Roberta Stefania Ranzani

Vive a Milano dove studia Relazioni Pubbliche e Comunicazione d'Impresa presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM. Ama viaggiare ed è appassionata di danza e canto. Nel tempo libero si dedica al cake design.

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